Assunzione diretta del figlio del pompiere deceduto: non basta il fatto che la malattia era stata riconosciuta come dipendente da causa di servizio

images?q=tbn:ANd9GcSAquxQaU3QtHO3A_501WPcrXyna5uzL2Yva-gvuFIgXQODjrbiAlla luce dell’eccezionalità del meccanismo di assunzione previsto dalla norma (“assunzione obbligatoria, per chiamata diretta nominativa, del coniuge, dei figli e dei fratelli degli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco deceduti o divenuti permanentemente inabili al servizio per causa di servizio”), deve ritenersi “l’insufficienza della sussistenza del nesso causale tra la patologia e l’espletamento del servizio, richiedendo il quid pluris dato dalla specifica presenza di una ferita o lesione riportata nel corso di un evento di servizio”

Così pure la ratio della norma, “intesa a premiare specifiche condotte degli operatori che li abbiano esposti a pericoli fisici nell’adempimento del dovere”, è da ritenere incompatibile con la sussistenza di una lesione dell’integrità fisica discendente da qualunque altra “causa di servizio” di diversa eziogenesi (ad es. la contrazione di una patologia dovuta a disagi accumulati nel servizio, e “l’infortunio in itinere”). Occorre, in altri termini, per l’attribuzione del beneficio che l’evento lesivo sia occorso al dipendente nell’espletamento del servizio inteso come partecipazione ad operazioni di soccorso.

Secondo il T.A.R. è, peraltro, “manifestamente infondata la questione di costituzionalità sollevata dal ricorrente, in relazione agli artt. 2, 4, 35 e 97 Cost., poiché la norma invocata mira non a tutelare il lavoratore infortunatosi per causa di servizio, ma a riconoscere eccezionali benefici ai congiunti, in deroga al principio dell’accesso al pubblico impiego mediante concorso pubblico: principio a sua volta tutelato dall’art. 97 Cost.”.

T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. III, 12 maggio 2011, n. 1195

Avv. Santi Delia

Vigili del Fuoco: nessun diritto all’indennità di volo e aereosoccorso

images?q=tbn:ANd9GcRPaDNH1cw8kfPR_3Wo_dtaUPTF-7vicN9vvCiJ0sEqS2cZceUUSecondo il T.A.R. Lazio, il beneficio è rivolto esclusivamente al personale conducente del mezzo aereo o impegnato nelle attività manutentive e non anche a tutti coloro i quali “volano” in relazione alla mera prestazione del servizio in volo.

Tale lettura, secondo il T.A.R., è l’unica interpretativa letterale e funzionale, giacchè correttamente si individuano quali beneficiari dell’indennità coloro i quali posseggono  i  seguenti requisiti:

“a) brevetto di pilota di elicottero o di motorista o specialista di elicotteri con obbligo di volo;

b)assegnazione in servizio presso gli Uffici della Direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendi del Ministero dell’interno, con competenza nello specifico settore della specializzazione posseduta”.

“Nel caso di specie, difetta senz’altro il primo dei suddetti requisiti; ed invero, il Collegio è dell’avviso che la natura <speciale> di tale voce del trattamento retributivo degli elicotteristi impone di necessità che la stessa sia interpretata restrittivamente, e quindi riferita esclusivamente al personale in possesso del prescritto requisito soggettivo ed in ragione delle ore di volo in concreto maturate nell’adempimento dei servizi di istituto.

Quanto all’altro requisito – ammesso pure che i ricorrenti siano stati effettivamente assegnati a servizi antincendi e che la loro richiesta afferisca esattamente alle ore di volo che essi hanno prestato in concrete attività di antincendio – comunque fa difetto l’ulteriore presupposto della “competenza nello specifico settore della specializzazione posseduta”, di cui alla precedente lettera “a” non essendo inserito, il personale SAF, in appositi nuclei specialistici”.

“A fronte di una norma regolamentare così chiara e stringente, legittimamente l’intimata amministrazione – accertata l’impossidenza dei presupposti di fatto colà indicati – non ha riconosciuto ai ricorrenti il postulato beneficio. Ed invero, l’indennità di che trattasi, ove effettivamente concessa, sarebbe stata erogata sine causa, fonte di danno per l’erario e di responsabilità per l’agente erogatore”.

La sentenza, inoltre, al di là dell’indennità in parola, prende ferma posizione sul ricorrente tentativo, anche per il riconoscimento contenzioso di altre indennità, di assimilare il corpo dei Vigili del Fuoco, a quello di altre forze armate.

Sennonché, secondo il T.A.R. “dall’attuale quadro normativo discende che il corpo nazionale dei vigili del fuoco è istituzionalmente estraneo alle forze armate e di polizia dello Stato; estraneità che il Collegio ritiene non essere venuta meno per il sol fatto che il rapporto di lavoro è stato nuovamente posto nell’ambito del comparto pubblicistico (in ragione della peculiarità delle funzioni attribuite al plesso) essendosi aggiunto all’art. 3 del citato D.Lgs. n. 165/2001, il comma 1 bis, in forza del quale “in deroga all’art. 2, commi 2 e 3, il rapporto di impiego del personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo dei Vigili del Fuoco, esclusi il personale volontario previsto dal regolamento di cui al D.P.R. in data 2/11/2000 e il personale di leva, è disciplinato in regime di diritto pubblico secondo autonome disposizioni ordinamentali”. Per effetto di tale inclusione ne è soltanto derivata la conseguenza (in deroga all’art. 2, commi 2 e 3, ) che le relative controversie, in base al combinato disposto degli artt. 3 e 63 del citato D.Lgs. n. 165/2001, risultano ora appartenenti alla giurisdizione del giudice amministrativo, ferme restando – per espresso dettato di legge – le “autonome disposizioni ordinamentali”.

T.A.R. Lazio, Sez. I bis, 14 aprile 2011, n. 3238

Avv. Santi Delia

Vigili del Fuoco discontinui

Il Giudice del Lavoro chiarisce che anche i Volontari dei Vigili del Fuoco hanno lo status di lavoratore subordinato a tempo determinato e che, come tale, “non è riconducibile ad un’attività di volontariato in senso proprio, che ha tra i suoi connotati essenziali e indefettibili la gratuità delle prestazioni”. “Sulla natura subordinata delle prestazioni del personale volontario“, secondo il Tribunale di Savona, “non possono esservi apprezzabili margini di dubbio“.

In ragione di ciò, ove sussistono i presupposti di legge, anche ai volontari può essere riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento dei danni previsti dall’art. 36 del T.U. sul pubblico impiego.

In particolare si dovrà verificare se le chiamate in servizio durante l’anno siano state in effetti determinate da “particolari necessità” e, quindi, da “esigenze contingenti ed imprevedibili” o se, in realtà, tali chiamate siano dovute al fine di “ovviare a carenze di personale o comunque ad esigenze ordinarie e stabili del Comando” di appartenenza.

Trib. Savona, Sez. Lavoro, Dott.ssa Caterina Baisi, 22 dicembre 2010-25 febbraio 2011, n. 531/10