Corsi di Laurea a numero chiuso: pubblicati i Decreti Ministeriali che attribuiscono i posti agli Atenei

Accesosprogrammatoimg_2012_13.jpgSono stati pubblicati in data 28 giugno 2012 i Decreti Ministeriali di “Definizione posti disponibili per ammissioni” ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Per Medicina, le Università hanno offerto un numero di posti nuovamente inferiore rispetto al fabbisogno del SSN. Quest’anno, tuttavia, a differenza degli ultimi 4 anni passati, non vi sarà alcun aumento in corsa giacchè “per l’anno accademico 2012-13” non si procederà “ad alcun successivo ampliamento dei posti attribuiti con il presente decreto al fine di assicurare l’adeguato inizio delle attività didattiche dei corsi di laurea”.

Il MIUR prova a perequare tale differenza attraverso “l’utilizzo dei posti riservati ai cittadini extracomunitari, rimasti vacanti” ritenendo che tali vacanze “possano concorrere a colmare il divario esistente tra il fabbisogno rilevato e l’offerta delle Università”.

Per Odontoiatria, in particolare, il D.M. evidenzia come vi sia “un fabbisogno di professionalità a livello nazionale inferiore alla potenzialità formativa del sistema universitario e avuto riguardo, comunque, alla normativa europea che prevede la libera circolazione dei professionisti”, ragion per cui, anche in ragione del fatto che si è determinato di “garantire un equilibrato rapporto tra studenti, docenti e poltrone attrezzate”, sono stati banditi soli 931 posti (71 in più rispetto all’anno passato). Appare, in verità, risibile l’aumento dei posti ove confrontato con l’intero fabbisogno comunitario.

Diminuiscono, invece, per il secondo anno di fila, i posti disponibili per Architettura (da 8.760 a 8.720) e per Veterinaria (da 958 a 918).

D.M. 28 giugno 2012, n. 197 (Medicina)

D.M. 28 giugno 2012, n. 198 (Odontoiatria)

D.M. 28 giugno 2012, n. 199 (Veterinaria)

D.M. 28 giugno 2012, n. 200 (Architetto)

D.M. 28 giugno 2012, n. 201 (Professioni sanitarie)

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Avv. Santi Delia

Corsi di laurea a numero chiuso: pubblicato il Decreto sulle modalità e contenuti delle prove di ammissione. Ecco tutte le novità

images?q=tbn:ANd9GcSf4qCnRJaus_Pos9Ds8ZDQHo5yYgd6MSlKYau7slkuLgw1gbewFgTest unico per medicina e odontoiatria, graduatoria su più sedi aggregate in ambito extra-regionale, punteggio minimo di ammissione per gli extracomunitari.

Ieri la conferma ufficiale con la pubblicazione, allo stato solo sul sito istituzionale del Miur, del D.M. 28 giugno 2012 rubricato “Modalità e contenuti prove di ammissione corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2012/2013”.

All’art. 1 si legge che sono previste aggregazioni di sedi universitarie con graduatorie comuni secondo l’ordine di punteggio dei candidati “ampliando la sperimentazione già effettuata nel precedente anno accademico”.

La novità più rilevante è rappresentata dall’aggregazione “sperimentale” di “tutte le sedi” ai fini della compilazione della graduatoria.

Messina, ad esempio, è aggregata a Catania, Catanzaro Magna Graecia, Palermo.

A differenza di quanto avvenuto l’anno passato, quindi, la graduatoria tra tali Università sarà unica ragion per cui non potrà verificarsi che un candidato rimanga escluso a Palermo con un punteggio che, a Messina, era invece sufficiente per ottenere l’ammissione.

Le differenze di punteggio tra queste sedi sono state tutt’altro che poco rilevanti.

Quest’anno (2011/12) l’ultimo ammesso a Messina ha totalizzato il punteggio di 38,50. A Catanzaro 40; a Palermo 40,25. A Catania addirittura 44,50.

Per comprendere quanto importanti siano le differenze, basta rilevare che l’ultimo amesso a Messina avrebbe ottenuto, a Catania, la posizione n. 725 in graduatoria ad una distanza siderale dall’ultimo degli ammessi (391).

Il regolamento di attuazione prevede una rigida scansione delle opzioni, al fine di favorire gli scorrimenti.

I vincitori, dal 17 al 19 settembre, dovranno “provvedere all’immatricolazione presso gli Atenei in cui risultano assegnati (…) e la mancata immatricolazione costituisce rinuncia all’immatricolazione”. Per i successivi scorrimenti, sino all’esaurimento dei posti, il termine è sempre di 3 giorni per curare l’iscrizione ed esprimere l’opzione.

La scelta sembra sposare le idee che avevamo recentemente esposto a commento di una decisione del T.A.R. Lazio (cfr., in particolare, nota 31).

E’ chiaro, tuttavia, che la scelta non è ancora conforme alle indicazioni del Consiglio di Stato che, appena qualche giorno fa, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione circa la necessità di elaborare una graduatoria unica per tutti gli Atenei.

Sarà, nuovamente, test unico per i corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria.

La scheda anagrafica che i candidati dovranno compilare nel giorno del test, conterrà l’indicazione, da compilare obbligatoriamente, circa la scelta tra Medicina o Odontoiatria e/o, “se l’interesse è per entrambi i corsi, l’indicazione in ordine preferenziale tra i due”. Il D.M. precisa che “l’omessa indicazione rende di fatto impossibile la relativa immatricolazione”.

Confermato (rispetto all’anno passato ma diverso rispetto al 2009/2010 e alla norma che entrerà in vigore dal prossimo anno accademico sul valore del voto di diploma) il criterio di preferenza in ipotesi di punteggio eguale giacchè, secondo il D.M., “per i corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria e per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, prevale in ordine decrescente il punteggio ottenuto dal candidato nella soluzione, rispettivamente, dei quesiti relativi agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”.

Confermata la proporzione tra le materie oggetto di prova che restano sempre “relative agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”. Smentita la scomparsa della “cultura generale” per far spazio alla “logica”.

Confermata la soglia minima di 20 punti per essere ammessi al Corso di Laurea.

La disposizione, se ne è avuto prova lo scorso anno accademico, sembra incidere, almeno tra il contingente dei comunitari, solo sulla legittimazione a ricorrere avverso l’esclusione dal novero degli ammessi. Chi ha totalizzato meno di 20 punti avrà anche tale ulteriore problema da affrontare nello spiegare le proprie doglianze innanzi al T.A.R.. Almeno a memoria di chi scrive, in nessuna delle graduatorie di tutti gli Atenei d’italia vi è mai stato alcun soggetto ammesso che avesse totalizzato meno di 20 punti.

Il successivo comma, ed è questa la vera novità, estende tale soglia di punteggio minimo anche agli extracomunitari. Ciò significa che saranno assai numerosi i posti che si renderanno vacanti a seguito delle prove di ammissione, stante almeno i risultati degli ultimi anni. Presso l’Ateneo de L’Aquila, ad esempio, uno degli studenti extracomunitari ammessi aveva ottenuto un punteggio inferiore all’ultimo studente comunitario nella sua graduatoria.

Si chiude, almeno per Medicina, la querelle circa la possibilità che tali posti, eventualmente rimasti vacanti, vengano assegnati ai comunitari. Il D.M. in commento, nell’allegato 1, chiarisce che “i posti eventualmente non utilizzati nella graduatoria dei cittadini extracomunitari residenti all’estero, verranno utilizzati per lo scorrimento della graduatoria dei cittadini comunitari e non comunitari di cui all’articolo 26 della legge 189 del 2002, qualora previsto nei successivi decreti di programmazione“.

Tale previsione è, in effetti, presente nel solo Decreto di programmazione di MEDICINA. Nulla invece è disposto per Odontoiatria e Professioni sanitarie.

Nonostante i recenti arresti giurisprudenziali il MIUR ha concesso tale possibilità solo ove l’offerta degli Atenei è risultata inferiore rispetto al fabbisogno del SSN.

D.M. 28 giugno 2012, n. 196

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Saggi sul numero chiuso

“Diritto allo studio e accesso al sapere: lo stato dell’arte e gli obiettivi fissati, de jure condendo, dalla c.d. riforma “Gelmini” (glosse e riflessioni alla sentenza T.A.R. Lazio Roma, Sez. III bis, 4 gennaio 2011, n. 8)”, in Foro Amm., T.A.R., Anno IX, Fasc., 12-2010.

Avv. Santi Delia

Concorso per l’ammissione al corso di laurea in Medicina presso l’Ateneo di Messina: il Consiglio di Stato ammette tutti i ricorrenti

images?q=tbn:ANd9GcTBNSlZXj9S--Jr1s5Jaxgs70LpKFlOuph2MYF-iS9Qt0OAcGxoI ricorrenti avevano denunciato la violazione dell’anonimato, della segretezza della prova e, in generale, della lex specialis di concorso. I candidati erano stati identificati sin dall’ingresso  da parte della Commissione non solo sulla base delle loro generalità ma anche abbinandovi il codice segreto di correzione, che doveva essere noto solo dopo che tale attività sarebbe stata svolta dal CINECA.

I plichi, inoltre, erano stati consegnati in ordine alfabetico ai candidati tanto all’ingresso quanto all’uscita.

Il T.A.R. Catania, qualche settimana fa, pur evidenziando “che tale anomala modalità di distribuzione dei plichi ai candidati, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento della procedura concorsuale”, si era limitato a trasmettere le carte alla Procura della Repubblica senza annullare il concorso e/o ritenere illegittima la prova, assumendo mancante la prova “regina” grazie alla quale vi sarebbe la certezza che un soggetto sarebbe stato avvantaggiato a scapito di altri.

Diametralmente opposta è la posizione del Consiglio di Stato.

Secondo i Giudici della Sezione consultiva del Consiglio di Stato “appare particolarmente fondata la censura di violazione del principio dell’anonimato delle prove da correggere. A questo riguardo occorre rilevare che la Commissione ha fatto annotare, accanto al nome di ciascun candidato il numero di codice CINECA riservato, numero la cui funzione è quella di consentire l’abbinamento della scheda anagrafica con la prova e che compare sulla finestra esistente nella busta. Onde sin dall’inizio della prova il codice del plico consegnato poteva essere associato al nome del candidato. Inoltre, alla fine della prova la consegna dei plichi e il loro posizionamento nella scatola sono avvenuti seguendo l’ordine alfabetico dei nomi dei singoli candidati, con conseguente possibilità di rintracciare con sicurezza la prova consegnata da ciascun candidato.

E’ evidente come le suddette operazioni compiute dalla Commissione abbiano rischiato di porre nel nulla tutti gli accorgimenti previsti dal legislatore al fine di assicurare che la correzione degli elaborati avvenisse nel più stretto anonimato e seguendo la par condicio dei ricorrenti e l’imparzialità dell’Amministrazione, consentendo a chiunque ne avesse interesse di associare una determinata busta al nome del candidato. Né il sistema del ritiro delle buste trova giustificazione alcuna nelle finalità fissate per il concorso di ammissione”.

A differenza di quanto sostenuto dal T.A.R. Catania, quindi, tale vizio è da solo decisivo a fare ottenere l’ammissione ai ricorrenti. Non serve alcuna ulteriore prova essendo sufficiente che l’anonimato sia stato leso.

Infondate sono state ritentute le controdeduzioni dell’Ateneo. “Né assume pregio la controdeduzione, per la quale le prove sarebbero state corrette dal CINECA e non dalla Commissione. La regola dell’anonimato nelle procedure concorsuali “assume una cogenza ancor più marcata, perché deve essere comunque assicurata l’indipendenza di giudizio dell’organo valutatore” (Cons. Stato, Sez. V, 2 marzo 2000, n. 1071), onde non occorre accertare se il riconoscimento della prova di un candidato si sia effettivamente determinato, essendo sufficiente la mera, astratta possibilità dell’avverarsi di una tale evenienza“.

Se possibile ancora più importante è la conseguenza di tale decisione.

Il Consiglio di Stato, infatti, accogliendo la tesi espressamente sostenuta dai ricorrenti e volta ad ottenere l’annullamento del diniego di ammissione e non di tutti gli atti di concorso, non ha annullato l’intera procedura ed i suoi esiti ma solo il diniego di ammissione rivolto ai ricorrenti che quindi, oggi, grazie a tale decisione, possono studiare Medicina.

“Sotto questo profilo, dunque, il ricorso è fondato e la graduatoria impugnata deve essere annullata nella parte in cui ha escluso i ricorrenti dall’ammissione all’immatricolazione nella Facoltà di Medicina e Chirurgia (…) L’accoglimento del suddetto motivo di ricorso esime dall’esame degli altri motivi, all’accoglimento dei quali i ricorrenti avrebbero perduto ogni interesse“.

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 6 ottobre 2011, n. 3672

Avv. Santi Delia

Concorso per l’ammissione al corso di laurea in Medicina presso l’Ateneo di Messina: il T.A.R. Catania trasmette gli atti alla Procura della Repubblica

images?q=tbn:ANd9GcSf4qCnRJaus_Pos9Ds8ZDQHo5yYgd6MSlKYau7slkuLgw1gbewFgI ricorrenti avevano denunciato la violazione dell’anonimato, della segretezza della prova e, in generale, della lex specialis di concorso. I candidati erano stati identificati sin dall’ingresso  da parte della Commissione non solo sulla base delle loro generalità ma anche abbinandovi il codice segreto di correzione, che doveva essere noto solo dopo che tale attività sarebbe stata svolta dal CINECA.

I plichi, inoltre, erano stati consegnati in ordine alfabetico ai candidati tanto all’ingresso quanto all’uscita.

Il T.A.R., pur non possedendo la prova “regina” grazie alla quale vi sarebbe la certezza che un soggetto sarebbe stato avvantaggiato a scapito di altri, “non può fare a meno di rilevare come non risulti logica e coerente con le sopra citate esigenze di regolare svolgimento delle prove invocate dalla commissione (in particolare sotto il profilo delle verifica che ogni candidato rediga il proprio elaborato) la documentata circostanza che la consegna dei moduli non è stata casuale, ma è stata eseguita in modo progressivo nei confronti dei candidati effettivamente partecipanti alla selezione; i test sono stati, infatti, consegnati secondo lo stretto ordine già assegnato secondo l’elenco predisposto, omettendo quindi la consegna dei test che sarebbero stati assegnati ai candidati assenti (cfr., a titolo esemplificativo, numeri progressivi 2, 22, 29. 38,39, 43,46 ), nonostante il chiaro contenuto dispositivo dell’art 13 citato, in base al quale la distribuzione dei plichi va eseguita “in relazione al numero dei partecipanti” e quindi ai candidati effettivamente presenti alle prove e non anche agli assenti (art 13, comma 3° dm 10 giugno 2011). E’ evidente che tale anomala modalità di distribuzione dei plichi ai candidati, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento della procedura concorsuale, anche se in concreto non è possibile stabile – in assenza di alcun accertamento dei fatti in sede penale – “se” ed eventualmente “in quale misura” il predetto modus operandi abbia falsato lo svolgimento delle prove“.

Anche per tali ragioni nonchè per tutte quelle denunciate in ricorso, nei motivi aggiunti e nelle memorie difensive (“le articolate ricostruzioni di parte ricorrente operate nel ricorso introduttivo, nel ricorso per motivi aggiunti e nelle memorie difensive, tutte finalizzate a mettere in luce l’uso distorto della gestione dello svolgimento della prova da parte della commissione e lo stretto collegamento tra violazione delle regole di anonimato e la possibilità di dolose manomissioni del contenuto degli elaborati”), il T.A.R. usa il gravissimo e pesantissimo rimedio della trasmissione degli atti al Giudice Penale ordinando “la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, competente per territorio in relazione al luogo di svolgimento del concorso, per la valutazione della sussistenza di eventuali ipotesi di reato nei fatti descrittii”.

Il T.A.R., nonostante tale accertamento, evita l’annullamento della prova.

Secondo il T.A.R. “l’astratta riconoscibilità dei candidati non può costituire ex se causa di invalidazione di una procedura concorsuale, allorché, come nella specie, non risulti in alcun modo dimostrato che tale evenienza abbia oggettivamente determinato condizioni di vantaggio rispetto ad altri candidati, incidendo negativamente sui risultati della selezione effettuata (cfr. Consiglio di stato, sez. V, 20 ottobre 2008 , n. 5114; ciò in quanto “nelle procedure concorsuali la regola dell’anonimato degli elaborati scritti, anche se essenziale, non può essere intesa in modo assoluto e tassativo tale da comportare l’invalidità delle prove ogni volta che sia ipotizzabile il riconoscimento” (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 5220/2006)“.

La scelta sembra motivata anche in ragione della delicatezza degli interessi coinvolti e del fatto che altri motivi di ricorso furono accolti con maggiore soddisfazione dei ricorrenti.

In attuazione del principio di effettività della tutela di cui all’art. 1 del c.p.a., non possono essere sottaciute le possibili conseguenze di un annullamento della procedura derivanti da eventuali illegittimità basate solo su vizi sintomatici e analisi probabilistiche che sarebbero satisfattive delle pretese dei ricorrenti solo nelle misura dell’interesse strumentale alla riedizione della prova, mentre gli stessi potrebbero trarre più ampio vantaggio dall’accoglimento di altre censure (in particolare quelle che hanno condotto all’accoglimento delle domande cautelari e all’ammissione con riserva di alcuni ricorrenti). Inoltre, nella fattispecie in esame caratterizzata dall’incerta incidenza della presunta violazione procedimentale sullo svolgimento delle prove, l’esigenza di effettività della tutela giurisdizionale impone l’individuazione di un punto di equilibrio per evitare che il rimedio ad un’ingiustizia si traduca in una generalizzata e più grave ingiustizia nei confronti dei candidati che hanno regolarmente svolto le prove e si collocati in posizione utile per l’immatricolazione al primo anno del Corso di Laurea.

T.A.R. Catania, Sez. I, 24 agosto 2011, nn. 2103, 2104, 2105, 2106

Avv. Santi Delia

Corsi di laurea a numero chiuso: i posti rimasti liberi originariamente riservati agli extracomunitari vanno assegnati ai ricorrenti

images?q=tbn:ANd9GcQlbTNZLCc4iQHPMmOUlwKJXWeCi4nT9A8hXaI0GatT93nGEcfrAASecondo il T.A.R. Catania, “a conferma dell’orientamento già espresso in sede cautelare – la piena utilizzabilità dei posti predeterminati (anche in termini di fabbisogno sociale) sia più aderente ai principi costituzionali enunciati negli articoli 33 e 34 della Costituzione e ai canoni di logica e ragionevolezza dell’operato della pubblica amministrazione (cfr. in tal senso Cons. Stato, sez. VI, 10 settembre 2009, n. 5434 che privilegia la tesi volta ad assicurare lo scorrimento degli studenti comunitari, utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari restati non utilizzati, poiché “…la garanzia del diritto allo studio sancita dall’art. 34, primo comma della Costituzione si qualifica come diritto della persona e non soffre limitazioni in relazione al grado di istruzione”)“.

“A maggior ragione tali principi vanno applicati in tutti i casi di evidenti disponibilità dei posti predeterminati, anche in applicazione dell’art. 11 del bando di concorso che prevede espressamente lo scorrimento della graduatoria nell’ipotesi in cui “non tutti i posti vengano ricoperti”.

I posti vanno quindi assegnati ai ricorrenti meglio collocati in graduatoria sino all’esaurimento dei posti disponibili giacchè questi non hanno “prestato acquiescenza alla determinazione universitaria impugnata”.

Per usare le parole del T.A.R. “il ricorso è quindi fondato limitatamente all’assorbente terzo motivo di censura, relativo al mancato scorrimento della graduatoria per tutti i posti disponibili, sia quelli resi vacanti dal passaggio di altri studenti ad anni successivi al primo, sia quelli contemplati nella riserva ai cittadini extracomunitari non residenti in Italia e non utilizzati in favore di questi; per l’effetto, va annullato il bando impugnato se interpretato nel senso di non consentire lo scorrimento della graduatoria attraverso l’utilizzazione di tutti i posti resi disponibili con conseguente obbligo dell’Amministrazione di assegnare, ai concorrenti che non abbiano prestato acquiescenza alla determinazione universitaria impugnata, e secondo l’ordine di graduatoria, tutti i posti resisi disponibili per l’immatricolazione al primo anno del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia a seguito della selezione indetta con il bando indicato in epigrafe“.

Ma a quali posizioni giurisprudenziali fa riferimento il T.A.R.?

Le teorie giurisprudenziali che si fronteggiavano erano sostanzialmente due.

a) Una restrittiva, in stretta aderenza con la nota MIUR 14 ottobre 1997, secondo cui (solo per) i corsi di laurea dell’area sanitaria non è consentito attingere a queste vacanze in quanto oltre alle risorse di Ateneo deve essere rispettato il parametro del fabbisogno del SSN che, invece, così facendo, verrebbe sforato.

b) L’altra, a nostro modo di vedere più coerente e costituzionalmente orientata, secondo cui il parametro primario da rispettare è quello delle strutture d’Ateneo mentre il secondo, legato al fabbisogno, è solo subordinato e, come tale, non in grado di incidere sulla possibilità di negare l’iscrizione al corso di laurea cui si aspira. Tali principi, di cui peraltro il T.A.R. Sicilia è stato precursore e che, da ultimo, dopo qualche voce discordante, sono stati fatti propri anche dai Giudici di Palazzo Spada (Sez. VI, 10 settembre 2009, n. 5434) e, già prima, seppur solo in punto di integrale copertura dei posti banditi, dal C.G.A. (21 luglio 2008, n. 635 che, comunque, aveva già “dato atto che l’odierno sistema è oggetto di approfondimento in vista di una auspicata riforma”, n. 947/08), erano stati anche da ultimo ribaditi dal T.A.R. Lazio (Sez. I, ord. 10 febbraio 2010, n. 204; ord. 28 dicembre 2009, n. 1895, ord. 24 dicembre 2009, n. 1881).

Il Consiglio di Stato, con diffusi argomenti, ha chiarito che la tesi dell’appellato – volta a sostenere che fra i predetti due contingenti di posti messi a concorso non sussiste rigida separazione ove in esito alle prove residui capienza per talune di essinon contrasta, con lo scopo primario perseguito dalla disciplina del numero programmato a livello nazionale degli accessi ai corsi di laurea elencati all’ art. 1 della legge n. 264/1999, che dà preminete rilievo all’“offerta potenziale del sistema universitario”, secondo i parametri individuati dal successivo art. 3, comma 2, della legge predetta (posti nelle aule, attrezzature e laboratori scientifici per la didattica, personale docente, ed altro)” (Sez. VI, 10 settembre 2009, n. 5434).

A chi obiettava che, così facendo, si sarebbe “sforato” il parametro del fabbisogno è stato ribadito, anche in conformità alle indicazioni dell’AGCM di cui si dirà più diffusamente in seguito, che non “si determina “vulnus”, per l’ulteriore parametro di guida della programmazione del numero delle iscrizioni che va effettuata “tenendo anche conto del fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo”. “Si tratta, invero, di criterio che è chiamata ad operare nell’ ampio mercato del lavoro a livello comunitario. Esso si raccorda a previsioni di inserimento lavorativo e professionale che – tenuto conto del lasso temporale di sei anni che separa il momento dell’ iscrizione da quello del conseguimento della laurea – possono subire scostamenti e non si caratterizzano, quindi, per assoluta rigidità, per di più in presenza di limitate varianti quanto al numero delle iniziali immatricolazioni. Inoltre, come posto in rilievo dal T.A.R., la riserva di posti in favore degli studenti extracomunitari non comporta la necessaria e non eludibile spendibilità del titolo di laurea nel paese di origine. Taluni di essi potranno, invero, trovare inserimento lavorativo nel sistema sanitario nazionale o in ambito europeo, con incidenza, quindi, proprio sul fabbisogno di professionalità cui si raccorda il parametro programmatorio degli accessi (n. 5434/09, cit.).

Nonostante tali argomenti (espressamente fatti propri dal T.A.R. Catania) appaiono, in verità, assai convincenti, ci sembra doveroso sottolineare che, nel caso che ci occupa, era addirittura possibile prescinderne e, nonostante ciò, concludere per la necessità di attribuire il posto ai ricorrenti.

Se, infatti, a detta del MIUR e di quella giurisprudenza più restrittiva, l’ostacolo all’attribuzione delle vacanze è da ricercare nella necessità di mantenere inalterata la stima del SSN, non potrà non convenirsi che, ove come nel caso inerente all’anno accademico che ci occupa, vi sia stata una richiesta del SSN maggiore rispetto all’offerta degli Atenei, non vi è alcun ostacolo all’attribuzione ed alla copertura anche di tali posti.

Risulta dimostrato per tabulas (D.M. 21 ottobre 2010), infatti, che non tutto il fabbisogno richiesto dal Ministero della Salute è stato in realtà bandito.

E’ noto, infatti, che i “numeri” del contingente delle matricole è in costante (seppur insufficiente) aumento al fine di fronteggiare la carenza cronica di personale medico in Italia (frutto delle scellerate istruttorie sul numero chiuso del decennio 2000-2010) che, secondo “studi appositamente condotti” ipotizzano, “già a partire dal 2012,  una carenza di medici” (così D.M. 21 ottobre 2010).

Il Piano sanitario 2011-2013 ha confermato tali preoccupati numeri.

Che senso ha quindi, innanzi ad una dichiarata (da parte del MIUR che denuncia l’emergenza) carenza di professionalità sanitarie, innanzi ad oltre 600 posti imposti dal Ministero della Salute per colmare il deficit del sistema e non assorbiti, perché tardivamente richiesti dal M.I.U.R. agli Atenei (a prove concluse e graduatorie affisse il 17 settembre 2010, cui poi seguirà il D.M. 21 ottobre 2010), non consentire che, nonostante l’Ateneo abbia posti vacanti (e non è dunque in discussione che possa accogliere 1 matricola in più), non debba essere obbligata ad accogliere chi come i ricorrenti hanno solo diritto a studiare?

Sostenere (soprattutto per ritenere che i posti degli extracomunitari non potessero andare in scorrimento ai comunitari) che il rimpinguare i posti comunque vacanti, non possa essere fatto pena lo sforamento del contingente di stima è, quindi, impraticabile nell’odierna situazione.

Oggi, numeri del contingente da immatricolare a livello nazionale alla mano, possiamo sostenere con certezza che, in concreto, tale rischio (“sforare” il parametro del fabbisogno) è letteralmente irrealizzabile atteso che residuano ben 633 posti rispetto alla stima minima che aveva richiesto il Ministero della Salute (e che il MIUR aveva approvato con la nota 17 settembre 2010 chiedendo a tutti gli Atenei che, solo in parte, risposero, di allargare il contingente), di cui (allo stato) solo X potranno essere coperti presso l’Ateneo resistente (cfr. D.M. 21 ottobre 2010).

T.A.R. Catania, Sez. I, 24 agosto 2011, nn. 2103, 2104, 2105, 2106

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Scorrimento di gradudatoria e posti vacanti: vanno assegnati a chi li chiede innanzi al TAR

 

Avv. Santi Delia

Scorrimento delle graduatorie di concorso

Scorrimento delle graduatorie. L’Ateneo ha l’obbligo di scorrere la graduatoria sino all’esaurimento di tutti i posti disponibili provvedendo a ricoprire le vacanze createsi a seguito di rinunce, abbandoni e, soprattutto, passaggi agli anni di corso successivi al primo sulla base del riconoscimento dei crediti acquisiti presso altri corsi di laurea da parte dell’organo di Ateno (nella specie comitato didattico di Facoltà) competente. In particolare ove qualcuno dei vincitori del concorso faccia richiesta di passaggio ad anni successivi al primo e l’Ateneo accolga tale istanza il posto vacante creatosi deve essere colmato a seguito di scorrimento della graduatoria di merito.

E’ quanto statuito dal T.A.R. Palermo che, in accoglimento di un ricorso proposto dall’Avv. Santi Delia in rappresentanza di alcuni studenti esclusi dall’Università di Palermo, ha chiarito che “da un punto di vista della realizzazione dell’interesse pubblico generale, è innegabile che una acquisizione di forze universitarie inferiore alle complessive potenzialità recettive delle strutture universitarie contrasti con la dichiarata finalità pubblica della programmazione delle immatricolazioni, che è quella della piena e completa saturazione di tutti i posti disponibili (cfr. TAR Napoli, sez. II n. 10874/2003), (…..) anche in relazione ai princìpi costituzionali individuati agli articoli 33 e 34 della Costituzione” (in senso analogo la sentenza n. 1216/2009 della stessa Sezione)” (Sez. I, 7 giugno 2010, n. 7209).

Clicca qui per vedere la sentenza.

Ricorsi numero chiuso anno accademico 2009/2010

Numero Chiuso

Medicina. Il TAR LAZIO, in sede cautelare, delibando uno dei ricorsi proposti avverso l’esclusione di alcuni candidati esclusi nell’anno accademico 2009/2010 dal novero dei vincitori del concorso per l’ammissione a Medicina e Chirurgia, ha ritenuto che “nella specie, anche a prescindere dalla valutazione sulla sussistenza o meno di un pregiudizio grave ed irreparabile derivante dall’esecuzione dell’atto impugnato”, vi sia “la sussistenza, ad un sommario esame, di una ragionevole previsione sull’esito favorevole del ricorso le cui doglianze appaiono assistite dal ‘fumus boni juris'”.

Il caso che ha portato il giudizio in commento al vaglio cautelare della Sezione III bis del T.A.R. Lazio,  riguardava due studenti esclusi all’esito dei test del settembre 2009 tenuto presso l’Università di Roma La Sapienza. Questi si erano rivolti al T.A.R. Catania impugnando tutti gli atti di concorso e chiedendo l’ammissione con riserva. Il T.A.R. siciliano concedeva la misura cautelare che, però, veniva riformata alcuni mesi dopo dal Giudice d’appello (C.G.A.).

L’Ateneo, a questo punto, eseguiva il provvedimento favorevole di secondo grado annullando l’immatricolazione degli studenti a suo tempo accordata in ottemperanza all’ordinanza del T.A.R. Catania. ed espellendo gli studenti dal corso di laurea a numero chiuso. Avverso tale provvedimento i due studenti,  patrocinati dall’amico, compagna di battaglie e collega Michele Bonetti, insorgevano nuovamente innanzi al T.A.R. Lazio, cui frattanto, a seguito di adesione a regolamento di competenza, il ricorso era stato trasferito dal T.A.R. Catania.

Il provvedimento cautelare consente, dunque, agli studenti di continuare il loro percorso accademico sino alla definizione nel merito del giudizio.

E’ un forte segnale, proveniente proprio dal T.A.R. competente a delibare nel merito tutti i ricorsi (di contenuto in linea di massima analogo rispetto al caso in commento) proposti in relazione all’anno accademico 2009/2010 dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, le cui tesi avevano già trovato la favorevole delibazione innanzi ad altri T.A.R. (Sicilia – Palermo, Calabria – Catanzaro e Campania – Napoli).

Clicca qui per vedere l’ordinanza del T.A.R. Lazio.

Clicca qui per vedere l’ordinanza del T.A.R. Catania.