Formazione iniziale degli insegnanti: i “chiarimenti” del MIUR

images?q=tbn:ANd9GcTPGtOV1BevaNfAXpY7ryE_cS9yPoCj0SzkYFfJ5Sj4bL7bS0yK5QPiù che una nota di chiarimenti si tratta, in verità, di un’addenda al Decreto di settembre. Non vi sono solo “interpretazioni” di quanto presente all’interno del D.M. ma vere e proprie integrazioni al complessivo assetto fissato dal D.M. n. 249/10.

Ben vengano, diranno gli aspiranti docenti, se di “buone” (nel senso di estensivi e non ulteriormente restrittivi) letture si tratta.

Cantano vittoria, tra gli altri, i “neolaureati” che, nel corso del corrente anno accademico, stavano provvedendo ad integrare i propri titoli di laurea conseguendo i singoli esami previsti dal D.M. n. 39/1998. Per la classe A019 (materie giuridico-economiche, ad esempio, si tratta degli insegnamenti di politica economica, statistica economica ed economia aziendale).

Secondo la testuale disposizione del D.M. n. 249/2010 (art. 15) conseguono l’abilitazione per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, mediante il compimento del solo tirocinio formativo attivo di cui all’articolo 10:

a.  coloro che ALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE REGOLAMENTO sono in possesso dei requisiti previsti dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 9 febbraio 2005, n. 22 (…)“; precisando al comma 3 che “i titoli posseduti dai soli soggetti di cui al comma 1 (e quindi sempre coloro i quali alla data del 15 febbraio 2011 erano in possesso dei requisiti previsti dal D.M. n. 22/05, n.d.r.) mantengono la loro validità ai fini dell’inserimento nella terza fascia delle graduatorie di istituto.

In altre parole, secondo l’originaria previsione, tutti coloro i quali, per mera casualità, alla data del 15 febbraio 2011 (entrata in vigore del Regolamento), non erano riusciti ad ottenere i crediti necessari per adattare la propria laurea, non avrebbero potuto più farlo neanche successivamente. Le prime circolari applicative degli Atenei sembravano indicare proprio tale lettura restrittiva.

La nota ministeriale, tuttavia, “chiarisce” che “rientrano in questa categoria (articolo 15, comma 1, lettera b) coloro che entro l’anno accademico 2010/2011, si iscrivano a corsi singoli volti all’acquisizione dei crediti o agli esami necessari a completare i requisiti richiesti per l’accesso (colonna 4, allegato A, DM 22/2005; esami in base alla colonna 2, Allegato A, DM 39/1998)”.

Nota MIUR 29 aprile 2011

Avv. Santi Delia

Lo strano caso dei docenti precari di III fascia

Commissione UE: illegittime le misure dell’Italia sull’abilitazione all’insegnamento

La Commissione Europea rispondendo ad un quesito formulato da un legale italliano, conferma la discriminazione che il Decreto Gelmini, impugnato da diversi sindacati di docenti non ancora abilitati, tra cui ADIDA, perpetrerà nei confronti di tanti precari della Scuola.

Cosa cambia per i precari di III fascia. L’obiettivo di sfoltire lo stuolo dei precari della scuola sembra in effetti centrato dal Decreto Gelmini. Migliaia di docenti, che da decenni formano le nostre generazioni future, risultano letteralmente cancellati, come eliminato è il diritto di “dare” il loro sapere. L’incapacità di dare una risposta all’implosione del sistema scolastico è aggirata dal Ministero a scapito proprio di tali docenti: Io, Stato, non riesco ad assorbire il gran numero dei pretendenti alla cattedra? Pazienza. Miro a rallentare (obbligando tutti ad abbandonare le supplenze ed il reddito grazie al quale si sosteneva la famiglia, per seguire il corso di formazione abilitante, dare decine di esami durante lo stesso, acquisire patenti obbligatorie di inglese ed informatica e collezionare un monte ore straordinario di tirocini di insegnamento) la possibilità di accedere alla cattedra all’inverosimile subordinando, tra l’altro, l’abilitazione all’effettiva necessità che ha il sistema della mia professionalità. Forse, così, si risolverà il problema di avere graduatorie meno ingolfate ma precari e disoccupati, non possono essere nascosti sotto nessun tappeto.

L’aggravante europea. Il fatto che l’U.E. ritenga illegittimo che lo Stato Italiano riconosca 30 punti agli abilitati italiani non sarà privo di conseguenze. Le insormontabili difficoltà per i precari di III fascia nell’ottenerla, saranno svilite anche a fronte dei tantissimi neolaureati che “prenderanno” la via spagnola  o quella europea e, incassata una comoda ma costosa abilitazione, potranno spenderla proprio a discapito di chi, invece, dovrà sostenere sacrifici esorbitanti per conquistarla sempre che, il fabbisogno calcolato dal MIUR, consenta che vengano banditi i TFA in quella determinata classe di concorso cui si aspira.

Insomma i precari di III fascia, tali da decenni, che sulle supplenze hanno messo su famiglia e chiesto il mutuo per l’acquisto della casa, si vedranno costretti ad (e dovranno sperare di poter) accedere al T.F.A. per ottenere l’abilitazione e non potranno certo andare in giro per l’Europa a comprare nessun titolo. E’ forse questo il merito che il nostro Stato mira a premiare?

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Avv. Santi Delia