Causa di servizio dei militari: innovativa posizione del TAR Catania

Il T.A.R. Catania rompe il muro eretto dal Comitato di Verifica per le cause di servizio. Accolto il ricorso dell’Avvocato Delia.In maniera assai innovativa e coraggiosa il T.A.R. Catania afferma la sindacabilità del parere del Comitato di verifica per le cause di servizio dei militari ove sussista un difetto istruttorio che la parte sia riuscita a dimostrare in giudizio.

Secondo la III Sezione del TAR Catania le risultanze del Comitato non sono sindacabili a mezzo C.T.U.

More

Giudizio di ottemperanza: il termine di 120 giorni si applica anche in caso di condanna “mista” ma va rispettato con riguardo al momento del passaggio in decisione

Il ricorrente vantava un credito liquido ed esigibile derivante dal dispositivo di una sentenza di condanna nei confronti di un’Amministrazione alle spese giudiziali. Oltre a tale somma, l’Amministrazione doveva altresì provvedere ad emettere un provvedimento riguardante l’acquisizione al patrimonio comunale del bene espropriato illegittimamente.

Quest’ultima, come è noto, pur potendo pagare (ed eseguire) immediatamente dopo la notifica del titolo esecutivo (munito di formula) e, perchè no, anche innanzi a qualsiasi atto di messa in mora del creditore, fruisce dei benefici del termine dilatorio di centoventi giorni di cui all’art. 14 del DL 669/1996.

La questione giuridica sottoposta al T.A.R. Catania è di importanza fondamentale per le scelte strategiche di molti creditori: attendere i 120 giorni dopo la notifica del titolo esecutivo prima di iniziare l’ottemperanza innanzi al G.A. o depositare immediatamente il ricorso badando solo al passaggio in giudicato del titolo (e, quindi, dopo tale momento) e spostando al passaggio in decisione della causa la verifica del decorso dei 120 giorni?

More

T.A.R. Venezia: nessun Ateneo può imporre di ripetere il test per Professioni Sanitarie

Anche se il test di ammissione che i candidati hanno sostenuto è somministrato in maniera diversa da Ateneo ad Ateneo, è illegittima la scelta dell’Università di obbligare lo studente proveniente da un altra Università italiana a rifare il test per ottenere il trasferimento.

Lo studente era stata ammesso a Fisioterapia presso un Ateneo italiano e, a causa di problemi familiari, era costretto a cambiare città.

L’Ateneo a cui lo studente aveva chiesto il trasferimento, aveva però rigettato la domanda sostenendo che questi dovesse rifare la prova di ammissione.

Secondo il T.A.R. Venezia in maniera illegittima giacchè “considerato che, ad una prima delibazione propria della fase cautelare, appaiono ricorrere le condizioni per concedere la misura cautelare richiesta; che, infatti, il nulla osta al trasferimento richiesto dal ricorrente non appare, in ogni caso (ossia anche nel caso di iscrizione al primo anno), suscettibile di essere subordinato al superamento del test di ammissione al primo anno (tenuto conto che tale test è stato già sostenuto dall’interessato, con collocazione in posizione utile, nell’anno accademico 2008/2009 in ottemperanza al D.M. 17 maggio 2007), ferma rimanendo l’ulteriore condizione della disponibilità di posti liberi per il secondo anno del corso di laurea in Fisioterapia“.

T.A.R. Venezia, Sez. I, 28 ottobre 2013, n. 533

Avv. Santi Delia

Art. 38 e procuratori ad negotia: la soluzione della Plenaria

images?q=tbn:ANd9GcSs1Mm9yMSag6wSYoKakCR0hAof6mydccIiAreVl0JOmGKNVj3OeQE’ noto come l’art. 38 del codice degli appalti, “impone la presentazione della dichiarazione sostitutiva riguardante il possesso dei requisiti di moralità ai legali rappresentanti, direttori tecnici e amministratori muniti di poteri di rappresentanza, anche se cessati dalla carica nel triennio antecedente”.

La questione rilevante in questa sede è, in particolare, quella della verifica della sussistenza dei predetti obblighi dichiarativi anche in capo ai procuratori ad negotia.

Secondo la Plenaria “con la locuzione di “amministratori muniti del potere di rappresentanza” l’art. 38, comma 1, lett. c), ha inteso, quindi, riferirsi ad un’individuata cerchia di persone fisiche che, in base alla disciplina codicistica e dello statuto sociale, sono abilitate ad agire per l’attuazione degli scopi societari e che, proprio in tale veste, qualificano in via ordinaria, quanto ai requisiti di moralità e di affidabilità, l’intera compagine sociale”.

“In diverso modo si atteggia la posizione del procuratore ad negotia. Questa figura è eventuale e non necessaria nell’assetto istituzionale delle società di capitali. Elemento differenziale fra gli amministratori ed i procuratori ad negotia è che ai primi è, di norma, affidata l’attività gestoria dell’impresa con potere di rappresentanza generale, mentre i secondi, oltre a derivare il proprio potere dalla volontà (di regola) degli amministratori, operano di massima nell’interesse societario per oggetto limitato e soggiacciono al controllo di chi ha conferito la procura”.

Proprio in virtù di tale distinzione, l’esclusione potrà essere comminata solo in caso di espressa previsione della lex specialis e solo se, in caso di mancanza di tale previsione, il requisito sia effettivamente carente.

“Nella modulazione degli assetti societari la prassi mostra l’emersione, in talune ipotesi, di figure di procuratori muniti di poteri decisionali di particolare ampiezza e riferiti ad una pluralità di oggetti così che, per sommatoria, possano configurarsi omologhi, se non di spessore superiore, a quelli che lo statuto assegna agli amministratori. In questo caso, a differenza del procuratore ad negotia in senso stretto, si pone l’esigenza di evitare, nell’ottica garantista dell’art. 38, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 163/2006 che l’amministrazione contratti con persone giuridiche governate in sostanza, per scelte organizzative interne, da persone fisiche sprovviste dei necessari requisiti di onorabilità ed affidabilità morale e professionale, che si giovino dello schermo di chi per statuto riveste la qualifica formale di amministratore con potere di rappresentanza. In altre parole, in tali casi il procuratore speciale finisce col rientrare a pieno titolo nella figura degli “amministratori con poteri di rappresentanza” cui si richiama l’art. 38, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 163/2006, poiché – da un lato – si connota come amministratore di fatto ai sensi dell’art. 2639, comma 1, c.c. e, d’altro lato, in forza della procura rilasciatagli, assomma in sé anche il ruolo di rappresentante della società, sia pure eventualmente solo per una serie determinata di atti. Detta conclusione non è smentita dal menzionato art. 45 della direttiva 2004/18/CE, il quale anzi, facendo riferimento a “qualsiasi persona” che “eserciti il potere di rappresentanza, di decisione o di controllo” dell’impresa, sembra mirare, conformemente del resto all’orientamento generale del diritto dell’Unione, ad una interpretazione sostanzialista della figura.

 In aderenza a quanto affermato da questa medesima Adunanza plenaria con sentenza n. 10 del 2012 a proposito delle fattispecie relative alla cessione di azienda o di ramo di azienda, stante la non univocità della norma circa l’onere dichiarativo dell’impresa nelle ipotesi in esame (cui va aggiunta, per il passato, l’incertezza degli indirizzi giurisprudenziali) deve intendersi che, qualora la lex specialis non contenga al riguardo una specifica comminatoria di esclusione, quest’ultima potrà essere disposta non già per la mera omessa dichiarazione ex art. 38 del d.lgs. n. 163/2006, ma soltanto là dove sia effettivamente riscontrabile l’assenza del requisito in questione”.

Cons. Stato, Ad. Plen., 16 ottobre 2013, n. 23

Avv. Santi Delia

Violazione dell’anonimato nei test di ammissione a Medicina: il Consiglio di Stato conferma l’illegittima gestione dei concorsi gestiti dal CINECA

images?q=tbn:ANd9GcTBNSlZXj9S--Jr1s5Jaxgs70LpKFlOuph2MYF-iS9Qt0OAcGxoIl Consiglio di Stato in sede consultiva conferma l’orientamento di due anni fa e stigmatizza duramente la scelta del MIUR sulle modalità di gestione del concorso di ammissione a Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Le prove sono quelle gestite a livello nazionale dal CINECA ricorrenti avevano denunciato la violazione dell’anonimato, della segretezza della prova e, in generale, della lex specialis di concorso.

Appena qualche mese fa era stato il T.A.R. Molise a soffermarsi sulla scelta scellerata di Ministero e Cineca di continuare ad inserire in tutti i fogli risposta dei candidati il codice alfanumerico segreto impresso anche sul foglio anagrafica. Qualche giorno prima il T.A.R. Cagliari.

Il Ministero, tuttavia, continua anche quest’anno ad usare tale illegittime modalità di gestione della prova.

Ma perchè il concorso per l’ammissione a Medicina non garantisce l’anonimato?

Semplicissimo. Perchè il codice alfanumerico impresso in ogni foglio consegnato ai candidati è facilmente abbinabile al nome del candidato.

Il Consiglio di Stato, prima di decidere, ha chiesto di aver prova:

a) che sul modulo di risposta non fosse in qualche modo impresso l’username attribuito a ciascun candidato;

b) che il foglio consegnato a ciascun candidato, contenente il codice identificativo della prova, l’indirizzo del sito web del MIUR e le chiavi personali per accedere all’area riservata del sito (username e password), non recasse elementi o dati atti ad identificare la prova del candidato;

c) che tali elementi – ad eccezione del codice a barre – non fossero presenti nel modulo di risposta.

Occorreva, in altri termini, che il Ministero riferente provasse che quanto disposto dal d.m. 15 giugno 2011 non potesse consentire in alcun modo l’identificazione preventiva della prova svolta da ciascun candidato.

Dopo aver accertato che, invece, le modalità di espletamento del concorso provavano esattamente il contrario, il Consiglio di Stato stigmatizzava duramente la scelta del Ministero.

E’ possibile ricavare con certezza che ciascuna prova reca impresso non solo il codice a barre, ma anche il codice identificativo del singolo candidato, numero che è stato anche consegnato ad ogni candidato al termine della prova. Sicchè si può affermare che dalle singole prove era possibile senza particolare difficoltà risalire al nome del candidato, che l’aveva elaborate“.

Il T.A.R. Molise, appena 2 mesi prima della discussione di questo ricorso, aveva scritto:

La presenza di un codice a barre (con l’indicazione sottostante del numero di codice), riportato sia sulla scheda anagrafica di ciascun concorrente, sia sui modelli di questionario a ciascun concorrente consegnati, renda in astratto possibile l’identificabilità dell’autore della prova, anche dopo la conclusione della prova medesima, persino nel momento successivo delle operazioni di esame e valutazione dei questionari. Anche se l’attribuzione di punteggio alla prova è rigorosamente legata al numero di risposte esatte contenute nell’elaborato di ciascun candidato, l’anonimato dell’elaborato (cioè la non identificabilità dell’autore prima dell’attribuzione del punteggio) resta un valore tutelabile, soprattutto allo scopo di prevenire ed evitare eventuali manipolazioni dell’esito della prova. Tale valore è da ritenersi effettivamente tutelato dalle puntuali e minute prescrizioni contenute nelle vigenti disposizioni e norme di settore, che – quando sono integrate da disposizioni di auto-regolamento, come nel caso di specie – non consentono però, in via di principio, procedure tali da rendere possibile a un qualsivoglia addetto alla vigilanza o membro della commissione di seguire la traccia dell’elaborato, identificandone l’autore, come avviene quando la tracciabilità sia consentita dall’identificazione del candidato mediante i codici a barre e numerico, riportati sia sulla scheda recante i dati anagrafici del medesimo (esibita sul banco durante la prova, per consentire alla vigilanza il controllo costante dell’identità del candidato), sia sul modello di questionario consegnato a ciascun candidato. E’ appena il caso di aggiungere che la regola dell’anonimato dei concorrenti sia espressione di un più generale principio di garanzia dell’imparzialità amministrativa (cfr.: Cons. Stato II, 6.10.2011 n. 3672; T.a.r. Sardegna Cagliari I, 14.3.2012 n. 229; T.a.r. Sicilia I, 28.2.2012 n. 457; T.a.r. Toscana I, 27.6.2011 n. 1105). Pertanto, si può ritenere che le particolari modalità con le quali si è svolta, nel caso di specie, la selezione per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013, non abbiano fornito sufficienti garanzie per l’anonimato degli elaborati e dei candidati. Ciò costituisce, senza dubbio, vizio del procedimento e del provvedimento, che ne inficia la legittimità“.

Né vale obiettare, come fa l’Amministrazione, che l’identificazione del candidato, cui far risalire l’elaborazione della prova, presupporrebbe una collaborazione di quest’ultimo, in quanto unico possessore del codice identificativo.

Ogni violazione del principio dell’anonimato delle prove ed ogni aggiramento del principio stesso presuppone potenzialmente una collaborazione del candidato che intende avvantaggiarsi dall’identificabilità delle proprie prove di concorso“.

Si tratta dell’ennesimo durissimo colpo al Ministero ceh deve cambiare immediatamente le modalità di gestione di questa prova.

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 14 ottobre 2013, n. 4233

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 6 ottobre 2011, n. 3672

T.A.R. Molise, 4 giugno 2013, n. 396

T.A.R. Cagliari, Sez. I, 14 marzo 2013, n. 229

Avv. Santi Delia

Congelati SSIS: il T.A.R. Lazio dichiara l’illegittimità del Decreto Ministeriale di aggiornamento delle G.A.E.

congelati-ssis.jpgCon il D.M. 572/13 di aggiornamento delle G.A.E., ancora una volta non si consente ai DEPENNATI ed ai CONGELATI SISSIS che avevano omesso di inserirsi in G.A.E. nel 2009 ma che ora hanno ottenuto l’abilitazione a mezzo del T.F.A. di poter inserirsi e/o reinserisi in G.A.E.

Secondo l’ex Ministro  Gelmini che aveva presentato un emendamento al Decreto del Fare i si tratta di docenti discriminati perché, pur avendo gli stessi titoli e gli stessi requisiti dei colleghi già presenti nelle Gae, sono esclusi per mancato aggiornamento d’iscrizione, dopo la chiusura delle graduatorie con la Legge 27 dicembre 2006 n.296 o per aver dimenticato di iscriversi nel 2009 quali congelati SISSIS.

Di fatto è impedito, a docenti in possesso di titoli e di merito, di avere l’opportunità di lavorare nella scuola per gli ostacoli burocratici frapposti dal MIUR.

Il T.A.R. Lazio ha eliminato questa disparità ed ha dichiarato l’illegittimità del Decreto Ministeriale “in particolare nella parte in cui omette di considerare per l’inserimento nelle GAE, la posizione di tutti quei soggetti che erano stati ammessi alla frequenza delle SSIS”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, ord. 4 ottobre 2013, n.3862

Avv. Santi Delia

Ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: caos bonus maturità…ecco cosa succederà

test_numero_chiuso-300x164.jpgSarebbe il terzo revirement in poco meno di 6 mesi. Due Ministri (Profumo e Carrozza), due Ministeri (con l’entourage dei rispettivi Ministri), il meglio della classe dirigente di destra e di sinistra. L’espressione tecnica di una politica delle larghe intese in un momento di congiuntura, anche economica, assai sfavorevole.

Cosa ha partorito quest’eccellenza? L’introduzione del bonus maturità per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso e l’entrata in vigore, immediata e senza appello, di una norma (contenuta nel c.d. Decreto Fioroni del 2008) che nessuno dei loro predecessori politici aveva mai avuto il coraggio di attuare.

Appuratone l’esito l’UDU ed i suoi legali (Santi Delia e Michele Bonetti) gridano allo scandalo: il sistema non funziona è profondamente iniquo e comprime in maniera ancora meno giustificata e giustificabile il diritto allo studio. Vogliamo, dicono gli studenti, un Consiglio dei Ministri immediato per la revisione del sistema.

Ma li, tra Viale Trastevere e Piazzale Kennedy, ci sono i Ministri ed il Ministero: quale migliore garanzia per la scelta del giusto sistema di selezione della futura classe dirigente italiana?

Il primo imbarazzante dietro front è del giugno 2013. Appena insediato il nuovo Ministro non ci vede chiaro rinvia il test, anche per l’accoglimento di un nostro ricorso al T.A.R. sulle modalità di presentazione della domanda, ed annuncia un correttivo e l’istituzione di una commissione di studio.

Il rimedio è peggiore del male. L’estate passa e i nostri ragazzi studiano con la consapevolezza che il bando di ammissione parla di un bonus che sarà decisivo ai fini dell’ammissione.

Poi a 48 ore dall’esame più importante della loro vita il Ministro va in piazza e dichiara che quei ragazzi avevano ragione. Il sistema non funziona.

 

 

“L’abbiamo guardato da tutte le parti, ho insediato una commissione tecnica apposta, abbiamo capito che è difficile introdurre un premio che garantisca giustizia. Sono giunta alla conclusione che sia impossibile.

Abbiamo provato a cambiare il bonus a giugno, a renderlo più equo, adesso è l’ora di fermarci. Per i test del 2014 il bonus maturità non ci sarà. La commissione ministeriale, in un secondo momento, ci dirà qual è il modo migliore per premiare gli studenti più efficaci delle scuole superiori”.

E’ la prova provata che il sistema bonus è l’ennesimo pasticcio all’italiana. Dopo 5 anni in cui la Legge che lo ha ideato (il c.d. Decreto Fioroni) viene rinviata nell’entrata in vigore di anno in anno, solo da aprile 2013 tutti gli studenti ne hanno appreso l’applicazione sin da settembre. I criteri previsti dal Legislatore, in appena qualche settimana di lavori frenetici, sono stati stravolti dal MIUR che ha confezionato la più barbara delle lotterie. I 10 punti verranno attribuiti non sulla base del merito ma solo con calcoli statistici (i c.d. percentili) per nulla capaci di fotografare e premiare il percorso di studi dei ragazzi. Qualche esempio? Uno studente modello del Maurolico che ha ottenuto 99 potrà ottenere zero punti di bonus. Lo stesso 99 ottenuto all’Istituto industriale o professionale della città o delle provincia valrà 9 punti. Tra il Nord e il Sud, inoltre, i valori di percentile sono enormemente differenti e saranno avvantaggiati proprio gli studenti del Nord con limiti di percentili più bassi che consentono a voti superiori all’80 di ottenere dei punti. 

Lunedi, alle ore 11,00, mentre migliaia di studenti con le loro famiglie ad assisterli saranno impegnati nella prova per l’ammissione a Medicina, il Consiglio dei Ministri deciderà la sorte di tutti loro.

Sembra una beffa, uno scherzo…ma è solo la pura e semplice verità. Una cronaca fedelissima.

Quest’anno, a meno di una sospensione per un anno del numero chiuso (TUTTI AMMESSI ALLA FREQUENZA DEL CORSO DI LAUREA CHE SI SCEGLIE) che ci auguriamo e che con l’UDU stiamo continuando a chiedere con forza, l’ammissione sarà regolata da questo criterio assurdo.

Non consentiremo che il diritto allo studio venga compromesso sulla base di una mera cabala perché non si può decidere il futuro di un ragazzo con questi criteri, saremo in migliaia a ricorrere (con il maxi ricorso UDU) contro questo sistema.

Convocazione Consiglio dei Ministri n. 23

Avv. Santi Delia

Corte Appello di Milano: agli specializzandi 70.000 euro di risarcimenti

medici4.jpgLa Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.

Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 – “bloccata” al valore del 1992 – senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

 

Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l’anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.

C. App. Milano, Sez. Lavoro 24 luglio 2013, n. 4832.