TAR LAZIO: ecco le ordinanze cautelari sull’ammissione a Medicina sulla violazione dell’anonimato

In tanti, in questi giorni, si manifestano stupiti circa i numerosi accoglimenti del T.A.R. Lazio già in fase cautelare. La notizia è apparsa sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani nazionali e Repubblica ha parlato di “uno schiaffo alle facoltà di Medicina di mezza Italia e al numero chiuso“.

Si è scritto, in particolare, che, per quanto ben motivate, si tratta di “mere” ordinanze cautelari che potrebbero essere ribaltate in sede di merito.

Ciò che non è noto ai più, tuttavia, è che nello stesso giorno (18 luglio 2014) e già qualche settimana prima (24 giugno 2014) della pronuncia delle ordinanze cautelari, il medesimo T.A.R. Lazio depositava, in fattispecie identica, una lunga, approfondita e dettagliata sentenza di merito con la quale, in accoglimento di uno dei ricorsi patrocinato dai medesimi legali, veniva decretata l’illegittimità del concorso dell’anno 2012/2013 per violazione dell’anonimato.


La sentenza. Così come chiarito in sentenza “a ciascuno dei candidati è stato assegnato un diverso e specifico codice a barre, riprodotto sulla scheda anagrafica e sul questionario somministrato a ciascuno di essi. Tale modus procedendi ha, a parere del Collegio, violato il principio dell’anonimato che deve presiedere allo svolgimento delle prove selettive, così come ai concorsi a pubblici impieghi. Essa, infatti, consentiva -anche in astratto- che dal codice a barre specifico e personale di ciascuno dei candidati, segnato sulla scheda anagrafica del medesimo, si potesse risalire al questionario del medesimo candidato, che riportava tale codice a barre.
Tanto basta a determinare l’illegittimità dei provvedimenti che predisponevano siffatta modalità di svolgimento delle prove, nonchè degli atti conseguenti, e ciò anche a prescindere dalla concreta dimostrazione che, in effetti, ciò abbia condotto alle possibili distorsioni segnalate in ricorso“.

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Avv. Santi Delia

Numero chiuso: il Consiglio di Stato decreta che l’ammissione con riserva diventa definitiva se si superano tutti gli esami del primo anno

indexIl precedente. Nel 2012, con una storica pronuncia del T.A.R. L’Aquila, si decretava la definitiva ammissione di uno studente ammesso grazie alla “sospensiva”. Secondo i giudici amministrativi abruzzesi, essere riusciti ad ottenere l’ammissione al secondo anno non può che significare che lo studente aveva dimostrato di possedere quelle attitudini e qualità che il test di ammissione avrebbe dovuto certificare.

Si discorreva, in tale frangente, di stabilizzazione degli effetti giuridici scaturenti dall’accoglimento della sospensiva, individuando un intrinseco ed innovativo raccordo fra la detta misura cautelare ed il disposto dell’art. 4, comma 2 bis del d.l. 30 giugno 2005, n. 115 introdotto dalla legge di conversione 14 agosto 2005, n. 168, a tenore del quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela“.

La sanatoria, in altre parole, traeva la sua ragion d’essere da una situazione di fatto incontestabile, ovvero il superamento delle prove d’esame del primo anno, anche laddove ciò fosse stato consentito da un provvedimento giurisdizionale cautelare che avesse determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.

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Ammissione al T.F.A.: illegittimo il D.M. 249/10 nella parte in cui esclude i laureati prima del 1998

Il T.A.R. Lazio ha dichiarato la manifesta irragionevolezza del D.M. 249/10, del Bando di Ateneo di ammissione al T.F.A. e del presupposto DM n. 39/98, per contrasto all’art.11 delle disposizioni sulla legge in generale, nei confronti dei soggetti laureatisi precedentemente all’entrata in vigore del D.M. 39/98.

Il ricorrente, in possesso di Laurea in Scienze Statistiche conseguita nell’a.a.1995/96, subiva l’esclusione dalla procedura concorsuale per l’accesso al corso di T.F.A. per la classe A039 Geografia per mancanza di uno dei titoli abilitativi previsti dal DM 39/98 (laurea in geografia, economia e commercio e lettere o, in via transitoria, di qualsiasi laurea purchè conseguita entro l’a.a.1993/94 e nel piano di studi fossero compresi 2 corsi annuali o uno biennale di geografia).

Secondo il T.A.R. Lazio la censura dei legali “appare fondata, in quanto il DM n.39/98, nell’individuare i titoli di studio validi per l’ammissione ai concorsi a cattedre e i titoli di studio validi ai medesimi fini (solo) se conseguiti entro un determinato periodo, appare pregiudicare la posizione di chi si fosse laureato precedentemente, senza che a ciò corrisponda una reale esigenza di interesse pubblico, con riferimento alle classi di concorso (tra cui quella di geografia) per cui non è stato previsto un regime transitorio.

Tanto più che, nel caso specifico,il ricorrente – come richiesto dalla normativa vigente al momento in cui aveva intrapreso il proprio corso di studi- aveva inserito nel proprio piano di studi due corsi annuali di geografia, al fine di accedere alla classe di concorso A29 per l’insegnamento di geografia nelle scuole secondarie di secondo grado e, in virtù di ciò, dopo la laurea veniva inserito nell’elenco dei soggetti idonei allo svolgimento delle supplenze (c.d.terza fascia).

Pertanto, il ricorso merita accoglimento e, per l’effetto, vanno annullati, in parte qua, il DM 39/98, il D.R dell’Università di Firenze del 3 maggio 2012 n.30888 (art.2, “requisiti di ammissione”) e il conseguente decreto di esclusione del ricorrente dalla procedura di cui trattasi”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 19 dicembre 2012, n. 11077

Congelati SSIS: il T.A.R. Lazio dichiara l’illegittimità del Decreto Ministeriale di aggiornamento delle G.A.E.

congelati-ssis.jpgCon il D.M. 572/13 di aggiornamento delle G.A.E., ancora una volta non si consente ai DEPENNATI ed ai CONGELATI SISSIS che avevano omesso di inserirsi in G.A.E. nel 2009 ma che ora hanno ottenuto l’abilitazione a mezzo del T.F.A. di poter inserirsi e/o reinserisi in G.A.E.

Secondo l’ex Ministro  Gelmini che aveva presentato un emendamento al Decreto del Fare i si tratta di docenti discriminati perché, pur avendo gli stessi titoli e gli stessi requisiti dei colleghi già presenti nelle Gae, sono esclusi per mancato aggiornamento d’iscrizione, dopo la chiusura delle graduatorie con la Legge 27 dicembre 2006 n.296 o per aver dimenticato di iscriversi nel 2009 quali congelati SISSIS.

Di fatto è impedito, a docenti in possesso di titoli e di merito, di avere l’opportunità di lavorare nella scuola per gli ostacoli burocratici frapposti dal MIUR.

Il T.A.R. Lazio ha eliminato questa disparità ed ha dichiarato l’illegittimità del Decreto Ministeriale “in particolare nella parte in cui omette di considerare per l’inserimento nelle GAE, la posizione di tutti quei soggetti che erano stati ammessi alla frequenza delle SSIS”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, ord. 4 ottobre 2013, n.3862

Avv. Santi Delia

Ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: caos bonus maturità…ecco cosa succederà

test_numero_chiuso-300x164.jpgSarebbe il terzo revirement in poco meno di 6 mesi. Due Ministri (Profumo e Carrozza), due Ministeri (con l’entourage dei rispettivi Ministri), il meglio della classe dirigente di destra e di sinistra. L’espressione tecnica di una politica delle larghe intese in un momento di congiuntura, anche economica, assai sfavorevole.

Cosa ha partorito quest’eccellenza? L’introduzione del bonus maturità per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso e l’entrata in vigore, immediata e senza appello, di una norma (contenuta nel c.d. Decreto Fioroni del 2008) che nessuno dei loro predecessori politici aveva mai avuto il coraggio di attuare.

Appuratone l’esito l’UDU ed i suoi legali (Santi Delia e Michele Bonetti) gridano allo scandalo: il sistema non funziona è profondamente iniquo e comprime in maniera ancora meno giustificata e giustificabile il diritto allo studio. Vogliamo, dicono gli studenti, un Consiglio dei Ministri immediato per la revisione del sistema.

Ma li, tra Viale Trastevere e Piazzale Kennedy, ci sono i Ministri ed il Ministero: quale migliore garanzia per la scelta del giusto sistema di selezione della futura classe dirigente italiana?

Il primo imbarazzante dietro front è del giugno 2013. Appena insediato il nuovo Ministro non ci vede chiaro rinvia il test, anche per l’accoglimento di un nostro ricorso al T.A.R. sulle modalità di presentazione della domanda, ed annuncia un correttivo e l’istituzione di una commissione di studio.

Il rimedio è peggiore del male. L’estate passa e i nostri ragazzi studiano con la consapevolezza che il bando di ammissione parla di un bonus che sarà decisivo ai fini dell’ammissione.

Poi a 48 ore dall’esame più importante della loro vita il Ministro va in piazza e dichiara che quei ragazzi avevano ragione. Il sistema non funziona.

 

 

“L’abbiamo guardato da tutte le parti, ho insediato una commissione tecnica apposta, abbiamo capito che è difficile introdurre un premio che garantisca giustizia. Sono giunta alla conclusione che sia impossibile.

Abbiamo provato a cambiare il bonus a giugno, a renderlo più equo, adesso è l’ora di fermarci. Per i test del 2014 il bonus maturità non ci sarà. La commissione ministeriale, in un secondo momento, ci dirà qual è il modo migliore per premiare gli studenti più efficaci delle scuole superiori”.

E’ la prova provata che il sistema bonus è l’ennesimo pasticcio all’italiana. Dopo 5 anni in cui la Legge che lo ha ideato (il c.d. Decreto Fioroni) viene rinviata nell’entrata in vigore di anno in anno, solo da aprile 2013 tutti gli studenti ne hanno appreso l’applicazione sin da settembre. I criteri previsti dal Legislatore, in appena qualche settimana di lavori frenetici, sono stati stravolti dal MIUR che ha confezionato la più barbara delle lotterie. I 10 punti verranno attribuiti non sulla base del merito ma solo con calcoli statistici (i c.d. percentili) per nulla capaci di fotografare e premiare il percorso di studi dei ragazzi. Qualche esempio? Uno studente modello del Maurolico che ha ottenuto 99 potrà ottenere zero punti di bonus. Lo stesso 99 ottenuto all’Istituto industriale o professionale della città o delle provincia valrà 9 punti. Tra il Nord e il Sud, inoltre, i valori di percentile sono enormemente differenti e saranno avvantaggiati proprio gli studenti del Nord con limiti di percentili più bassi che consentono a voti superiori all’80 di ottenere dei punti. 

Lunedi, alle ore 11,00, mentre migliaia di studenti con le loro famiglie ad assisterli saranno impegnati nella prova per l’ammissione a Medicina, il Consiglio dei Ministri deciderà la sorte di tutti loro.

Sembra una beffa, uno scherzo…ma è solo la pura e semplice verità. Una cronaca fedelissima.

Quest’anno, a meno di una sospensione per un anno del numero chiuso (TUTTI AMMESSI ALLA FREQUENZA DEL CORSO DI LAUREA CHE SI SCEGLIE) che ci auguriamo e che con l’UDU stiamo continuando a chiedere con forza, l’ammissione sarà regolata da questo criterio assurdo.

Non consentiremo che il diritto allo studio venga compromesso sulla base di una mera cabala perché non si può decidere il futuro di un ragazzo con questi criteri, saremo in migliaia a ricorrere (con il maxi ricorso UDU) contro questo sistema.

Convocazione Consiglio dei Ministri n. 23

Avv. Santi Delia

Corte Appello di Milano: agli specializzandi 70.000 euro di risarcimenti

medici4.jpgLa Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.

Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 – “bloccata” al valore del 1992 – senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

 

Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l’anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.

C. App. Milano, Sez. Lavoro 24 luglio 2013, n. 4832.

Obiettivo avvocato: parte il corso di preparazione per l’esame di abilitazione forense

images?q=tbn:ANd9GcQ6oR6BXhBGM-QET1FfG3tGUCIzqgquf1fY_JZc6pfslG9jjHLLIl Direttore Scientifico Avv. Santi Delia è lieto di comunicare a tutta l’utenza del Weblog di Informazione giuridica  l’imminente avvio dei corsi di preparazione per l’esame di abilitazione alla professione forense, che verranno tenuti presso le sedi di Messina e Taurianova.

La caratteristica principale del corso risiede nell’originalità del metodo didattico impiegato: gli iscritti, posti innanzi ad una fattispecie controversa tratta dalla prassi giudiziaria, saranno accompagnati nella ricostruzione personale del caso, attraverso la padronanza del quadro normativo di riferimento, l’elaborazione delle sue possibili interpretazioni, l’individuazione della soluzione più confacente alla vicenda esaminata, e la verifica delle argomentazioni a sostegno di essa.

Il contributo del docente, dunque, sarà essenzialmente rivolto a dotare i corsisti di un’autonoma capacità di analisi, valutazione e discernimento, che consenta loro di fronteggiare qualsiasi tematica giuridica, anche qualora non abbia formato oggetto di studio specifico da parte dell’iscritto al corso.

Accanto all’approccio individualizzante, non mancherà il consolidamento globale delle conoscenze più rilevanti nei settori del diritto civile e penale, oggetto delle tracce dei pareri motivati assegnati in sede d’esame.

Gli iscritti sapranno destreggiarsi fra gli istituti giuridici più ricorrenti nell’esperienza giurisprudenziale, per scoprirsi in possesso delle tecniche di argomentazione e di analisi critica essenziali al raggiungimento dello scopo prefissato.

La tre-giorni di prove scritte, pertanto, non desterà più alcuna preoccupazione, costituendo la sede naturale in cui fare applicazione spontanea delle acquisizioni teorico-pratiche e gli accorgimenti decisivi per una corretta impostazione dei pareri motivati e dell’atto giudiziario, richiesti all’aspirante avvocato per l’accesso alla professione.

Per informazioni:

nn. tel. 090/6412910 – 090/6406782

cell. 339/3714079

Mail info@obiettivoavvocato.it

Sarà possibile, inoltre, ricevere per appuntamento, presso le sedi di Messina e Taurianova, al fine di illustrare personalmente il metodo didattico che verrà seguito.

Il MIUR ci ripensa ecco il nuovo decreto su Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura

test_numero_chiuso-300x164.jpgIl caos percentili. Un bonus maturità che nessuno riesce neanche al calcolare ed un ricorso al T.A.R. Ecco cosa arriva sul tavolo del neo Ministro Carrozza ed ecco gli scenari del nuovo Decreto. Si cambiano le norme del predecessore Profumo….ma non troppo. Rimane il bonus di maturità, cambia il metodo di calcolo. Le sperequazioni sembrano persistere tutte ed il Ministero ne è consapevole. Si spostano le date e si torna a settembre. 

Le ragioni del reviremant di Viale Trastevere sono tante.

La prima, probabilmente la più forte, è la polemica sul bonus di maturità. Una sperequazione sotto gli occhi di tutti che aveva fatto gridare allo scandalo la CRUI, gli studenti, le loro famiglie e persino i quotidiani nazionali. Salvo Intravaia su Repubblica aveva fornito un quadro così tanto paradossale degli effetti del vecchi decreto da far impallidire  anche i più convinti sostenitori del bonus Profumo.

Non cambia granchè per la verità giacchè è proprio il comunicato stampa del Ministero a confessare che “il nuovo Decreto ministeriale punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità, ma non può intervenire in radice (ad esempio sul cosiddetto bonus maturità), in quanto vincolati dall’attuazione del decreto legislativo 14 gennaio 2008 n.21, i cui principi non possono essere modificati da un decreto ministeriale”.

“Per questo motivo”, continua il comunicato “iil Ministro Carrozza ha deciso di insediare contestualmente una commissione che, alla luce della prima esperienza applicativa, formuli delle proposte operative, anche con modifiche alla normativa primaria e secondaria, al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato e che sia in grado di valorizzare le potenzialità dei candidati”.

Tra questi saggi, tuttavia, non vi è nessun matematico ma spiccanoo ordinari di medicina, veterinaria, architettura e, una vera chicca, un associato di Malattie infettive degli animali domestici. Nessuno dubita sulle competenze nelle rispettive materie dei saggi ma non pare che queste competenze siano quelle giuste per risolvere le sperequazioni di un sistema che da oltre un decennio dimostra falle sempre più evidenti.

La seconda è un vero e proprio autogol del Ministero. Le domande inserite non potevano modificarsi neanche in caso di errore commesso prima della scadenza originaria (7 giugno alle ore 15). Chi sbagliava doveva tenersi la domanda così come inserita anche con una sola opzione di sede. Da qui parte un ricorso al T.A.R. Lazio e l’accoglimento del Presidente della Sezione III.

In punto di fumus, i dedotti motivi sembrano dotati di apprezzabile valutazione, apparendo illogica e non proporzionata la previsione del bando nella parte in cui esclude tale possibilità, quando ancora non sono scaduti, come nella specie, i termini perentori di presentazione delle domande“. Il rischio era il caos giacchè tutti coloro che avevano errato avrebbero avuto la possibilità di ricorrere in futuro in ipotesi di ammissione in una delle sedi non inserite.

Ed ecco che arriva il rinvio e la riapertura delle iscrizioni che accontenta anche gli studenti dell’anno di maturità ingiustamente penalizzati.

Il nuovo dcreto segue la linea del T.A.R. “le preferenze sono irrevocabili e non integrabili successivamente alle ore 15.00 del 18 luglio 2013. Farà in ogni caso fede l’ultima “conferma definitiva” espressa da l candidato entro tali termini”.

Ecco tutte le (ri)novità in pillole.

Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.

Tale scelta avviene obbligatoriamente al momento dell’iscrizione alla prova di ammissione (tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013).

Per quanto riguarda la scelta della sede, il MIUR segue ancora una volta la via tracciata dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Dopo l’accoglimento di numerosi ricorsi riguardanti la tardiva scelta dell’opzione di sede, viene stabilito che la prima sede prescelta è quella dove si effettua il concorso.

Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.

Sempre all’atto dell’iscrizione al test, e quindi tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013, gli studenti dovranno indicare le “sedi per cui si intende concorrere”. L’attribuzione della sede avverrà nel medesimo senso dell’anno accademico precedente e cioè assegnando la sede prescelta sulla base del punteggio ottenuto e sino all’esaurimento dei posti in quel determinato Ateneo.

Ad esempio ove il candidato abbia partecipato al test presso la sede di Palermo (prima opzione automatica) ed abbia indicato come seconda scelta Messina, come terza Catania, poi Roma La Sapienza ed a seguire L’Aquila ed abbia totalizzato il punteggio di 70, otterrà l’ammissione nella sede (tra quelle prescelte) ove nessun altro candidato sia stato ammesso con tale punteggio.

E quindi ove a Palermo, Messina, Catania e Roma tutti gli ammessi abbiano almeno 71 di punteggio, il candidato otterrà l’ammissione a L’Aquila ove ipotizziamo che l’ultimo ammesso avrà totalizzato 68 punti.

Ove invece anche a Messina si dovesse ottenere l’ammissione con, ad esempio 69 punti, a L’Aquila verrà preferita la scelta su Messina indicata in via prioritaria.

Grazie a tale sistema di preferenza, ove il candidato abbia comunque indicato tutte le sedi disponibili dimostrando volontà a spostarsi rispetto alla propria prima scelta, in ipotesi di punteggio utile, otterrà l’ammissione.

Una volta ottenuta l’ammissione presso una delle opzioni potrà decidere se immatricolarsi o attendere che terminino gli scorrimenti presso le sedi indicate in via prioritaria. Ove si decida ad immatricolarsi (nel nostro esempio precedente a L’Aquila) le altre scelte anche se prioritarie verranno cancellate (in quel caso Messina).

Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.

Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.

 

Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.

Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.

Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.

I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità in anni precedenti pari almeno a 80/100 “e non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13“. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 30 agosto 2013.

Per chi si diploma quest’anno, invece,”il punteggio viene attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di stato almeno pari a 80/100 e il cui voto sia non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13 secondo la seguente tabella:

Voto dell’esame di stato  non inferiore all’80esimo percentile e pari a:

Punteggio

100 e lode

10 punti

99-100

9 punti

97-98

8 punti

95-96

7 punti

93-94

6 punti

91-92

5 punti

89-90

4 punti

86-87-88

3 punti

83-84-85

2 punti

80-81-82

1 punto

 L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha solo in parte diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.

E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.

Le disparità nella valutazione degli studenti nelle diverse province della Penisola potrebbe dare effetti aberranti. Sarebbe certamente da preferire una riforma che avesse agito in maniera strutturale  sulla programmazione degli accessi e non, esclusivamente, sul parametro della valutazione del diploma.

Nulla è previsto per i titoli di laurea vantati dai candidati e si prospetta, quindi, un pericoloso vuoto “regolamentare” sul punto che potrebbe essere foriero di contenzioso.

Per il calcolo dei percentili consigliamo questa lettura.

Il vademecum dei termini.

Dal 25 giugno al 28 luglio 2013 (ore 15.00): Iscrizione on line alla prova. Il perfezionamento dell’iscrizione avviene con il pagamento della tassa che ogni Ateneo stabilirà nei propri bandi.

All’atto dell’iscrizione on line è necessario inserire un valido indirizzo di posta elettronica e/o un numero di cellulare.

E’ questo il momento in cui indicare le sedi di preferenza per cui si intende concorrere. TALI PREFERENZE SONO IRREVOCABILI E LA PRIMA PREFERENZA E’ SEMPRE QUELLA IN CUI SI DECIDE DI SOSTENERE IL TEST.

Dal giorno successivo alla prova e per 6 giorni (ad esempio per Medicina e Odontoiatria dal 10 al 16 settembre) dovrà essere indicata nella propria area riservata il voto di maturità frattanto ottenuto. In mancanza di tale dato verrà attribuito il punteggio di ZERO.

Successivamente verrà percentualizzato il voto indicato sulla base di quanto chiarito in precedenza.

Dal 17 settembre in poi (prima Veterinaria ed in seguito gli altri Corsi di laurea) sarà possibile consultare il proprio voto nel test.

il 30 settembre verrà infine pubblicata la graduatoria nazionale di merito che tiene conto anche del voto di diploma.

Se il nominativo rientra tra i soggetti ASSEGNATI, grazie al proprio punteggio si è ottenuta l’ammissione nella PRIMA sede prescelta. Se, invece, il proprio nominativo è tra quelli PRENOTATI si può attendere prima di immatricolarsi o lo si può fare immediatamente perdendo però il diritto ad ottenere l’ammissione nelle altre sedi indicate in via prioritaria ma, al momento, sature.

D.M. 12 giugno 2013

D.M. 24 aprile 2013, n. 334

Avv. Santi Delia

Posti vacanti riservati agli extracomunitari: il CGA muta indirizzo. Si all’attribuzione ai comunitari

images?q=tbn:ANd9GcRBZtJOqVNn2uHe900uA_hIdtjDNgsKXZMnoG3mSqP0R16MfbJeUgIL CASO. Come ogni anno, da ormai un decennio, diversi posti riservati agli studenti extracomunitari restano vacanti. Quest’anno, in particolare, stante l’introduzione di una soglia minima di 20 punti, i posti liberi sono diverse centinaia in Italia.

I non pochi ed ambitissimi posti rimangono liberi e diversi soggetti comunitari chiedono al T.A.R. Catania che gli vengano attribuiti. I Giudici Etnei accolgono il ricorso ma il Ministero appella la sentenza.

La decisione. Sarà possibile attribuire tali posti vacanti ai cittadini comunitari che abbiano utilmente partecipato al concorso?

Si secondo il CGA, secondo cui “il Collegio, infatti, condivide l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato (cfr. ex plurimis, Cons. St., sez. VI, 10 settembre 2009 n. 5434; Id., ordd. n. 647/2012 e n. 1791/2012), secondo cui, in presenza di un rapporto di congruità fra le strutture dell’Università ed il numero complessivo programmato per le iscrizioni al corso di laurea in medicina e chirurgia, la garanzia del diritto allo studio sancita dall’art. 34, primo comma, della Costituzione – che si qualifica come diritto della persona e non soffre di limitazioni in relazione al grado di istruzione – porta a privilegiare la tesi volta ad assicurare lo scorrimento degli studenti comunitari, utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari restati non utilizzati.

Pertanto va confermata l’impugnata sentenza di primo grado, laddove ha disposto l’obbligo dell’Amministrazione di consentire lo scorrimento della graduatoria, con le modalità nella stessa indicate.

C.G.A., 10 maggio 2013, n. 467, Pres. De Nictolis

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Contra Cons. Stato, Sez. VI, 18 ottobre 2011, n. 5593

Avv. Santi Delia

Corte Costituzionale: incostituzionale la Legge Gelmini. Anche i professori universitari possono andare in pensione a 72 anni

images4.jpgIl Consiglio di Stato aveva dubitato della legittimità costituzionale dell’articolo 25 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario). In particolare, i rimettenti dubitano che la norma censurata – escludendo l’eventuale trattenimento in servizio per un biennio, oltre l’età del collocamento in quiescenza, per i professori e per i ricercatori universitari che ne abbiano fatto istanza – violi:

a) il principio di buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.) e il principio dell’autonomia universitaria (art. 33, sesto comma, Cost.), perché priverebbe le università, discriminandole rispetto a qualsiasi altro ente pubblico, del potere di valutazione e di accoglimento delle istanze di trattenimento in servizio presentate dal personale docente, anche laddove tale prolungamento risulti funzionale a specifiche esigenze organizzative, didattiche o di ricerca, impedendo alle università di utilizzare una misura organizzativa, seppure eccezionale, in materia di provvista del personale e privando gli atenei di docenti caratterizzati da una qualificazione scientifica ben difficilmente ripetibile;

b) il principio del legittimo affidamento e della sicurezza giuridica, ai sensi dell’art. 3 Cost., nella misura in cui prevede che la regola introdotta dalla norma censurata si applichi indistintamente a tutti i professori e ricercatori universitari, anche a quelli che hanno fatto legittimo affidamento su una disciplina che consentiva il mantenimento in servizio per un ulteriore biennio, in quanto erano stati già autorizzati con decreto rettorale adottato sulla base della originaria normativa dettata dall’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell’art. 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), con conseguente irragionevole disparità di trattamento tra situazioni sostanzialmente identiche, essendo esclusi soltanto i beneficiari di un atto di mantenimento in servizio che abbia già iniziato a produrre effetti; c) l’art. 3 Cost. per violazione del principio di ragionevolezza, tenuto conto della disciplina di cui all’art. 16 d.lgs. n. 503 del 1992, quale tertium comparationis, in relazione alla quale la scelta legislativa appare sbilanciata e sproporzionata perché, in nome dell’esigenza del ricambio generazionale, il legislatore non si è fatto carico delle negative ripercussioni che potrebbero derivarne sui principi del buon andamento della pubblica amministrazione e della tutela dell’autonomia universitaria (artt. 97 e 33 Cost.): la disparità di trattamento tra categorie di pubblici dipendenti (i professori e ricercatori universitari rispetto al restante personale pubblico) si traduce in una disparità di trattamento anche tra i relativi enti di appartenenza, perché viene negata alle università, titolari di un’autonomia funzionale costituzionalmente garantita, ogni margine di autonomo apprezzamento”.

Della stessa opinione è la Corte Costituzionale. Ecco perchè.

“Il dettato della norma censurata (il cui chiaro significato non si presta a dubbi ermeneutici) esclude l’applicazione a professori e ricercatori universitari dell’art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 503 del 1992, così precludendo a tale categoria la facoltà, riconosciuta agli altri dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici, di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsto, previa valutazione favorevole dell’amministrazione di appartenenza, secondo i criteri nel medesimo art. 16 indicati.

Orbene, tale esclusione si rivela del tutto irragionevole e si risolve, quindi, in violazione dell’art. 3 Cost.

Va premesso che, come questa Corte ha più volte affermato, il legislatore ben può emanare disposizioni che vengano a modificare in senso sfavorevole per gli interessati la disciplina dei rapporti di durata, anche se l’oggetto di questi sia costituito da diritti soggettivi perfetti, unica condizione essendo che tali disposizioni «non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l’affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica, da intendersi quale elemento fondamentale dello Stato di diritto» (sentenze n. 166 del 2012, n. 302 del 2010, n. 236 e n. 206 del 2009).

Nei casi in esame non è dato individuare ragioni idonee a giustificare, per la sola categoria dei professori e ricercatori universitari, l’esclusione dalla possibilità di avvalersi del trattenimento in servizio disciplinato dal citato art. 16, comma 1.

(…) Resta dunque priva di giustificazioni l’esclusione della sola categoria dei professori e ricercatori universitari dall’ambito applicativo del citato art. 16, comma 1, quando proprio per tale categoria l’esigenza suddetta si presenta in modo più marcato, avuto riguardo ai caratteri ed alle peculiarità dell’insegnamento universitario. La norma impugnata trascura del tutto tale profilo, introducendo una disciplina sbilanciata e irrazionale, che si pone in deciso contrasto con gli articoli 3 e 97 Cost”.

Avv. Santi Delia

Corte Costituzionale, 9 maggior 2013, n. 83