Esami d’avvocato 2013: i giudizi delle sottocommissioni devono essere motivati

Esame-avvocato-2012Ennesima pronuncia dei giudici amministrativi sull’obbligo di motivazione nei giudizi espressi sugli elaborati redatti per l’esame d’abilitazione forense. In questo caso è il TAR Calabria, dopo un’identica pronuncia del TAR Brescia, a ribadire l’obbligo di motivazione in base a quanto stabilito nella recente riforma dell’ordinamento forense.

In particolare i giudici calabresi hanno affermato che con la riforma dell’ordinamento forense è stato pienamente recepito il principio di matrice comunitaria secondo cui l’accesso ad un professione regolamentata, come quella forense deve avvenire in condizioni chiare ed inequivocabili e quindi di assoluta trasparenza.

Ma per raggiungere questo scopo è necessario che il candidato, che in sede d’esame deve dimostrare la sua preparazione teorico pratica, venga reso edotto delle ragioni per le quali il suo bagaglio tecnico professionale non è stato ritenuto congruo per consentirne l’accesso alla professione.

Del resto, proprio in quest’ottica, prosegue la pronuncia del TAR, si inserisce il disposto dell’art. 46 co. 5, L. n. 247/2012 che “evidentemente per non rendere troppo gravoso il lavoro di correzione, prevede un obbligo di motivazione attenuato, in quanto non esige un vero e proprio giudizio analitico, ma richiede che il voto trovi giustificazione nelle annotazioni a margine degli elaborati (correzione parlante). In altri termini, l’aspirante avvocato deve essere messo in grado di comprendere quali passaggi delle proprie argomentazioni siano stati ritenuti adeguati e quali invece criticati o giudicati erronei.

I Giudici calabresi, quindi, concludono disponendo l’obbligo “dell’amministrazione di provvedere, nel rispetto dell’anonimato, alla motivata ripetizione della valutazione degli elaborati di parte ricorrente non aventi giudizio positivo”.

D’altra parte che la motivazione costituisca orma un elemento essenziale dei giudizi espressi sulle prove degli aspiranti avvocati rappresenta circostanza acquisita, tanto che  alcune sottocommissioni proprio quest’anno hanno motivato le valutazioni compiute sugli elaborati, come peraltro accaduto anche nelle scorse tornate, dove, però, non esisteva una disposizione legislativa che imponeva un obbligo cosi preciso.

 Non si capisce pertanto come sia stato possibile che anche quest’anno varie sottocommissioni, la maggior parte a dire il vero, abbiano “deciso” autonomamente di “disapplicare” una norma di legge, nata con l’intento di rendere l’esame d’abilitazione assolutamente trasparente, consentendo così al candidato di comprendere realmente le ragioni dell’insufficienza e, allo stesso tempo, dandogli la possibilità di “lavorare” adeguatamente sulle sue lacune per raggiungere quel livello di preparazione necessario per svolgere la professione forense.

Per ragioni assolutamente oscure tutto questo non viene compreso e, dimenticando la delicatissima funzione sociale che la professione forense è tenuta a svolgere, si preferisce mantenere un esame d’abilitazione che non riesce a valutare adeguatamente la preparazione di ciascun candidato.

Come sovente accade in Italia devono essere i Giudici a “ricordare” all’amministrazione, variamente intesa, l’applicazione delle norme di legge, anche quando queste, come nel caso dell’art. 46, co. 5 L. n. 247/2012, non lasciano spazio a margini interpretativi.

Avv. Santi Delia 

Avv. Rosario Cannata

dott. Alberto Pappalardo

 

 

 

 

Esame di Avvocato: la motivazione è necessaria se la valutazione è al limite della sufficienza

 

 

esame1.jpgCon sentenza numero 7289 del 18 luglio 2013 Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima, si è pronunciato sul ricorso presentato da un aspirante Avvocato il quale aveva sostenuto l’esame di abilitazione nell’anno 2011. Il ricorrente impugnava, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, il verbale della Commissione esaminatrice nel punto in cui nel valutare non sufficienti gli elaborati non ha espresso alcun giudizio motivato.

La Commissione, secondo parte ricorrente, non avrebbe giustificato minimamente il giudizio negativo, allorché l’attribuzione di una valutazione al limite della sufficienza, 84 su 90 (28 parere di civile, 28 parere di penale, 28 prova pratica di diritto penale), richiedeva che si esternasse almeno una pur blanda giustificazione al voto attribuito, conformemente ai criteri fissati nel verbale della Commissione Centrale istituita per l’esame di Avvocato. Inoltre, l’aspirante Avvocato si doleva della circostanza che nel testo degli elaborati non erano presenti segni o sottolineature in grado da lasciar comprendere le ragioni sottese all’attribuzione di quel punteggio.

Il T.A.R., ha richiamato l’orientamento maggioritario della giurisprudenza amministrativa, a rigore del quale il voto numerico, in quanto espressione e sintesi del giudizio tecnico-discrezionale della Commissione non abbisogna di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, né tanto meno le annotazioni, le sottolineature o altri segni grafici a margine possono costituire in sé sintomo di omessa valutazione, non essendo tale obbligo imposto da nessuna norma.

Però, il voto numerico è bastevole, senza ulteriori specificazioni, “in quanto siano stati previamente determinati adeguati criteri di valutazione, che consentono di ricostruire ab externo la motivazione di tale giudizio, risultando, dunque, il punteggio sufficiente soltanto ove i criteri siano predeterminati rigidamente, e insufficiente nel caso in cui gli stessi criteri si risolvano in espressioni generiche o, addirittura, come nel caso di specie, manchino del tutto”.

Qualora dovessero mancare tali criteri, non vi sarebbe alcuna tutela per gli interessati, non potendo esservi idonee garanzie sia in sede concorsuale, per ciò che attiene la congruità dei criteri valutativi e la corretta e imparziale applicazione nei confronti di tutti i concorrenti, sia in sede giustiziale ove non sarà possibile controllare la congruità e verificarne la corretta applicazione. Anche se la fissazione dei criteri di massima e la valutazione delle prove d’esame rientrano nella discrezionalità della Commissione esaminatrice, comportandone l’insindacabilità dell’operato in sede di legittimità, il giudice amministrativo non potendo sostituire la propria valutazione a quella dell’Amministrazione, laddove queste decisioni si appalesano quali illogiche, irragionevoli ed irrazionali, estende il proprio sindacato al giudizio espresso dalla Commissione.

I giudicanti hanno rilevato l’illegittimità dell’operato della Commissione “che procedeva alla valutazione degli elaborati del candidato senza la precisa determinazione degli elaborati del candidato senza la precisa determinazione delle modalità di attribuzione del punteggio successiva alla lettura di tutti e tre gli elaborati, così come stabilito nel verbale della Commissione Centrale istituita presso il Ministero della Giustizia per l’esame di Avvocato sessione 2011 del 5.12.2011, contenente l’indicazione dei criteri di valutazione per l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione forense- sessione 2009, cui ciascuna sottocommissione era vincolata in quanto lex specialis, e che la IX Commisione esaminatrice ……dichiarava espressamente di recepire integralmente e fare propri”.

Ma vi è di più.

Per il Collegio “l’attribuzione di un punteggio ai limiti della sufficienza imponeva alla Commissione di esternare la pur minima giustificazione in merito al complessivo voto attribuito”. Infatti, così come più volte stabilito dai giudici di Palazzo Spada, “dopo l’entrata in vigore della legge n. 241 del 1990, l’onere di motivazione delle prove di un concorso pubblico o di un esame è sufficientemente adempiuto con l’attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest’ultimo come formula sintetica, ma eloquente, che esterna la valutazione tecnica compiuta dalla Commissione, rispetto alla quale l’ulteriore motivazione si tradurrebbe in un’inutile duplicazione, salvo il caso in cui vi sia un contrasto talmente rilevante tra i punteggi attribuiti dai componenti della commissione da configurare un’eventuale contraddittorietà intrinseca del giudizio complessivo”. Nel caso posto all’attenzione dei giudici, le Sottocommissioni nelle operazioni di correzione degli elaborati avrebbero dovuto esplicitare le modalità di valutazione degli elaborati, integrando il voto assegnato ai candidati in maniera tale da rendere percepibile il significato, essendo vincolate alle disposizioni di cui al verbale redatto dalla Commissione Centrale.

Pertanto, “la mancata esternazione delle modalità di attribuzione del punteggio, come previsto dalla Commissione Centrale, vizia il giudizio reso dal ricorrente che, in accoglimento del ricorso, deve essere annullato”. Il Tribunale Amministrativo ha inoltre disposto la nuova correzione di tutte le prove svolte dall’aspirante Avvocato, da parte di una Commissione da costituirsi ad hoc, o comunque da parte di una Sottocommissione diversa da quella precedente nella sua composizione, con le opportune garanzie di anonimato, previa eliminazione di ogni sottolineatura o di ogni altro segno, finanche attraverso la contestuale ricorrezione di almeno dieci elaborati appartenenti a candidati della stessa sessione d’esame.

T.A.R. Lazio, Sezione Prima, sentenza del 18 luglio 2013 n. 7289

Dott. Antonino Araca

Notifiche dell’Avvocato a mezzo posta: rivoluzione in vista, arriva la pec.

Le_notifiche_eseguite_dagli_avvocati_Full.jpgNOTIFICAZIONI DI ATTI CIVILI, AMMINISTRATIVI E STRAGIUDIZIALI PER GLI AVVOCATI.

Da oggi anche a mezzo pec e non solo con l’utilizzo del servizio postale.

Le nuove disposizioni, tuttavia, acquistano efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di modifica delle regole tecniche (DM 44/2011) da emanarsi entro 180 giorni, così come previsto dall’art. 1 comma 19 della Legge di stabilità 2013.

Ecco il testo della Legge n. 53/1994 così come modificata dalla nuova riforma (in neretto tutte le novità).

Legge 21 gennaio 1994, n. 53

(così come modificata dalla Legge n. 148/2011 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre 2011 e dall’art. 1 comma 19 della Legge 24 dicembre 2012, n. 228  Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilita’ 2013). (GU n. 302 del 29-12-2012).

Articolo 1

1. L’avvocato o il procuratore legale, munito di procura alle liti a norma dell’articolo 83 del codice di procedura civile e della autorizzazione del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto a norma dell’articolo 7 della presente legge, può eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale a mezzo del servizio postale, secondo le modalità previste dalla legge 20 novembre 1982, n. 890 ovvero a mezzo della posta elettronica certificata salvo che l’autorità giudiziaria disponga che la notifica sia eseguita personalmente.

Articolo 2

1. Per la notificazione di cui all’articolo 1, effettuata a mezzo del servizio postale, il notificante utilizza speciali buste e moduli per avvisi di ricevimento, di cui deve fornirsi a propria cura e spese, conformi al modello prestabilito dall’Amministrazione postale per la notifica a mezzo posta.

Articolo 3

1. Il notificante che procede a norma dell’articolo 2 deve:

a) scrivere la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento;

b) presentare all’ufficio postale l’originale e la copia dell’atto da notificare; l’ufficio postale appone in calce agli stessi il timbro di vidimazione, inserendo quindi la copia, o le copie, da notificare nelle buste di cui all’articolo 2, sulle quali il notificante ha preventivamente apposto le indicazioni del nome, cognome, residenza o dimora o domicilio del destinatario, con l’aggiunta di ogni particolarità idonea ad agevolarne la ricerca; sulle buste devono essere altresì apposti il numero del registro cronologico di cui all’articolo 8, la sottoscrizione ed il domicilio del notificante;

c) presentare contemporaneamente l’avviso di ricevimento compilato con le indicazioni richieste dal modello predisposto dall’Amministrazione postale, con l’aggiunta del numero di registro cronologico.

2. Per le notificazioni di atti effettuate prima dell’iscrizione a ruolo della causa o del deposito dell’atto introduttivo della procedura, l’avviso di ricevimento deve indicare come mittente la parte istante e il suo procuratore; per le notificazioni effettuate in corso di procedimento, l’avviso deve indicare anche l’ufficio giudiziario e, quando esiste, la sezione dello stesso.

3. Per il perfezionamento della notificazione e per tutto quanto non previsto dal presente articolo, si applicano, per quanto possibile, gli articoli 4 e seguenti della legge 20 novembre 1982, n. 890.

Art. 3-bis

1. La notificazione con modalità telematica si esegue a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo risultante da pubblici elenchi, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. La notificazione può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi.

2. Quando l’atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell’atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità all’originale a norma dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. La notifica si esegue mediante allegazione dell’atto da notificarsi al messaggio di posta elettronica certificata.

3. La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

4. Il messaggio deve indicare nell’oggetto la dizione: ‘notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994’.

5. L’avvocato redige la relazione di notificazione su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata. La relazione deve contenere:

a) il nome, cognome ed il codice fiscale dell’avvocato notificante;

b) gli estremi del provvedimento autorizzativo del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto;

c) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti;

d) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;

e) l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l’atto viene notificato;

f) l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto;

g) l’attestazione di conformità di cui al comma 2.

6. Per le notificazioni effettuate in corso di procedimento deve, inoltre, essere indicato l’ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l’anno di ruolo

Articolo 4

1 L’avvocato o il procuratore legale, munito della procura e dell’autorizzazione di cui all’articolo 1, può eseguire notificazioni in materia civile, amministrativa e stragiudiziale, direttamente mediante consegna di copia dell’atto nel domicilio del destinatario, nel caso in cui il destinatario sia altro avvocato o procuratore legale, che abbia la qualità di domiciliatario di una parte.

2. La notifica può essere eseguita mediante consegna di copia dell’atto nel domicilio del destinatario se questi ed il notificante sono iscritti nello stesso albo. In tal caso l’originale e la copia dell’atto devono essere previamente vidimati e datati dal consiglio dell’ordine nel cui albo entrambi sono iscritti.

Articolo 5

1. Nella notificazione di cui all’articolo 4 l’atto deve essere trasmesso a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo di posta elettronica certificata che il destinatario ha comunicato al proprio ordine, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.

N.B. Il comma 1 dell’art. 5 è stato formalmente abrogato dall’art. 16 quater della LEGGE 24 dicembre 2012 , n. 228 (legge stabilità 2013) ma l’abrogazione, così come disposto dal citato art. 16 quater, acquisterà efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2 (che dovrà essere emanato entro 180 giorni).

2. Quando la notificazione viene effettuata ai sensi dell’articolo 4, comma 2, l’atto deve essere consegnato nelle mani proprie del destinatario. Se la consegna non può essere fatta personalmente al destinatario, l’atto è consegnato, nel domicilio risultante al consiglio dell’ordine in cui il destinatario è iscritto, a persona addetta allo studio ovvero al servizio del destinatario.

3. Nei casi previsti dal comma 2 l’originale e la copia dell’atto notificato nonché il registro cronologico di cui all’articolo 8 sono sottoscritti dalla persona alla quale l’atto è consegnato e, quando la consegna sia effettuata a persona diversa dal destinatario, la firma deve essere seguita, su entrambi i documenti summenzionati, dalla specificazione delle generalità e della qualità rivestita dal consegnatario.

Articolo 6

1. L’avvocato o il procuratore legale, che compila la relazione o le attestazioni di cui agli articoli 3, 3-bis e 9 o le annotazioni di cui all’articolo 5, è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto.

2. Il compimento di irregolarità o abusi nell’esercizio delle facoltà previste dalla presente legge costituisce grave illecito disciplinare, indipendentemente dalla responsabilità prevista da altre norme.

Articolo 7

1. L’avvocato o il procuratore legale, che intende avvalersi delle facoltà previste dalla presente legge, deve essere previamente autorizzato dal consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto; tale autorizzazione potrà essere concessa esclusivamente agli avvocati o procuratori legali che non abbiano procedimenti disciplinari pendenti e che non abbiano riportato la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale o altra più grave sanzione e dovrà essere prontamente revocata in caso di irrogazione delle dette sanzioni ovvero, anche indipendentemente dall’applicazione di sanzioni disciplinari, in tutti i casi in cui il consiglio dell’ordine, anche in via cautelare, ritenga motivatamente inopportuna la prosecuzione dell’esercizio delle facoltà previste dalla presente legge.

2. Il provvedimento di rigetto o di revoca, emesso in camera di consiglio dopo aver sentito il professionista, è impugnabile davanti al Consiglio nazionale forense nel termine di dieci giorni solo per motivi di legittimità ed è immediatamente esecutivo, indipendentemente dalla sua eventuale impugnazione.

3. In caso di revoca dell’autorizzazione, l’avvocato o il procuratore legale consegna al consiglio dell’ordine il registro di cui all’articolo 8, sul quale vengono annotati il provvedimento di revoca e l’eventuale annullamento del medesimo.

4. I provvedimenti del consiglio dell’ordine adottati ai sensi della presente legge sono resi pubblici nei modi più ampi.

Articolo 8

1. L’avvocato o il procuratore legale, che intende avvalersi delle facoltà previste dalla presente legge, deve munirsi di un apposito registro cronologico, il cui modello è stabilito con decreto del Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale forense.

2. La validità del registro di cui al comma 1 è subordinata alla previa numerazione e vidimazione, in ogni mezzo foglio, da parte del presidente del consiglio dell’ordine nel cui albo il notificante è iscritto, o da un consigliere all’uopo delegato, previa l’autorizzazione di cui all’articolo 7.

3. Ogni notificazione eseguita ai sensi della presente legge è annotata dal notificante, giornalmente, sul registro cronologico, insieme alle eventuali annotazioni previste dagli articoli precedenti.

4. Il registro cronologico di cui al comma 1 può essere costituito da moduli continui vidimati uso computer.

4-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle notifiche effettuate a mezzo posta elettronica certificata.

Articolo 9

1. Nei casi in cui il cancelliere deve prendere nota sull’originale del provvedimento dell’avvenuta notificazione di un atto di opposizione o di impugnazione, ai sensi dell’articolo 645 del codice di procedura civile e dell’articolo 123 delle disposizioni per l’attuazione, transitorie e di coordinamento del codice di procedura civile, il notificante provvede, contestualmente alla notifica, a depositare copia dell’atto notificato presso il cancelliere del giudice che ha pronunciato il provvedimento.

1-bis. Qualora non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell’articolo 3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Articolo 10

1. Agli atti notificati ai sensi della presente legge è apposta, al momento dell’esibizione o del deposito nella relativa procedura, apposita marca, il cui modello e importo sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia.

Quando l’atto è notificato a norma dell’articolo 3-bis al pagamento dell’importo di cui al periodo precedente si provvede mediante sistemi telematici.

2. Per le violazioni della disposizione di cui al comma 1 si applicano le sanzioni previste per l’imposta di bollo, con le stesse modalità e procedure, in quanto applicabili.

Articolo 11

1. Le notificazioni di cui alla presente legge sono nulle e la nullità è rilevabile d’ufficio, se mancano i requisiti soggettivi ed oggettivi ivi previsti, se non sono osservate le disposizioni di cui agli articoli precedenti e, comunque, se vi è incertezza sulla persona cui è stata consegnata la copia dell’atto o sulla data della notifica.

Articolo 12

1. I decreti del Ministro della giustizia previsti agli articoli 8 e 10 sono emanati entro novanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della presente legge.

Articolo 13

1. La presente legge entra in vigore il 1° luglio 1994, fatta eccezione per le disposizioni di cui all’articolo 12.

 

 

Le nuove disposizioni (evidenziate in rosso) acquistano efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di modifica delle regole tecniche (DM 44/2011) da emanarsi entro 180 giorni, così come previsto dall’art. 1 comma 19 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228 (legge di stabilità 2013) che modifica il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, introducendo il nuovo art. 16-quater che, a sua volta, modifica la legge 21 gennaio 1994, n. 53 (“facoltà di notificazioni di atti civili, amministrativi e stragiudiziali per gli avvocati e procuratori legali”).

 

LEGGE 24 dicembre 2012 , n. 228 (legge stabilità 2013)

 

art. 1 comma 19

 

Art. 16-quater. – (Modifiche alla legge 21 gennaio 1994, n. 53). — 1. Alla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 2, comma 1, dopo le parole: “all’articolo 1” sono inserite le seguenti: “effettuata a mezzo del servizio postale”;

b) all’articolo 3, comma 1, alinea, le parole: “«di cui all’articolo 1 deve” sono sostituite dalle seguenti: “che procede a norma dell’articolo 2 deve”;

c) all’articolo 3, il comma 3-bis è abrogato;

d) dopo l’articolo 3 è inserito il seguente:

“Art. 3-bis. — 1. La notificazione con modalità telematica si esegue a mezzo di posta elettronica certificata all’indirizzo risultante da pubblici elenchi, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. La notificazione può essere eseguita esclusivamente utilizzando un indirizzo di posta elettronica certificata del notificante risultante da pubblici elenchi.

2. Quando l’atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell’atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità all’originale a norma dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. La notifica si esegue mediante allegazione dell’atto da notificarsi al messaggio di posta elettronica certificata.

3. La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.

4. Il messaggio deve indicare nell’oggetto la dizione: «notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994».

5. L’avvocato redige la relazione di notificazione su documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata. La relazione deve contenere:

a) il nome, cognome ed il codice fiscale dell’avvocato notificante;

b) gli estremi del provvedimento autorizzativo del consiglio dell’ordine nel cui albo è iscritto;

c) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale ed il codice fiscale della parte che ha conferito la procura alle liti;

d) il nome e cognome o la denominazione e ragione sociale del destinatario;

e) l’indirizzo di posta elettronica certificata a cui l’atto viene notificato;

f) l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto;

g) l’attestazione di conformità di cui al comma 2.

6. Per le notificazioni effettuate in corso di procedimento deve, inoltre, essere indicato l’ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l’anno di ruolo.”;

e) all’articolo 4, comma 1, le parole: “a mezzo posta elettronica certificata, ovvero” sono soppresse;

f) all’articolo 5, il comma 1 è abrogato;

g) all’articolo 6, comma 1, le parole: “la relazione di cui all’articolo 3” sono sostituite dalle seguenti: la relazione o le attestazioni di cui agli articoli 3, 3-bis e 9″;

h) all’articolo 8, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente:

“4-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle notifiche effettuate a mezzo posta elettronica certificata.”;

i) all’articolo 9, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

“1-bis. Qualora non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato a norma dell’articolo 3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di posta elettronica certificata, dei suoi allegati e della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta la conformità ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.”;

l) all’articolo 10, comma 1, è inserito, in fine, il seguente periodo: “Quando l’atto è notificato a norma dell’articolo 3-bis al pagamento dell’importo di cui al periodo precedente si provvede mediante sistemi telematici”.

2. Con decreto del Ministro della giustizia, da adottarsi entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si procede all’adeguamento delle regole tecniche di cui al decreto del Ministro della giustizia 21 febbraio 2011, n. 44.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 acquistano efficacia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del decreto di cui al comma 2.

Efficacia retroattiva per le “nuove” tariffe professionali, le Sezioni Unite mettono la parola fine al dibattito sull’applicazione temporale dei nuovi parametri

fot_toga.jpgNon faranno salti di gioia tutti quei colleghi che attendono con pazienza la conclusione di processi iniziati quando ancora gli atti venivano preparati con la “carta copiativa” e i praticanti avvocati venivano chiamati procuratori, ma, come si dice, “dura lex, sed lex” e non importa se questa mortifica un lavoro che può durare anche da un decennio, giacché, come affermano le Sezioni Unite nella decisione in commento, “ragioni di ordine sistematico impongono di dare al citato art. 41 del Decreto Ministeriale un’interpretazione il più possibile coerente con i principi cui è ispirato l’ordinamento”.

Ma quali principi di diritto consentano che un lavoratore (perché in fin dei conti, per quanto se ne dica in giro, anche gli avvocati rientrano in questa categoria) possa subire una drastica diminuzione del compenso pattuito a conclusione dell’incarico assegnatogli.

Al di la delle sterili polemiche, che non conducono a nulla, le sezioni unite, con una sorta di obiter dictum, si occupano di uno dei problemi più spinosi che l’abrogazione delle tariffe professionali ha messo in campo.

La questio iuris è sostanzialmente la seguente: l’’art. 9, D.L. n. 1/2012, sancendo l’abrogazione delle tariffe professionali, ha demandato ad un successivo decreto ministerile l’individuazione dei parametri che gli organi giurisdizionali dovrebbero applicare per la liquidazione del compenso ad un professionista.

Il citato art. 9, in via transitoria, stabiliva inoltre che, per 120 giorni decorrenti dalla conversione in legge, la liquidazione sarebbe avvenuta secondo le previgenti tariffe, senza prevedere nulla in ordine all’applicazione temporale dei nuovi parametri.

Il 23 agosto 2012, con un ritardo di 30 giorni rispetto alla data prevista dal predetto art. 9, entra in vigore il D.M. che fissa gli agognati parametri.

Chiaramente neanche il predetto D.M. ha stabilito, nulla in ordine all’efficacia temporale dei nuovi problemi, ne mai avrebbe potuto farlo trattandosi di questione che doveva essere definita dal legislatore, limitandosi a prevedere all’art. 41 che “Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore”.

Dunque Il problema fondamentale può essere riassunto in questi termini: i nuovi parametri avrebbero trovato applicazione per i giudizi instaurati successivamente all’entrata in vigore del D.M. oppure avrebbero spiegato effetto anche per quelli iniziati precedentemente ma conclusi dopo la fatidica data del 23 agosto 2012?

La questione, com’è facile intuirlo, non è di poco conto e ha suscitato in questo primo mese di applicazione, notevoli dubbi e perplessità, risolte in maniera diversificata.

Cosi può essere segnalata unna sentenza del Tribunale di Varese in cui il principio dell’applicabilità dei nuovi parametri anche per i giudizi instaurati anteriormente all’entrata in vigore del nuovo D.M. viene temperato da quanto stabilito dall’art. 1, comma VII dello stesso D.M. a  mente del quale “in nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”.

In applicazione del predetto principio, osserva il Tribunale Lombardo “il giudice che reputi incongruo il compenso, in conseguenza dell’effetto retroattivo della nuova normativa, semplicemente potrebbe non applicarla e ricalcolare il compenso secondo i vecchi criteri, spiegando le ragioni per cui adotta la soluzione de qua” (Trib. Varese, 26 settembre 2012, n. 1252).

Trattasi di soluzione indubbiamente ragionevole, che supera i dubbi di costituzionali avanzati in altri curie, (v. ord. Trib. Cremona, 13 settembre 2012) ma che tuttavia presenta un limite evidente, ossia quello di determinare un’ultrattività delle previgenti tariffe professionali, per le quali la Legge aveva previsto la definitiva abrogazione.

Accanto a questa soluzione si affianco quello di chi ha invece ritenuto di segmentare l’attività difensiva, utilizzando le vecchie tariffe per l’attività posta in essere prima dell’entrata in vigore del D.M. e i nuovi parametri per quella svolta successivamente.

La soluzione prospettata presenta l’evidente inconveniente di suddividere ai fini della liquidazione del compenso attività che sono sostanzialmente unitarie; si pensi, ad es. ad un’istruttoria che si svolge a cavallo dei due periodi.

Le Sezioni unite della Cassazione manifestano l’esigenza che l’art. 41 D.M. 140/2012, deve essere letto “nel senso che i nuovi parametri siano da applicare ogniqualvolta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che a quella data non abbai ancora completata la propria prestazione professionale”.

La decisione in commento critica anche l’impostazione di chi intendeva frazionare il compenso da liquidare in relazione al momento in cui l’attività è stata svolta giacché “osta ad una tale impostazione il rilevo secondo cui – come anche nella relazione accompagnatoria del più volte citato decreto ministeriale non si manca di sottolineare  – il compenso evoca la nozione di un corrispettivo unitario, che ha riguardo all’ opera professionale complessivamente prestata”.

Avv. Rosario Cannata

Cass. civ. Sez. Un., 12 ottobre 2012, n. 17406.

La pubblicità per gli avvocati: solo pochi giorni e gli Ordini dovranno adeguarsi ai nuovi principi previsti dalla Legge

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13 agosto 2012. Entro tale data gli Ordini dovranno adeguarsi ai nuovi principi di legge.

L’anno passato, prima della riforma nostrana, così tuonava la C.G.E. “l’art. 24, n. 1, della direttiva 2006/123 deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale la quale vieti totalmente agli esercenti una professione regolamentata di effettuare atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi”.

Ci eravamo chiesti cosa cambierà, a questo punto, nel nostro sistema?

Si arriverà agli assurdi trash americani (foto sopra) o non cambierà nulla…almeno nel breve periodo? Potrebbe essere questa proposta da chi scrive in questo video l’idea di pubblicità a cui il D.P.R. sembra riferirsi?

Complice la crisi è cambiato tutto. Così il comma 5 dell’art. 3 del Decreto 13 agosto 2011, n. 138, con il quale si stabilisce che entro un anno le professioni vadano riformate, per recepire, tra l’altro, il seguente principio:

“5. Fermo restando l’esame di Stato di cui all’art. 33 comma 5 della Costituzione per l’accesso alle professioni regolamentate, gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attivita’ risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralita’ di offerta che garantisca l’effettiva possibilita’ di scelta degli utenti nell’ambito della piu’ ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi:

a) l’accesso alla professione e’ libero e il suo esercizio e’ fondato e ordinato sull’autonomia e sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, e’ consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico e non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalita’ o, in caso di esercizio dell’attivita’ in forma societaria, della sede legale della societa’ professionale;

g) la pubblicita’ informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attivita’ professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, e’ libera. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.
6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni, l’accesso alle attivita’ economiche e il loro esercizio si basano sul principio di liberta’ di impresa.
7. Le disposizioni vigenti che regolano l’accesso e l’esercizio delle attivita’ economiche devono garantire il principio di liberta’ di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle attivita’ economiche devono essere oggetto di interpretazione restrittiva”.

Come sopra chiarito sarà consentito indicare i prezzi delle prestazioni offerte. Sarà questa, almeno a mio parere, la vera decisiva novità che cambierà il volto della nostra professione.

Qualche settimana fa, in consiglio dei Ministri, è stato approvato in via preliminare lo schema di Regolamento da adottare ai sensi del citato art. 3, comma 5, del Decreto Legge n. 138 del 2011 in materia di professioni regolamentate.

Dal comunicato del Consiglio dei Ministri apprendiamo che “lo schema di decreto contiene misure volte a garantire l’effettivo svolgimento dell’attività formativa durante il tirocinio e il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione e quindi l’interesse dell’utenza.

È prevista l’obbligatorietà della formazione continua permanente. La violazione di questi obblighi è sanzionata disciplinarmente. È stabilita inoltre l’obbligatorietà dell’assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, della quale deve essere data notizia al cliente.
La funzione disciplinare è affidata ad organi diversi da quelli aventi funzioni amministrative; allo scopo è prevista l’incompatibilità della carica di consigliere dell’Ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei consigli di disciplina territoriali e nazionali corrispondenti”.
La pubblicità informativa è consentita con ogni mezzo e può anche avere ad oggetto, oltre all’attività professionale esercitata, i titoli e le specializzazioni del professionista, l’organizzazione dello studio ed i compensi praticati

Entro il 13 agosto 2012 gli Ordini dovranno adeguarsi a tali principi e, v’è da scommettarci, ne vedremo delle belle.

Comunicato del C.D.M. 15 giugno 2012

D.P.C.M., 13 agosto 2011, n. 136

Avv. Santi Delia

Le nuove tariffe forensi, ecco il D.M. 1 agosto 2012

images?q=tbn:ANd9GcTUudotHh9pFxYFpMOHOsgoK88lKNtupEcjsrYUG9Q7F0XJmtTq9wL’attività stragiudiziale verrà liquidata  tenendo conto del valore e della natura dell’affare, del numero e dell’importanza delle questioni trattate, del pregio dell’opera prestata, dei risultati e dei vantaggi, anche non economici, conseguiti dal cliente, dell’eventuale urgenza della prestazione“.

L’attività giudiziale, invece, non terrà più in conto delle c.d. aliquote (minimi, medi, massimi) e del valore della causa, ma sono introdotti nuovi e, forse più difficilmente individuabili, parametri.

Il processo è diviso in fasi (introduttiva del processo, istruttoria, decisoria e esecutiva) e, per ognuna di tali fasi, la liquidazione avviene sulla base del valore della causa e di un compenso minimo e massimo.

All’interno di tale range (minimo e massimo del compenso nella singola fase) ci si muoverà sulla base dei criteri previsti dal D.M.

Ove la fase istruttoria sia stata più complessa di quella introduttiva, ad esempio, possono essere usati parametri differenti.

Nella liquidazione il giudice deve tenere conto del valore e della natura e complessità della controversia, del numero e dell’importanza e complessità delle questioni trattate, con valutazione complessiva anche a seguito di riunione delle cause, dell’eventuale urgenza della prestazione. Si tiene altresì conto del pregio dell’opera prestata, dei risultati del giudizio e dei vantaggi, anche non patrimoniali, conseguiti dal cliente”.

Il preventivo al cliente, seppur non obbligatorio, rappresenta elemento di valutazione del Giudice e, in mancanza dello stesso in forma scritta, la liquidazione può ridursi in maniera consistente.


 

Condanna alle spese: l’Avvocatura ne beneficia anche se le difese sono di mera forma

chi-perde-paga_design.pngAppena qualche giorno fa, avevamo dato atto della posizione del C.G.A. secondo cui il principio della soccombenza va con sempre più forza applicato. Oggi sottoponiamo all’attenzione dei lettori del weblog la sentenza del T.A.R. Catania con la quale, parte ricorrente soccombente è stata condannata al pagamento delle spese processuale per € 1.500,00 oltre accessori di legge nonostante le stilistiche difese dell’Avvocatura dello Stato.

L’amministrazione, si legge in sentenza, si era dapprima “costituita senza spiegare difese”, poi “ha depositato memoria, rinviando ai documentati rilievi svolti dalla istituzione scolastica”.

Nonostante ciò, il T.A.R. “condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in complessivi € 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre accessori, se dovuti, in favore del’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, distrattaria per legge”.

Insomma chi perde paga, sempre.

T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. II, 20 aprile 2012, n. 1057

Avv. Santi Delia

E’ Legge il D.L. Liberalizzazioni: resistono il preventivo e l’abrogazione delle tariffe. Rimborso spese ai praticanti.

Tariffe-173x171.jpgL’abrogazione delle tariffe è legge. Restano in vigore, per altri 120 giorni, le vecchie tariffe con riguardo alle liquidazioni giudiziali. Entro tale termine verrà adottato un nuovo D.M. che stabilià i parametri su cui verrà basata la liquidazione delle spese giudiziali.

Tutti gli avvocati, prima di ricevere l’incarico, da oggi, dovranno “rendere noto al cliente il grado di complessita’ dello stesso, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresi’ indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attivita’ professionale”.

Ai praticanti è riconosciuto, dopo i primi 6 mesi, un rimborso spese concordato forfettariamente.

Ecco il testo completo della norma.

1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico.

2. Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista e’ determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, da adottare nel termine di centoventi giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. Il decreto deve salvaguardare l’equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali.

3. Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

4. Il compenso per le prestazioni professionali e’ pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresi’ indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attivita’ professionale.

In ogni caso la misura del compenso e’ previamente resa nota al cliente con in preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.

Al tirocinante e’ riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio.

5. Sono abrogate le disposizioni vigenti che, per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe di cui al comma 1.

6. La durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate non puo’ essere superiore a diciotto mesi; per i primi sei mesi, il tirocinio puo’ essere svolto, in presenza di un’apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Analoghe convenzioni possono essere stipulate tra i consigli nazionali degli ordini e il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione per lo svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all’esito del corso di laurea. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle professioni sanitarie, per le quali resta confermata la normativa vigente.

Vai alla Legge di conversione

Avv. Santi Delia

Master di II Livello in Diritto dei Contratti Pubblici

Logo_Unicz.gifInformiamo i lettori del Weblog della riapertura delle iscrizioni al Master di II livello organizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’Università di Catanzaro.
Il Master di durata annuale consente l’attribuzione di 60 crediti formativi ed è riservato ai primi 25 iscritti.
  
Finalità Professionali:

Il Master mira a formare figure professionali specialistiche, mediante l’acquisizione di elevate competenze nell’interpretazione ed applicazione della disciplina che regola la contrattualistica pubblica ed a preparare gli operatori del settore, anche offrendo idonei strumenti pratici e regole operative, per una corretta ed efficace gestione e risoluzione delle complesse problematiche che possono insorgere in fase di gestione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici oppure in sede esecutiva.

Sbocchi Professionali:

Specializzazione e qualificazione professionale per gli avvocati, anche ai fini della formazione continua obbligatoria; formazione ed aggiornamento di dirigenti, funzionari, amministratori, responsabili di uffici tecnici e componenti degli uffici legali di amministrazioni statali, enti locali e altri enti pubblici, imprese pubbliche e private.

La redazione

Lettera del Presidente De Lise ai Presidenti di T.A.R.: nasce l’udienza filtro

nwspada.gifSe la fissazione di udienza di merito giungerà in tempi insolitamente brevi, per il ricorrente, non vi sarà molto da festeggiare.

In ragione della mancata introduzione nel correttivo del Codice di un termine entro il quale poter sollevare l’eccezione di incompetenza territoriale, al fine di evitare, soprattutto per i giudizi privi di domanda cautelare, di subire una pronuncia di incompetenza solo dopo diversi anni dal deposito del ricorso, il Presidente del Consiglio di Stato invita i Presidenti dei T.A.R. ad esaminare i ricorsi privi di domanda cautelare “prima di farli portare in archivio”.

“Un rapido controllo da parte del Presidente permetterà non solo di verificare l’eventuale incompetenza, ma anche vizi procedimentali quali, ad esempio, la tardività, l’inammissibilità per difetto di giurisdizione, per mancata notifica ad almeno un controinteressato, etc.. Per i ricorsi che presentano tali profili di rito dovrebbe essere fissata subito l’udienza di discussione. Tale modus operandi farà raggiungere il duplice obiettivo di non far trasferire ad altro Tribunale dopo anni un ricorso per ragioni di competenza e di non alimentare l’arretrato con ricorsi per i quali non è possibile una pronuncia di merito”.

Nota Presidente Consiglio di Stato sul regime della competenza inderogabile

Avv. Santi Delia