TAR LAZIO: ecco le ordinanze cautelari sull’ammissione a Medicina sulla violazione dell’anonimato

In tanti, in questi giorni, si manifestano stupiti circa i numerosi accoglimenti del T.A.R. Lazio già in fase cautelare. La notizia è apparsa sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani nazionali e Repubblica ha parlato di “uno schiaffo alle facoltà di Medicina di mezza Italia e al numero chiuso“.

Si è scritto, in particolare, che, per quanto ben motivate, si tratta di “mere” ordinanze cautelari che potrebbero essere ribaltate in sede di merito.

Ciò che non è noto ai più, tuttavia, è che nello stesso giorno (18 luglio 2014) e già qualche settimana prima (24 giugno 2014) della pronuncia delle ordinanze cautelari, il medesimo T.A.R. Lazio depositava, in fattispecie identica, una lunga, approfondita e dettagliata sentenza di merito con la quale, in accoglimento di uno dei ricorsi patrocinato dai medesimi legali, veniva decretata l’illegittimità del concorso dell’anno 2012/2013 per violazione dell’anonimato.


La sentenza. Così come chiarito in sentenza “a ciascuno dei candidati è stato assegnato un diverso e specifico codice a barre, riprodotto sulla scheda anagrafica e sul questionario somministrato a ciascuno di essi. Tale modus procedendi ha, a parere del Collegio, violato il principio dell’anonimato che deve presiedere allo svolgimento delle prove selettive, così come ai concorsi a pubblici impieghi. Essa, infatti, consentiva -anche in astratto- che dal codice a barre specifico e personale di ciascuno dei candidati, segnato sulla scheda anagrafica del medesimo, si potesse risalire al questionario del medesimo candidato, che riportava tale codice a barre.
Tanto basta a determinare l’illegittimità dei provvedimenti che predisponevano siffatta modalità di svolgimento delle prove, nonchè degli atti conseguenti, e ciò anche a prescindere dalla concreta dimostrazione che, in effetti, ciò abbia condotto alle possibili distorsioni segnalate in ricorso“.

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Avv. Santi Delia

Ammissione al T.F.A.: illegittimo il D.M. 249/10 nella parte in cui esclude i laureati prima del 1998

Il T.A.R. Lazio ha dichiarato la manifesta irragionevolezza del D.M. 249/10, del Bando di Ateneo di ammissione al T.F.A. e del presupposto DM n. 39/98, per contrasto all’art.11 delle disposizioni sulla legge in generale, nei confronti dei soggetti laureatisi precedentemente all’entrata in vigore del D.M. 39/98.

Il ricorrente, in possesso di Laurea in Scienze Statistiche conseguita nell’a.a.1995/96, subiva l’esclusione dalla procedura concorsuale per l’accesso al corso di T.F.A. per la classe A039 Geografia per mancanza di uno dei titoli abilitativi previsti dal DM 39/98 (laurea in geografia, economia e commercio e lettere o, in via transitoria, di qualsiasi laurea purchè conseguita entro l’a.a.1993/94 e nel piano di studi fossero compresi 2 corsi annuali o uno biennale di geografia).

Secondo il T.A.R. Lazio la censura dei legali “appare fondata, in quanto il DM n.39/98, nell’individuare i titoli di studio validi per l’ammissione ai concorsi a cattedre e i titoli di studio validi ai medesimi fini (solo) se conseguiti entro un determinato periodo, appare pregiudicare la posizione di chi si fosse laureato precedentemente, senza che a ciò corrisponda una reale esigenza di interesse pubblico, con riferimento alle classi di concorso (tra cui quella di geografia) per cui non è stato previsto un regime transitorio.

Tanto più che, nel caso specifico,il ricorrente – come richiesto dalla normativa vigente al momento in cui aveva intrapreso il proprio corso di studi- aveva inserito nel proprio piano di studi due corsi annuali di geografia, al fine di accedere alla classe di concorso A29 per l’insegnamento di geografia nelle scuole secondarie di secondo grado e, in virtù di ciò, dopo la laurea veniva inserito nell’elenco dei soggetti idonei allo svolgimento delle supplenze (c.d.terza fascia).

Pertanto, il ricorso merita accoglimento e, per l’effetto, vanno annullati, in parte qua, il DM 39/98, il D.R dell’Università di Firenze del 3 maggio 2012 n.30888 (art.2, “requisiti di ammissione”) e il conseguente decreto di esclusione del ricorrente dalla procedura di cui trattasi”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 19 dicembre 2012, n. 11077

Congelati SSIS: il T.A.R. Lazio dichiara l’illegittimità del Decreto Ministeriale di aggiornamento delle G.A.E.

congelati-ssis.jpgCon il D.M. 572/13 di aggiornamento delle G.A.E., ancora una volta non si consente ai DEPENNATI ed ai CONGELATI SISSIS che avevano omesso di inserirsi in G.A.E. nel 2009 ma che ora hanno ottenuto l’abilitazione a mezzo del T.F.A. di poter inserirsi e/o reinserisi in G.A.E.

Secondo l’ex Ministro  Gelmini che aveva presentato un emendamento al Decreto del Fare i si tratta di docenti discriminati perché, pur avendo gli stessi titoli e gli stessi requisiti dei colleghi già presenti nelle Gae, sono esclusi per mancato aggiornamento d’iscrizione, dopo la chiusura delle graduatorie con la Legge 27 dicembre 2006 n.296 o per aver dimenticato di iscriversi nel 2009 quali congelati SISSIS.

Di fatto è impedito, a docenti in possesso di titoli e di merito, di avere l’opportunità di lavorare nella scuola per gli ostacoli burocratici frapposti dal MIUR.

Il T.A.R. Lazio ha eliminato questa disparità ed ha dichiarato l’illegittimità del Decreto Ministeriale “in particolare nella parte in cui omette di considerare per l’inserimento nelle GAE, la posizione di tutti quei soggetti che erano stati ammessi alla frequenza delle SSIS”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, ord. 4 ottobre 2013, n.3862

Avv. Santi Delia

Ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: caos bonus maturità…ecco cosa succederà

test_numero_chiuso-300x164.jpgSarebbe il terzo revirement in poco meno di 6 mesi. Due Ministri (Profumo e Carrozza), due Ministeri (con l’entourage dei rispettivi Ministri), il meglio della classe dirigente di destra e di sinistra. L’espressione tecnica di una politica delle larghe intese in un momento di congiuntura, anche economica, assai sfavorevole.

Cosa ha partorito quest’eccellenza? L’introduzione del bonus maturità per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso e l’entrata in vigore, immediata e senza appello, di una norma (contenuta nel c.d. Decreto Fioroni del 2008) che nessuno dei loro predecessori politici aveva mai avuto il coraggio di attuare.

Appuratone l’esito l’UDU ed i suoi legali (Santi Delia e Michele Bonetti) gridano allo scandalo: il sistema non funziona è profondamente iniquo e comprime in maniera ancora meno giustificata e giustificabile il diritto allo studio. Vogliamo, dicono gli studenti, un Consiglio dei Ministri immediato per la revisione del sistema.

Ma li, tra Viale Trastevere e Piazzale Kennedy, ci sono i Ministri ed il Ministero: quale migliore garanzia per la scelta del giusto sistema di selezione della futura classe dirigente italiana?

Il primo imbarazzante dietro front è del giugno 2013. Appena insediato il nuovo Ministro non ci vede chiaro rinvia il test, anche per l’accoglimento di un nostro ricorso al T.A.R. sulle modalità di presentazione della domanda, ed annuncia un correttivo e l’istituzione di una commissione di studio.

Il rimedio è peggiore del male. L’estate passa e i nostri ragazzi studiano con la consapevolezza che il bando di ammissione parla di un bonus che sarà decisivo ai fini dell’ammissione.

Poi a 48 ore dall’esame più importante della loro vita il Ministro va in piazza e dichiara che quei ragazzi avevano ragione. Il sistema non funziona.

 

 

“L’abbiamo guardato da tutte le parti, ho insediato una commissione tecnica apposta, abbiamo capito che è difficile introdurre un premio che garantisca giustizia. Sono giunta alla conclusione che sia impossibile.

Abbiamo provato a cambiare il bonus a giugno, a renderlo più equo, adesso è l’ora di fermarci. Per i test del 2014 il bonus maturità non ci sarà. La commissione ministeriale, in un secondo momento, ci dirà qual è il modo migliore per premiare gli studenti più efficaci delle scuole superiori”.

E’ la prova provata che il sistema bonus è l’ennesimo pasticcio all’italiana. Dopo 5 anni in cui la Legge che lo ha ideato (il c.d. Decreto Fioroni) viene rinviata nell’entrata in vigore di anno in anno, solo da aprile 2013 tutti gli studenti ne hanno appreso l’applicazione sin da settembre. I criteri previsti dal Legislatore, in appena qualche settimana di lavori frenetici, sono stati stravolti dal MIUR che ha confezionato la più barbara delle lotterie. I 10 punti verranno attribuiti non sulla base del merito ma solo con calcoli statistici (i c.d. percentili) per nulla capaci di fotografare e premiare il percorso di studi dei ragazzi. Qualche esempio? Uno studente modello del Maurolico che ha ottenuto 99 potrà ottenere zero punti di bonus. Lo stesso 99 ottenuto all’Istituto industriale o professionale della città o delle provincia valrà 9 punti. Tra il Nord e il Sud, inoltre, i valori di percentile sono enormemente differenti e saranno avvantaggiati proprio gli studenti del Nord con limiti di percentili più bassi che consentono a voti superiori all’80 di ottenere dei punti. 

Lunedi, alle ore 11,00, mentre migliaia di studenti con le loro famiglie ad assisterli saranno impegnati nella prova per l’ammissione a Medicina, il Consiglio dei Ministri deciderà la sorte di tutti loro.

Sembra una beffa, uno scherzo…ma è solo la pura e semplice verità. Una cronaca fedelissima.

Quest’anno, a meno di una sospensione per un anno del numero chiuso (TUTTI AMMESSI ALLA FREQUENZA DEL CORSO DI LAUREA CHE SI SCEGLIE) che ci auguriamo e che con l’UDU stiamo continuando a chiedere con forza, l’ammissione sarà regolata da questo criterio assurdo.

Non consentiremo che il diritto allo studio venga compromesso sulla base di una mera cabala perché non si può decidere il futuro di un ragazzo con questi criteri, saremo in migliaia a ricorrere (con il maxi ricorso UDU) contro questo sistema.

Convocazione Consiglio dei Ministri n. 23

Avv. Santi Delia

Docenti: l’ultima parola spetterà alla Corte di Giustizia Europea

2779IMG5635-82.jpgCon l’ordinanza n. 207 del 18 luglio 2013 la Corte Costituzionale è intervenuta sulla vexata questio della legittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (accordo quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato), e per quanto più specificatamente interessa migliaia di lavoratori della scuola, sulla legittimità del continuo succedersi di contratti a tempo determinato di supplenza.

Tutti i precari della scuola lamentavano con migliaia di ricorsi sia la questione relativa agli scatti di anzianità e il riconoscimento del risarcimento del danno a seguito delle mansioni svolte che possono essere senza alcun dubbio equiparate a quelle dei docenti di ruolo, sia pretendevano la conversione del contratto o del risarcimento per il susseguirsi abusivo di vari contratti. La Consulta non si occupa della prima questione, soffermandosi invece sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni e sulla legittimità dell’utilizzo reiterato di contratti a tempo determinato per un periodo superiore a trentasei mesi.

Appare necessario, comunque, soffermarsi sul primo punto, in quanto il suddetto articolo recepito con Direttiva 1999/70/CE, prevede che i lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto a quelli a tempo indeterminato, a meno che non sussistano ragioni oggettive, dovendosi applicare, in linea di massima, il principio “pro rata temporis”. Tale disposizione, per la generalità dei lavoratori, è stata attuata nell’ordinamento interno con l’art. 6 del D.L.vo 6 settembre 2001 n. 368 per cui “al prestatore di lavoro con contratto a tempo determinato spetta ogni trattamento in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello (… ) sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la struttura del contratto a termine”. Nel caso degli insegnanti non appaiono “ragioni oggettive” che giustificano la mancata valorizzazione, sotto il profilo economico, dell’anzianità di servizio maturata dal personale non di ruolo, analogamente a quanto avviene per quello di ruolo. Questo tipo di norme prevedendo l’erogazione di aumenti stipendiali in relazione all’anzianità al solo personale di ruolo della pubblica amministrazione appaiono ingiustificatamente discriminatorie. Infatti, non sembrano sussistere degli “elementi precisi e concreti” in grado di giustificare la disparità di trattamento tra il personale di ruolo e gli insegnati precari, tenuto conto che entrambi svolgono identiche mansioni.

Vedremo se e come verrà in futuro risolta la questione.

L’ordinanza, invece, si occupa dell’utilizzo indiscriminato dei contratti a tempo determinato. Il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 mira ad evitare che si faccia abuso del contratto di lavoro a tempo determinato, fissando nel periodo massimo di trentasei mesi il tempo nel quale un lavoratore può essere impiegato con successivi contratti a termine. Tuttavia, il reclutamento del personale scolastico, nonostante la disciplina risulti applicabile anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, che però non prevede la conversione del contratto, ma solo il diritto al risarcimento del danno, è disciplinato da un sistema di norme che consente l’utilizzo diabolico di reiterati contratti a tempo determinato. Infatti, l’art. 10, comma 4 bis, del summenzionato decreto legislativo, di attuazione alla direttiva che qui interessa, esclude dall’applicazione del decreto “i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato”.

La Consulta, procedendo ad un dettagliato esame della questione, ha ritenuto opportuno sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea le questioni di interpretazione della clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, finalizzata alla prevenzione di abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, in ragione della quale gli Stati membri sono tenuti ad introdurre misure attuative, tranne che non vi siano ragioni obiettive che giustifichino il rinnovo di tali contratti, ovvero introducendo norme che indichino la durata massima dei contratti di lavoro a tempo determinato successivi o il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti  L’unica ragione che può sostenere tale sistema sarebbe costituita dalla necessità di risparmio delle risorse pubbliche che, però, non potrebbe mai giustificare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato. Nello specifico la Corte adita dovrà stabilire se la suddetta clausola “debba essere interpretata nel senso che osta all’applicazione dell’art. 4, commi 1, ultima proposizione, e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124- i quali dopo aver disciplinato il conferimento di supplenze annuali su posti che risultino effettivamente vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre, dispongono che si provvede mediante il conferimento di supplenze annuali, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale docente di ruolo- disposizione la quale consente che si faccia ricorso a contratti a tempo determinato senza indicare i tempi certi per l’espletamento dei concorsi e in una condizione che non prevede il diritto al risarcimento del danno”. Ed infine, dovrà stabilire se le esigenze di organizzazione del sistema scolastico italiano costituiscono ragioni obiettive, in grado di rendere compatibile con il diritto dell’Unione europea una normativa come quella italiana che per l’assunzione del personale scolastico a tempo determinato non prevede il diritto al risarcimento del danno.

Se la C.G.E. ritenesse l’art. 10, comma 4 bis del d.lgs. 368 del 2001 legittimo, lo Stato italiano potrebbe continuare ad abusare di tale contratti senza alcun concreto e sostanziale controllo, essendo di fatto impossibile per il precario verificare l’effettiva correttezza della supplenza a fronte di un complessa modalità di gestione di migliaia di docenti inseriti nelle più disparate graduatorie. Qualora, invece, così come ci auguriamo, la C.G.E. ritenesse che lo Stato ha abusato di tale potere, il contenzioso pendente dovrebbe definirsi con congrui risarcimenti a favore dei precari.

Corte Costituzionale, Ord. del 18 luglio 2013, n. 207

Dott. Antonio Araca

Numero chiuso 2013/2014: è graduatoria unica. Cambia anche il test e c’è il bonus maturità

test_numero_chiuso-300x164.jpgIl MIUR brucia le tappe e prima dell’attesa pronuncia della Corte Costituzionale detta le nuove regole di accesso per l’ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale per l’anno accademico 2013/2014. Sarà graduatoria unica per tutti i corsi di laurea con test nazionale: Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Ecco tutte le novità.

Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.

Tale scelta avviene obbligatoriamente al momento dell’iscrizione alla prova di ammissione (tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013).

Per quanto riguarda la scelta della sede, il MIUR segue ancora una volta la via tracciata dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Dopo l’accoglimento di numerosi ricorsi riguardanti la tardiva scelta dell’opzione di sede, viene stabilito che la prima sede prescelta è quella dove si effettua il concorso.

Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.

Sempre all’atto dell’iscrizione al test, e quindi tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013, gli studenti dovranno indicare le “sedi per cui si intende concorrere”. L’attribuzione della sede avverrà nel medesimo senso dell’anno accademico precedente e cioè assegnando la sede prescelta sulla base del punteggio ottenuto e sino all’esaurimento dei posti in quel determinato Ateneo.

Ad esempio ove il candidato abbia partecipato al test presso la sede di Palermo (prima opzione automatica) ed abbia indicato come seconda scelta Messina, come terza Catania, poi Roma La Sapienza ed a seguire L’Aquila ed abbia totalizzato il punteggio di 70, otterrà l’ammissione nella sede (tra quelle prescelte) ove nessun altro candidato sia stato ammesso con tale punteggio.

E quindi ove a Palermo, Messina, Catania e Roma tutti gli ammessi abbiano almeno 71 di punteggio, il candidato otterrà l’ammissione a L’Aquila ove ipotizziamo che l’ultimo ammesso avrà totalizzato 68 punti.

Ove invece anche a Messina si dovesse ottenere l’ammissione con, ad esempio 69 punti, a L’Aquila verrà preferita la scelta su Messina indicata in via prioritaria.

Grazie a tale sistema di preferenza, ove il candidato abbia comunque indicato tutte le sedi disponibili dimostrando volontà a spostarsi rispetto alla propria prima scelta, in ipotesi di punteggio utile, otterrà l’ammissione.

Una volta ottenuta l’ammissione presso una delle opzioni potrà decidere se immatricolarsi o attendere che terminino gli scorrimenti presso le sedi indicate in via prioritaria. Ove si decida ad immatricolarsi (nel nostro esempio precedente a L’Aquila) le altre scelte anche se prioritarie verranno cancellate (in quel caso Messina).

Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.

Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.

Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.

Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.

Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.

I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità pari almeno a 80/100 “rapportato  alla distribuzione in percentili dei voti ottenuti dagli studenti che hanno conseguito la maturità nella stessa scuola nell’a.a. 2011/12”. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 31 maggio 2013.

L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha notevolmente diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.

E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.

Le disparità nella valutazione degli studenti nei diversi Istituti della Penisola potrebbe dare effetti aberranti. Sarebbe certamente da preferire una riforma che avesse agito in maniera strutturale  sulla programmazione degli accessi e non, esclusivamente, sul parametro della valutazione del diploma.

Nulla è previsto per i titoli di laurea vantati dai candidati e si prospetta, quindi, un pericoloso vuoto “regolamentare” sul punto che potrebbe essere foriero di contenzioso.

Il vademecum dei termini.

Dal 6 maggio al 7 giugno 2013 (ore 15.00): Iscrizione on line alla prova. Il perfezionamento dell’iscrizione avviene con il pagamento della tassa che ogni Ateneo stabilirà nei propri bandi.

All’atto dell’iscrizione on line è necessario inserire un valido indirizzo di posta elettronica e/o un numero di cellulare.

E’ questo il momento in cui indicare le sedi di preferenza per cui si intende concorrere. TALI PREFERENZE SONO IRREVOCABILI E LA PRIMA PREFERENZA E’ SEMPRE QUELLA IN CUI SI DECIDE DI SOSTENERE IL TEST.

Dal giorno successivo alla prova e per 6 giorni (ad esempio per Medicina e Odontoiatria dal 24 al 30 luglio) dovrà essere indicata nella propria area riservata il voto di maturità frattanto ottenuto. In mancanza di tale dato verrà attribuito il punteggio di ZERO.

Successivamente verrà percentualizzato il voto indicato sulla base di quanto chiarito in precedenza.

Dal 5 agosto in poi (prima Medicina e Odontoiatria ed in seguito gli altri Corsi di laurea) sarà possibile consultare il proprio voto nel test.

il 26 agosto verrà infine pubblicata la graduatoria nazionale di merito che tiene conto anche del voto di diploma.

Se il nominativo rientra tra i soggetti ASSEGNATI, grazie al proprio punteggio si è ottenuta l’ammissione nella PRIMA sede prescelta. Se, invece, il proprio nominativo è tra quelli PRENOTATI si può attendere prima di immatricolarsi o lo si può fare immediatamente perdendo però il diritto ad ottenere l’ammissione nelle altre sedi indicate in via prioritaria ma, al momento, sature.

D.M. 24 aprile 2013, n. 334

Avv. Santi Delia

 


Graduatoria unica e T.F.A.: in attesa della consulta tutti ammessi se i posti sono liberi

TFA.jpgEra stato proposto un caso-pilota presso un’università romana dove erano rimasti posti disponibili. Il ricorrente era rimasto escluso in un altro ateneo pur avendo ottenuto un punteggio idoneo a superare la c.d. soglia d’ingresso.

Il Tar del Lazio ha ritenuto che “i concorsi per l’ammissione al TFA devono considerarsi “a numero chiuso” e, pertanto, il ricorso non appare manifestamente infondato avuto riguardo alle censure di violazione degli artt. 3,34 e 97 Cost, che sono stati ritenuti inficianti le norme regolatrici dell’ammissione al numero chiuso nelle altre Facoltà dove ciò è previsto per mancata previsione di una graduatoria nazionale, che all’allegato pregiudizio grave ed irreparabile è possibile ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA, classe A037 presso l’Università Europea di Roma, in cui risultano posti disponibili>.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha quindi ritenuto di “ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA”. I principi della Sez. III sul numero chiuso universitario vengono, dunque, trasposti per il campo degli insegnanti.

Sulla base di tale princiopio, anche tutte le graduatorie del TFA sono illegittime poiché incostituzionali; non è possibile, ad esempio, che un ricorrente senese per la sola “sfortuna” di aver fatto il concorso in una sede non possa entrare, mentre altri che hanno scelto altre sedi, come quella di Roma, riescono ad entrare con un proprio punteggio.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 21 marzo 2013, n. 1301

Avv. Santi Delia

Violazione del principio dell’anonimato ed effetti sulla validità del procedimento di concorso

anonimato.jpgQuali gli effetti della conclamata violazione del principio dell’anonimato in una procedura concorsuale? Annullamento dell’intero concorso o ammissione dei ricorrenti?

E’ possibile chiedere ed ottenere il risarcimento del danno in forma specifica e quindi, l’ammissione al corso di laurea cui i ricorrenti aspirano?

Secondo il T.A.R. Cagliari “preso atto della domanda avanzata in via principale dal ricorrente volta ad ottenere l’ammissione al corso di laurea mediante l’annullamento del solo diniego di ammissione e/o risarcimento del danno in forma specifica e delle correlate censure avanzate in via principale dal ricorrente ai fini dell’annullamento del diniego di ammissione, ritiene il collegio che, ai fini dell’esame di tale domanda avanzata in via principale dal ricorrente, non sia necessario procedere all’integrazione del contraddittorio” giacchè deve decretarsi l’ammissione in soprannumero”.

 

 

Il T.A.R. CAGLIARI chiarisce che “quanto all’effetto del predetto accoglimento, il Collegio rileva (condividendo sul punto le considerazioni sviluppate da T.A.R. Campania Napoli, sez. IV – 28/10/2011 n. 5051 e T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012) che la conseguenza di ritenere irregolare la prova concorsuale implicherebbe potenzialmente l’annullamento delle graduatorie e porterebbe alla conseguenza di travolgere la posizione di soggetti utilmente collocati in graduatoria, con grave “vulnus” del principio di affidamento e di certezza degli atti dell’amministrazione.

Al contrario più ragionevole appare l’opzione di accogliere il gravame limitatamente alla posizione del ricorrente, con la sua iscrizione in soprannumero, senza alcun effetto sulla posizione degli altri candidati utilmente collocati in graduatoria (cfr. T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012; Tar Campania, Napoli, sezione quarta n. 5051 del 28 ottobre 2011; T.A.R. Toscana, sez. I, n. 1105 del 27/6/2011; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, n. 457 del 28/2/2012; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008; T.A.R. Lombardia, Brescia, ordinanza cautelare n. 972 del 15 dicembre 2011).

Il ricorso va dunque accolto nei termini indicati, con conseguente annullamento degli atti impugnati nella sola parte d’interesse del ricorrente e cioè limitatamente alla parte in cui il ricorrente non è collocata in posizione utile per l’ammissione al corso di laurea di cui si controverte.

Va riconosciuto altresì il diritto del ricorrente all’ammissione ed all’iscrizione, anche in soprannumero, al corso di laurea, facendosi obbligo alle Amministrazioni resistenti di procedere in via definitiva all’ammissione, anche in soprannumero, del ricorrente al corso di laurea medesimo.

Ma come è stato acclarato in questo caso la violazione dell’anonimato?

“Illegittimamente e in palese violazione dei menzionati principi di segretezza della prova di concorso e di violazione della regola dell’anonimato nei pubblici concorsi, i candidati che hanno partecipato alla prova selettiva in questione sono stati invitati dalla commissione “a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.

Tale circostanza, oltre che risultare dalle denunce prodotte in giudizio dalla parte ricorrente, risulta ammessa dalla stessa Amministrazione resistente nella relazione dell’Università degli studi di Sassari del 4 dicembre 2012 protocollo n. 36578, depositata in giudizio dall’Amministrazione resistente, nella quale si dà espressamente atto che “Ciascun candidato è stato identificato…. omissis…. ed è stato invitato, secondo quanto disposto dalle linee guida ministeriali sopra richiamate, a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.

Risultano pertanto fondate le censure in proposito mosse dalla parte ricorrente secondo cui, per tutta la durata della prova, i commissari hanno potuto vedere l’abbinamento “nome candidato-codice segreto”, in quanto il nome del candidato era ricavabile dalla carta d’identità che i commissari hanno richiesto che fosse tenuta in vista accanto ai candidati e il numero segreto era leggibile sui fogli della prova di concorso su cui i candidati dovevano lavorare.

Ciò stante, ritiene il collegio che debbano trovare applicazione, anche nel caso di specie, i principi affermati in materia nella sentenza del T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008, secondo cui “le norme che assicurano l’anonimato ricevono un’applicazione oggettiva e non sono influenzate dagli stati d’animo e dalle intenzioni né dei candidati né della Commissione esaminatrice in quanto per la loro applicazione non è necessario un giudizio sull’elemento soggettivo (dolo o colpa) dei partecipanti o dei membri della Commissione, bastando allo scopo l’esame sulla

circostanza per cui l’anonimato assoluto delle prove scritte sia stato o meno assicurato, sicché, il giudizio non deve essere condotto sino al punto di accertare se il riconoscimento si sia effettivamente verificato, bastando all’uopo la verificazione della semplice potenzialità del suo avverarsi, trattandosi di una situazione che potrebbe essere assimilata a quella di “pericolo oggettivo”, in quanto non è assolutamente possibile accertare se il riconoscimento sia o meno avvenuto nella sfera soggettiva intima di uno qualsiasi dei membri della Commissione con l’ulteriore precisazione che è del tutto irrilevante che la violazione, anche potenziale, dell’anonimato sia o meno avvenuto ad opera del candidato, di un membro della Commissione, dell’Amministrazione stessa o di un terzo estraneo, poiché l’applicazione oggettiva delle norme, per il soddisfacimento dell’interesse primario già tratteggiato, fa si che la violazione della segretezza renda ex se illegittima la procedura (Consiglio di Stato, Sezione V, 2 marzo 2000 n. 1071)”.

T.A.R. Cagliari, Sez. I, 14 marzo 2013, n. 229

Avv. Santi Delia

T.A.R. Catania: si alla riammissione dello studente decaduto dall’immatricolazione

mediumPer giorni era stato rimbalzato tra i vari Uffici dell’Ateneo nel tentativo di iscriversi al corso di laurea a cui era stato ammesso. Era il quinto in graduatoria con un punteggio di tutto rispetto.

Nonostante ciò, spirato il termine per curare l’iscrizione, gli era stato risposto che era ormai troppo tardi e che il suo posto era stato attribuito ad altri.

Secondo il T.A.R. Catania illegittimamente, dovendosi al contrario duramente stigmatizzarsi “il comportamento inefficiente e dilatorio degli uffici universitari preposti all’iscrizione degli studenti”. L’Ateneo è stato anche condannato alle spese di giudizio.

Rilevata la fondatezza delle censure addotte a sostegno del ricorso introduttivo, nella considerazione che il ricorrente, dopo avere effettuato, in via cautelativa, in data 30 agosto 2012, la mera preiscrizione ad altro corso di laurea e dopo avere conseguito l’idoneità all’iscrizione all’ambito corso di laurea essendosi collocato al quinto posto (sui 15 posti messi a concorso) nella relativa graduatoria, ha posto in essere nei termini fissati nel bando tutta l’attività necessaria per conseguire l’iscrizione al corso de quo;

Rilevato peraltro il comportamento inefficiente e dilatorio degli uffici universitari preposti all’iscrizione degli studenti, uffici che si sono limitati a rilevare le incongruenze del sistema informatico senza porre in essere la elementare necessaria attività finalizzata a superare l’inconveniente burocratico che ha impedito al ricorrente di completare nei termini l’ambita iscrizione(sicché la tardività dell’istanza del ricorrente, su cui insiste tanto la difesa erariale, è da imputarsi all’Amministrazione);

Ritenuto che pertanto il ricorso va accolto e conseguentemente va disposta la immatricolazione al corso di laurea di Tecniche di Radiologia Medica per immagini e Radioterapia” del ricorrente , anche in soprannumero, ove i posti a concorso risultassero tutti coperti e che le spese del giudizio vanno posti a carico dell’Università soccombete nella misura che si determina in dispositivo“.

T.A.R. Catania, Sez. III, 22 gennaio 2013, n. 187

Avv. Santi Delia

Punteggio minimo nelle prove di ammissione: saltano quelle del T.F.A. e dei corsi di laurea di Scienze della Formazione

images?q=tbn:ANd9GcTGSlFdY0cv3Bcn-4g3336vsWEWmUkZv-Tkiy-zjReHcMknV98rE’ ormai invalsa da parte del MIUR la scelta di instituire delle soglie di accesso nei concorsi per l’ammissione a corsi di abilitazione per gli insegnati o a corsi di laurea a numero chiuso. L’ammissione a tali percorsi formativi o di laurea, quindi, è subordinata non solo alla programmazione dei posti (e quindi alla possibilità dell’Ateneo di ricevere gli studenti ed all’opportunità per il Ministero di far bandire quel determinato numero di posti), ma anche ad un punteggio minimo di ammissione.

Chi non lo ottiene è tagliato fuori nonostante la disponibilità di posti richiesti dal Ministero che, a tal fine, ha impostato la propria istruttoria sul fabbisogno nazionale e nonostante gli Atenei abbiano posti liberi a sufficienza per ospitare lo studente che lo reclama.

Secondo le Sezioni III (sui corsi di laurea di Scienze della Formazione, Architettura e Medicina e Odontoiatria per il contingente riservato agli extracomunitari) e III bis (sul T.F.A. riservato agli aspiranti insegnanti da abiltare), in maniera illegittima.

Scienze della Formazione. “Considerato che, al sommario esame proprio della fase cautelare, sussistono i presupposti di cui all’art. 55 cpa per la concessione della richiesta tutela cautelare, in riferimento alla illogicità della previsione di un punteggio minimo applicabile che non consente lo scorrimento della graduatoria in presenza di posti vacanti derivanti dal mancato riempimento integrale della stessa all’esito della prova selettiva; Considerato, quindi, che l’Amministrazione dovrà riesaminare la situazione specifica al fine di adottare espliciti provvedimenti sul punto, anche di scorrimento della graduatoria, partendo tuttavia dal primo dei non idonei”, il T.A.R. accoglie il ricorso e sospende “l’impugnato D.M. 3 agosto 2012 n. 243 ove è previsto un punteggio minimo pari a 55 punti su 80 disponibili senza considerare l’ipotesi di posti vacanti in graduatoria e dispone che l’ente resistente provveda allo di scorrimento della graduatoria, partendo dal primo dei non idonei inserito nella graduatoria finale di merito“.

T.F.A. Sulla stessa scia la decisione della Sezione III bis sull’ammissione ai Tirocini formativi attivi. “Esaminate le rilevazioni di parte ricorrente in riferimento alla attuale disponibilità di posti relativi ai corsi T.F.A. dovuta all’inferiore numero degli ammessi rispetto ai posti banditi;che tali rilevazioni consentono la adozione di misura cautelare anche se ai soli ed esclusivi effetti della partecipazione con riserva delle ricorrenti al corso medesimo”.

T.A.R. Lazio, Sez. III,24 gennaio 2013, n. 303

T.A.R. Lazio Sez. III bis, 26 gennaio 2013, n. 374

Avv. Santi Delia