Il “nuovo” stop della Corte Costituzionale al blocco delle perequazioni pensionistiche: quanto arriverà nelle tasche dei pensionati?

Il trattamento pensionistico consiste in una prestazione economica, corrisposta dall’ente previdenziale in occasione di un evento interruttivo della capacità lavorativa (anzianità, invalidità, ecc.), la cui funzione è quella di garantire al cittadino non più idoneo al lavoro il mantenimento di un livello minimo di sussistenza; di passata, si ricordi che diversa funzione hanno i trattamenti pensionistici c.d. “assistenziali”, previsti a prescindere dall’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato e destinati a soggetti socialmente ed economicamente deboli (ciechi, sordomuti, casi di totale incapacità di lavoro o con capacità lavorativa ridotta, etc.).

In questo scritto ci occuperemo solo della prima tipologia.

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TAR LAZIO: INGROIA vada ad AOSTA…ma solo sino al 23 maggio 2013

rivcivile20131.jpgE’ solo un decreto presidenziale. Rigettato in punto di periculum. Nulla di più.

“Considerato che si va a fissare in tempi brevi l’udienza per l’esame collegiale della istanza cautelare. Considerato che gli effetti della esecuzione del provvedimento impugnato, concernente la destinazione a sede dove prestare servizio, sono neutralizzabili in tempi brevi in caso di esito favorevole della istanza cautelare, cosicché non è plausibilmente ipotizzabile un pregiudizio grave ed irreparabile derivante dalla stessa esecuzione.

Considerata, altresì, la necessità che l’Amministrazione della Giustizia si avvalga comunque, allo stato, della prestazione lavorativa del ricorrente.

Ritenuta pertanto, anche comparando le contrastanti esigenze, la insussistenza del presupposto della estrema gravità ed urgenza ai fini dell’adozione di misure cautelari monocratiche”.

Al di là dei titoloni sulla stampa nazionale, quindi, la “delibera del plenum del C.S.M. del 11.04.13 con cui è stato disposto il richiamo nel ruolo organico della magistratura del ricorrente, magistrato che ha conseguito la V valutazione di professionalità e la sua destinazione d’ufficio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Aosta con funzioni di sostituto procuratore” non è stato sospeso senza alcuna valutazione nel merito.

La prossima partita si gioca il 23 maggio innanzi alla Sezione I quater del T.A.R. Lazio.

T.A.R. Lazio, Sez. I quater, decreto presidenziale 26 aprile 2013, n. 1808

Avv. Santi Delia

Scorrimento delle graduatorie di concorso: anche la Polizia deve prima fare lo scorrimento e poi bandire un nuovo concorso

commissario-donna-spir-polizia.jpgNel mirino era finito il concorso per 80 commissari della Polizia di Stato. Secondo il T.A.R. Lazio anche ai concorsi delle forze armate si applicano i noti principi sullo scorrimento delle graduatorie scanditi dalla Plenaria (14/11).

I ricorrenti, però, restano ancora fuori dal posto. Ecco perchè.

Come già si trae da quanto in precedenza esposto, la tematica della legittimità o meno dell’indizione di nuove procedure concorsuali in presenza di idonei in graduatorie approvate in esito a precedenti concorsi – atta a consentire il ricorso al meccanismo dello “scorrimento” – è stata oggetto di accurata disamina da parte dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la decisione n. 14 del 2011, emessa nell’esercizio del proprio potere nomofilattico, espressamente riconosciuto dall’art. 99, comma 5, c.pr.amm.“.

Sussiste la necessità di valutare il caso prospettato dalla ricorrente, la quale contesta la legittimità del decreto ministeriale di indizione di un nuovo concorso a 80 posti di commissario del ruolo dei commissari della Polizia di Stato in presenza di soggetti idonei nelle graduatorie di precedenti concorsi, tra i quali figura anche il suo nominativo.

In particolare, si ravvisa la necessità di definire – primariamente – il profilo dell’operatività o meno dell’art. 35, comma 5 ter, del d.lgs. n. 165 del 2001 in relazione all’Amministrazione della Polizia di Stato.

“Come è dato rilevare dalle memorie all’uopo prodotte, il Ministero dell’Interno sostiene che la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato è inapplicabile all’Amministrazione della P.S., disciplinata da una normativa di carattere speciale, e, dunque, “il corretto operato dell’Amministrazione in relazione alla scelta di indire un nuovo concorso, piuttosto che ricorrere all’istituto dello scorrimento delle graduatorie vigenti, trova in modo incontrovertibile legittimazione” nella previsione della citata sentenza che attribuisce rilevanza alle speciali discipline di settore (punto 51).

Al riguardo, il Collegio ritiene che tale assunto non sia condivisibile.

In linea con quanto rilevato dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, alla disposizione in esame va, infatti, riconosciuta una portata generale.

Come già si è avuto modo di porre in evidenza, tale decisione configura lo “scorrimento” come un istituto di carattere generale, “riferito, indistintamente, a tutte le amministrazioni, senza limitazioni di carattere soggettivo ed oggettivo”.

Nel contempo, è doveroso osservare che la disciplina che regolamenta il concorso per commissario del ruolo dei commissari della Polizia di Stato non pone prescrizioni che legittimino una deroga all’operatività dell’istituto de qua, ossia consentano di ravvisare limiti allo “scorrimento” in ragione dell’imposizione di ulteriori, differenti criteri per il reclutamento del personale.

In altre parole:

– nessuno mette in dubbio che l’ordinamento della Polizia di Stato sia regolamentato da una disciplina speciale;

– ciò – del resto – trova anche riconoscimento nell’art. 3 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, il quale include le Forze di Polizia di Stato tra le categorie del “personale” qualificato “in regime di diritto pubblico”;

– il discorso è, infatti, differente e riguarda precipuamente la carenza – nell’ordinamento della Polizia di Stato – di prescrizioni particolari per il concorso per commissario, afferenti – ad esempio – la copertura dei posti vacanti e l’imposizione di una cadenza periodica dell’indizione dei concorsi, idonee – in quanto tali – a rivelare una volontà legislativa contraria allo “scorrimento”.

Ciò premesso, non sussistono motivi per escludere che l’istituto dello “scorrimento” trovi applicazione anche con riferimento ai commissari della Polizia di Stato.

L’analisi della fattispecie deve, dunque, incentrarsi sulle peculiarità del caso specifico prospettato.

In altri termini, sussiste la necessità di valutare se la scelta dell’Amministrazione resistente afferente l’indizione del concorso di 80 posti di commissario del ruolo dei commissari della Polizia di Stato sia legittima o meno, tenendo conto di quanto riportato nella decisione dell’Adunanza Plenaria.

Orbene, il Collegio ritiene doveroso pervenire ad una soluzione positiva sulla base dei seguenti rilievi:

– il bando di concorso in contestazione riguarda la copertura di 80 posti di commissario, ossia la copertura di un numero di posti di gran lunga superiore al numero degli idonei che figurano nella graduatoria approvata con D.M. 24 dicembre 2010, invocata dalla ricorrente (“4 sopra e due sotto la ricorrente”, per un totale di 7 – pag. 3 del ricorso”);

– si tratta, dunque, di un’ipotesi totalmente diversa da quella che aveva dato origine alla decisione dell’Adunanza Plenaria (riguardante il “concorso pubblico, per titoli ed esami, diretto alla copertura di un posto di categoria C presso la Direzione amministrativa dell’Università degli Studi di Lecce”);

– in particolare, si tratta di un’ipotesi in cui appare evidente che “lo scorrimento” non avrebbe – comunque – evitato la necessità di procedere all’indizione di un concorso (a differenza di ciò che sarebbe, invece, avvenuto per il concorso dell’Università), tenuto conto della necessità di reperire un numero di commissari di molto superiore a quello dei soggetti risultati idonei in precedenti concorsi;

– in definitiva, in tale ipotesi è da ritenere ampiamente sminuita, se non addirittura, resa insussistente la ricorrenza di uno dei due elementi che l’Adunanza Plenaria pone a fondamento dell’istituto dello scorrimento, ossia la “finalità primaria di ridurre i costi gravanti sulle amministrazioni per la gestione delle procedure selettive” (pagg.17-18 della decisione), in linea con il “principio di economicità dell’azione amministrativa” (pag. 12 della stessa decisione);

– la constatazione che lo scorrimento – nel caso de quo – non si pone come valida alternativa al concorso in contestazione o, è meglio dire, non consente di effettuare una valida “opzione” tra diverse alternative non può non riflettersi sull’obbligo di motivazione;

– appare, infatti, evidente che l’analisi dello stato dei fatti – evidenziando la necessità dell’Amministrazione di reclutare personale tramite l’indizione di un nuovo “concorso” perché non altrimenti reclutabile (desumibile, del resto, anche dal ricorso, in cui la ricorrente vanta, in sostanza, la spettanza di uno dei 160 posti banditi) – dà di per sé conto della sussistenza di un precipuo interesse pubblico dell’Amministrazione, sotteso alla scelta compiuta;

– ciò trova – in qualche modo – conferma nella disciplina che regolamenta la materia, la quale – attraverso la richiesta di un apposito decreto per determinare i posti disponibili “da mettere a concorso per le qualifiche iniziali dei ruoli dei commissari” (art. 1 D.M. 2 dicembre 2002, n. 276) – rivela che il reclutamento per “concorso” rappresenta una regola che – ordinariamente – non si presta a venir meno in virtù dello “scorrimento”, stante l’alto numero dei posti che si rendono vacanti ogni anno”.

T.A.R. Lazio, Sez. I ter, 24 gennaio 2013, n. 836

Avv. Santi Delia

Tribunale di Milano: i supplenti vanno risarciti. Si all’anzianità maturata ed al risarcimento danni

images?q=tbn:ANd9GcRGVgZ1Z8yaigbOOF68KxMQC4ldsk1bnNlR1BNowEkgq7KkobvuLa questione all’esame del Tribunale di Milano, sezione lavoro, concerneva l’impugnazione di contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il Ministero, per lo svolgimento dell’attività di docente, tra il 14 maggio 2006 e il 30 giugno 2012 per cui veniva richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato; l’erogazione di una somma indennitaria come per legge; l’aumento periodico della retribuzione in base agli anni di servizio e gli scatti biennali di stipendio.
Le fattispecie in esame rileva ai fini di problematiche decisamente complesse, oggetto di differenti interpretazioni da parte della stessa giurisprudenza anche di legittimità.

Orbene con la sentenza del 12.10.2012 n. 4782, il Tribunale di Milano, sezione lavoro, ha avuto il coraggio di scardinare le precedenti pronunce e di equiparare il trattamento retributivo dei docenti precari a quello dei docenti a tempo indeterminato.

La sentenza in esame ha ribadito come l’utilizzo di  contratti di lavoro a tempo determinato trovi la propria ragion d’essere nella necessità di far fronte a situazioni contingenti e limitate e allo stesso tempo ha evidenziato come dietro l’utilità oggettiva e temporanea del contratto a tempo determinato si celi il riprovevole intento di cristallizzare il rapporto di lavoro precario. L’utilizzo smisurato di detti contratti a termine, se pur rispettosi nella forma del principio di legalità, eludono nella sostanza lo status di lavoratore quale centro di imputazione di diritti e di doveri in continua evoluzione.
La sentenza in oggetto ha saputo riconoscere tale evoluzione mettendo in luce l’assunto che l’utilizzo/abuso reiterato dei contratti a tempo determinato non sia altro che una modalità di regolamentazione del rapporto di lavoro che non può non esteriorizzare e non tener conto delle competenze e della professionalità del precario.

SULL’ANZIANITA’ MATURATA E SUL RISARCIMENTO DEL DANNO PATITO. Il Tribunale di Milano ha così statuito: “orbene, lo scatto di anzianità ha la funzione di parametrare il trattamento retributivo alla progressiva acquisizione di una maggiore professionalità e competenza del lavoratore. Esso, in sostanza, tiene conto della maturazione della sempre più ampia esperienza che ciascun lavoratore consegue in forza del protratto svolgimento della propria prestazione.”
La questione della progressione economica conseguente all’anzianità di servizio non risulta disciplinata dalla normativa sui contratti a termine e la ragione è oltremodo evidente: per loro stessa natura, detti contratti sono destinati a regolamentare situazioni contingenti e limitate nel tempo, e non possono in alcun modo essere impiegati per regolamentare con continuità e stabilita un rapporto di lavoro.
D’altronde, è principio consolidato del nostro ordinamento, così come dell’ordinamento comunitario, quello inerente l’eccezionalità del contratto a termine rispetto alla regola generale del contratto a tempo indeterminato.
L’ordinamento, peraltro, non conosce nessun elemento che possa portare a un sovvertimento di detto principio laddove il datore di lavoro sia un soggetto pubblico, e nulla che consenta alle Amministrazioni di impiegare tale strumento con modalità atte a stravolgere la specificità di questa fattispecie contrattuale.
Il fatto che anche nel pubblico impiego il rapporto di lavoro a tempo determinato rappresenti l’eccezione, e non la regola, è considerazione che può agevolmente trarsi da quanto previsto dal D. Lgs. 165/2001.
All’art. 36, co. 1, infatti si stabilisce che “per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato”, e il successivo comma terzo evidenzia l’esigenza di evitare abusi nell’utilizzo delle diverse forme di lavoro flessibile”.

Incombe sulle Pubbliche Amministrazioni l’obbligo di operare nel rispetto del principio di legalità e di agire quindi, non soltanto conformemente ai principi propri dell’ordinamento interno, ma anche in piena coerenza con i principi promananti dall’ordinamento comunitario.
Parimenti, non appare ragionevole giustificare il trattamento differenziato in considerazione dei differenti obblighi che incombono sui docenti di ruolo, nella misura in cui questi stessi obblighi siano la diretta conseguenza di un’assunzione a tempo indeterminato e contropartita della stabilità dell’impiego.

Secondo il Giudice Milanese:
Nel caso di specie, la progressiva reiterazione di rapporti di lavoro  a tempo determinato ha di fatto realizzato un contesto del tutto identico, sotto il profilo dello sviluppo della professionalità, a quello tipico di un rapporto a tempo indeterminato.

Non v’è dubbio, infatti, che l’odierna ricorrente abbia prestato la propria attività senza soluzione di continuità e che lo abbia fatto sempre svolgendo mansioni corrispondenti al profilo di docente. Conseguentemente, non può revocarsi in dubbio che la stessa abbia nel tempo acquisito un’esperienza del tutto identica, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, a quella maturata dai colleghi di pari anzianità, legati all’amministrazione da un rapporto a tempo indeterminato.
La disparità di trattamento sin qui riservata alla parte attrice non risulta legittimata da alcuna ragione obbiettiva, né in altro modo giustificabile.
Può e deve quindi essere accolta la domanda relativa al risarcimento del danno subito per il pregresso mancato riconoscimento dell’adeguamento retributivo.

Per questi motivi, deve essere dichiarato il diritto della ricorrente al riconoscimento ad ogni effetto di legge e di contratto dell’anzianità maturata dal 11.09.2008, e al risarcimento del danno patito, consistente nella mancata percezione negli anni passati delle retribuzioni di volta in volta adeguate alla corrispondente anzianità”.

Avv. Michele Bonetti

Trib. Milano, Sez. Lav., G.U.L. Dott.ssa Chiara Colosimo, 12 ottobre 2012, n. 4778

Assunzione di addetto stampa presso una struttura pubblica, il C.G.A. sconfessa il T.A.R.: si tratta di pubblico concorso

images?q=tbn:ANd9GcQZbBhIGJPQ42HhCQmaMo0el_zlsz-2GbBQ5Csr1IiVTRdI1bGH8wLa tipologia di contratto era il co.co.pro. La selezione ineriva l’assegnazione di un incarico di prestazione d’opera (artt. 2222 e segg. Cod. civ.) in relazione alla figura di addetto stampa (incarico annuale).

Secondo il T.A.R. Catania “la controversia non rientra nella giurisdizione di questo Giudice Amministrativo atteso che, ai sensi dell’art. 63, comma 4, del D. Lgs. 165/01 “Restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 3, ivi comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali connessi”.

Nel caso di specie, non si verte in tema di procedure finalizzate all’assunzione di pubblici dipendenti, ma di una selezione tesa ad individuare il soggetto professionalmente più qualificato ai fini del conferimento di contratto ai sensi dell’art. 2222 c.c., espressamente richiamato dal bando; conseguentemente deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione di questo Giudice Amministrativo, in favore del Giudice Ordinario (TAR Calabria – Catanzaro, Sez. II, 5 luglio 2007, n. 934).

Di avviso opposto è invece il C.G.A.

 

Viene in considerazione il disposto del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, nella parte in cui, da un lato, attribuisce esplicitamente alla giurisdizione ordinaria le controversie inerenti al “diritto all’assun-zione” (comma 1), dall’altro, riserva alla giurisdizione amministrativa la cognizione delle controversie relative alle “procedure concorsuali di assunzione” (comma 4).

La regola processuale in questi termini detta, appare il riflesso del dato sostanziale per il quale la pretesa alla stipulazione di un contratto di lavoro pubblico si colloca nell’area dei diritti soggettivi e delle obbligazioni che l’amministrazione assume con le capacità e i poteri del privato datore di lavoro (art. 4, D.Lgs., cit.), mentre la contestazione inerente a un procedimento concorsuale di assunzione ha ad oggetto la tutela di un interesse legittimo e l’esercizio del potere pubblico attribuito all’amministrazione di individuare il soggetto ammesso alla stipula del contratto.

L’interpretazione dei limiti e della portata della riserva alla giurisdizione amministrativa di legittimità, e perciò dell’area dell’attività autoritativa dell’amministrazione pubblica, è consolidata in giurisprudenza nel senso che il termine “assunzione” deve essere estensivamente inteso, rimanendovi comprese anche le procedure di cui sono destinatari soggetti già dipendenti di pubbliche amministrazioni le quante volte siano dirette a realizzare un effetto di novazione del precedente rapporto di lavoro con l’attribuzione di un inquadramento superiore e qualitativamente diverso dal precedente, effetti che si riscontrano anche nelle selezioni preordinate al passaggio di dipendenti pubblici dallo status di non di ruolo a quello di ruolo (cfr., di recente, Cass., SS.UU., 7 luglio 2010, n. 16041).

Quanto al termine “procedura concorsuale”, la stessa giurisprudenza ha chiarito che detta procedura è caratterizzata dall’emanazione di un bando, dalla valutazione comparativa dei candidati e dalla compilazione finale di una graduatoria di merito, la cui approvazione individuando i “vincitori”, rappresenta l’atto terminale del procedimento preordinato alla selezione dei soggetti idonei (cfr. Cass., SS.UU., n. 16041 del 2010, cit.). Pacificamente, sono concorsuali sia le procedure connotate dall’espletamento in senso di prove stricto sensu intese, ma comunque libere nelle modalità, purché la procedura concreti una selezione tra diversi aspiranti (Cass., SS.UU. 8 maggio 2007, n. 10374), sia i concorsi per soli titoli (cfr. Cass. SS.UU., 1° marzo 2006, n. 4517).

Nel caso di specie, si è in presenza di una controversia concernente una selezione avente natura concorsuale e preordinata alla costituzione di un rapporto di lavoro, sicché la stessa rientra nella cognizione del giudice amministrativo.

La Corte di Cassazione ha sancito, e, più volte ribadito, il principio per cui qualora un’amministrazione pubblica curi la redazione e la pubblicazione di un giornale come strumento d’informazione e di riflessione sulle sue attività e si avvalga a tale fine della propria organizzazione, senza ricorso ad autonome strutture aventi scopo di lucro e connotati imprenditoriali, il rapporto in atto con lavoratori dipendenti dell’amministrazione stessa, che siano chiamati a collaborare a quel giornale non cessa, per questa sola ragione, di atteggiarsi come un rapporto di impiego pubblico (cfr. Cass. Civ., SS.UU., 15 maggio 2003, n. 7509). 

Quanto, poi, all’argomento, sul quale ha insistito il giudice di prime cure, che le Aziende sanitarie hanno “autonomia imprenditoriale”, ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs. n. 502 del 1992, va osservato che, come già chiarito dalla giurisprudenza (Cfr. Cass. Civ., Ord. n. 2031 del 30 gennaio 2008), l’autonomia imprenditoriale, che è strumentale al raggiungimento del fine pubblico che caratterizza le Aziende del Servizio sanitario nazionale, sta a significare che l’organizzazione e il funzionamento di dette aziende sono disciplinati con atti di diritto privato, senza che ciò escluda che nelle materie indicate dalla legge vi sia la giurisdizione del giudice amministrativo.

C.G.A. 18 settembre 2012, n. 790

T.A.R. Catania, Sez. II, 8 settembre 2011, n. 2203

Avv. Santi Delia

T.F.A. e abilitazione all’insegnamento: il T.A.R. Lazio si pronuncia sulla prova a quiz

tfa.gifFino a 25 domande sbagliate su 60, cellulari che squillano e commissari accondiscendenti con chi copia. Sembra il verbale di un compito in una classe di una scuola serale ed invece è l’esito della prova preliminare del T.F.A.

Si tratta del percorso abilitante messo a punto dalla gestione Gelmini del Ministero dell’Istruzione. Dopo 13 anni dall’ultimo concorso e 6 dalla chiusura delle SISS è al Tirocinio formativo attivo che gli aspiranti docenti devono rivolgersi per ottenere l’abilitazione.

Ancora una volta, dopo il caos degli ultimi anni nei concorsi universitari a numero chiuso ed il concorso per dirigenti scolastici nell’elaborazione delle batterie di quiz, gli “esperti ministeriali” hanno fatto cilecca e la lotteria del numero chiuso è impazzita.
In tantissimi, dopo anni di attesa, di fronte ad un test impresentabile, sono stati disorientati e non sono riusciti a superare una prova iniqua e ingiusta.
Numerosissimi rimanevano esclusi dalla seconda prova scritta e definitivamente fuori dalla possibilità di accedere al percorso abilitante.

Il M.I.U.R., preso atto che in alcune Università i corsi non si sarebbero potuti tenere per mancanza di vincitori, corre ai ripari e nomina sotto ferragosto (il 7 agosto) una Commissione di esperti che decreta il fallimento dei precedessori e individua anche 25 domande errate per test abbonandone il punteggio a tutti: sia che avessero risposto bene sia che non l’avessero neanche letta quella domanda. Punti a tutti, insomma. Ma neanche questo basta e molti, moltissimi posti restano ancora vacanti, giacchè la soglia di 21/30, con tutti quei trabocchetti, è veramente difficile da raggiungere.
Dal corso al ricorso. In centinaia si rivolgono al T.A.R. Lazio chiedendo l’ammisssione alla seconda prova evidenziando che una prova così dsvolta non è in grado di selezionare i più meritevoli.

Il T.A.R., in sede monocratica, accoglie tutte le istanze cautelari e consente ai docenti delusi di poter (ri)misurarsi con i propri colleghi. Frattanto all’esito di tale seconda prova scritta e in attesa della celebrazione della camera di consiglio, arrivano i primi dati allarmanti per il MIUR. L’esclusa ricorrente è in testa alla prova scritta ed ha sbaragliato la concorrenza dei “più bravi” colleghi ammessi senza l’intervento del T.A.R.. A cosa serve quindi un test così congegnato?

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, dec. 31 agosto 2012, n. 3036

Avv. Santi Delia

La mobilità va sempre attivata prima dell’indizione del pubblico concorso

images?q=tbn:ANd9GcSW1WDRVtGBVTStg_8cLvQ0Jpt7RAfyyn7qYB9h49MzL7e8sxgZIl T.A.R. Palermo ribadisce un principio largamente maggioritario nella giurisprudenza più recente e secondo cui la mobilità va sempre attivata con precedenza rispetto al pubblico concorso.

Interessante il parallellismo rispetto ai principi dell’A.P. n. 14/2011 che, pure “se resa in materia affine ma non identica a quella qui in contestazione (il rapporto fra l’attivazione di nuove procedure concorsuali e l’utilizzazione di precedenti graduatorie), ha espresso princìpi di diritto che sul piano interpretativo confermano la recessività del ricorso a nuove procedure di assunzione rispetto ad una razionale utilizzazione delle risorse esistenti, ed ha in particolare affermato che “Va superata la tesi tradizionale, secondo cui la determinazione di indizione di un nuovo concorso non richiede alcuna motivazione. A maggiore ragione, è da respingersi la tesi “estrema”, secondo cui si tratterebbe di una decisione insindacabile dal giudice amministrativo”.

Più nello specifico, con particolare riferimento alla questione – rapporto fra indizione di un nuovo concorso, e procedura di mobilità – oggetto della censura in esame, in cui si lamenta la violazione dell’art. 30, comma 2-bis, del d. lgs. 30 marzo 2001, n. 165, la giurisprudenza ha affermato che tale disposizione “non lascia spazio a dubbi circa il fatto che le procedure di mobilità debbano sempre essere preferite a quelle concorsuali” (T.A.R. Emilia Romagna, Bologna, sez. I, 2 dicembre 2009, n. 2634).

La citata disposizione pone infatti una chiara regola preclusiva rispetto a nuove assunzioni in presenza di una scopertura di organico colmabile a mezzo di procedura di mobilità, in quanto “l’art. 30 d. l.vo n. 165/2001 nella sua originaria formulazione, si limitava a prevedere la procedura di mobilità volontaria senza stabilire alcuna priorità rispetto ad altre forme alternative di copertura di posti disponibili in organico (ad es. procedure concorsuali o utilizzazione di graduatorie valide), per cui anche la scelta di procedura di mobilità volontaria era rimessa ad una valutazione discrezionale dell’amministrazione” (Consiglio di Stato, sez. V, 15 ottobre 2009 , n. 6332), mentre il testo attualmente vigente, conseguente alle modifiche intervenute con il d.l. 31 gennaio 2005, n. 7, convertito dalla l. 31 marzo 2005, n. 43 e con la l. 28 novembre 2005, n. 246, esprime, al contrario, detta regola di priorità.

T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 20 aprile 2012, n. 880

Avv. Santi DELIA

Pubblico impiego e giurisdizione: è del G.A. se si impugna il bando illegittimo per non aver attivato la mobilità

images?q=tbn:ANd9GcS4OwfJPpoYDGh8z8PG0w1x1uuBhaV0wNmGwYj_zo60f8oS0keCHwIl T.A.R. Palermo, con decisione di merito già anticipata in fase cautelare e, sul punto, confermata dal C.G.A., ha chiarito che in ipotesi di controversia che “investe gli effetti del provvedimento di indizione di un nuovo concorso”, ove “la contestazione concerne l’esercizio del potere dell’Amministrazione, a cui corrisponde una situazione di interesse legittimo”, la tutela “spetta al giudice amministrativo, ai sensi dell’art. 63, comma 4, t.u. 30 marzo 2001 n. 165 (Consiglio di Stato, sez. V, 25 giugno 2010, n. 4072)”.

Di diverso avviso, invece, la Sez. di Catania del T.A.R. Sicilia che, in ipotesi identica, aveva devoluto al G.O. la giurisdizione (Sez. II, n. 992/11).

Secondo il T.A.R. Palermo, tale posizione “tralascia di considerare che la scelta fra le modalità di copertura dei posti vacanti (indizione del concorso, o procedura di mobilità) non attiene alla “gestione dei rapporti di lavoro assunte con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro” (come ritenuto dalla citata sentenza), ma al profilo, squisitamente pubblicistico, della organizzazione dei pubblici uffici (Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, sentenza n. 14/2011)“.

La sentenza si segnala di assoluto interesse anche per le statuizioni in punto di interesse al ricorso.

Le amministrazioni, infatti, avevano eccepito che i ricorrenti risultavano carenti di interesse al ricorso non essendo provata la loro utile collocazione nella graduatoria di mobilità non espletata.

Sul punto il T.A.R. estende ed applica il principio recentemente enunciato dall’Adunanza Plenaria (n. 14/11).

“Indipendentemente dall’accertamento, nel merito, di tale collocazione, la ridetta eccezione è infondata, alla luce dei princìpi recentemente espressi – in fattispecie fortemente analoga a quella qui dedotta – dalla sentenza n. 14/2011 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato: “È vero che gli appellanti non figurano, attualmente, come i soggetti i quali potrebbero essere assunti immediatamente, a tempo indeterminato, attraverso la procedura di scorrimento. Ma resta comunque intatto il loro interesse all’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di utilizzare la precedente graduatoria, tenendo conto della possibilità, non irragionevole, di rinunce da parte dei concorrenti idonei collocati in migliore posizione nella classifica”.

T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 20 aprile 2012, n. 880

Avv. Santi DELIA

E’ del G.A. la giurisdizione in materia di provvedimenti amministrativi di gestione delle graduatorie scolastiche

images?q=tbn:ANd9GcRohVZpDC2_fIfK4IMgpZwCiqT0ILfyf5Ya3Y-mYuJtBasAafMMDue insegnanti avevano proposto ricorso al T.A.R. del Lazio impugnando il D.M. n. 62 del 13 luglio 2011, recante le modalità di presentazione delle domande di inclusione nelle graduatorie di circolo o istituto per l’anno scolastico 2011-2012, nella parte in cui preclude ai ricorrenti l’accesso nelle stesse graduatorie. Nessuna impugnazione, invece, era rivolta nei confronti della grauduatorie.

Secondo il T.A.R. Lazio il G.A. non avrebbe giurisdizione sulla base della sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato 4 luglio 2011, n. 11, che ha ritenuto sussistere la giurisdizione del giudice ordinario in base alla considerazione della natura dell’attività esercitata dalla pubblica amministrazione nella conformazione delle graduatorie, conseguente all’accertamento di diritti di docenti già iscritti e con effetto sull’ordine dell’assunzione in servizio.

Più in particolare appare decisivo ai Giudici della Sez. III bis, che “la questione sottoposta …. va decisa confermando la tesi della giurisdizione del giudice ordinario, per le ragioni …. fondate sulla base della situazione giuridica protetta, della natura della attività esercitata dall’amministrazione e della assenza, nella fattispecie, di una procedura concorsuale in senso stretto: si verte in tema di accertamento di diritti di docenti già iscritti e deve ritenersi esclusa la configurabilità di una procedura concorsuale….”“Infatti, da un lato, si tratta di atti gestori del datore di lavoro pubblico ….; dall’altro lato, non è configurabile la procedura concorsuale diretta alla assunzione in un impiego pubblico, per la quale sola vale la regola residuale (e speciale) della giurisdizione del giudice amministrativo…”.

Di avviso opposto è la stessa Sezione (seppur in composizione feriale) che, qualche mese prima, aveva invece confermato la giurisdizione in capo al G.A. ponendo il discrimen proprio sulla circostanza dell’impugnazione, o meno, della graduatoria.

Ad avviso del Collegio, la competenza giurisdizionale nella presente fattispecie è propria del giudice amministrativo in quanto non viene impugnata la graduatoria ma le norme stabilite dall’Amministrazione per le valutazioni necessarie per l’inserimento nella graduatoria stessa (cfr Ad Pl Cons di St. 12 luglio 2011 n. 11)“.

A quale dei due orientamenti ha aderito il Consiglio di Stato?

Evidentemente al secondo.

“Come sostiene l’appellante, la fattispecie in esame non può essere ricondotta alla fattispecie esaminata dalla richiamata sentenza della Adunanza Plenaria.

Oggetto del presente giudizio non è, infatti, la giusta collocazione nella graduatoria in base ai requisiti posseduti, ma la stessa regola ordinatoria posta a presidio dell’ingresso in graduatoria, regola che il decreto ministeriale impugnato in primo grado (n. 62 del 13 luglio 2011) conforma in un senso ritenuto lesivo dai dei ricorrenti.

Poiché tale decreto è, all’evidenza, espressione e frutto di valutazioni proprie della potestà regolatrice della pubblica amministrazione, e si connota quale atto di macro organizzazione, la cognizione circa la sua legittimità spetta alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo“.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, ord. 28 luglio 2011, n. 2758

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 12 novembre 2011, n. 8735

Cons. Stato, Sez. III, sent. 12 marzo 2012, n. 1406

Avv. Santi Delia