Esami d’avvocato 2013: i giudizi delle sottocommissioni devono essere motivati

Esame-avvocato-2012Ennesima pronuncia dei giudici amministrativi sull’obbligo di motivazione nei giudizi espressi sugli elaborati redatti per l’esame d’abilitazione forense. In questo caso è il TAR Calabria, dopo un’identica pronuncia del TAR Brescia, a ribadire l’obbligo di motivazione in base a quanto stabilito nella recente riforma dell’ordinamento forense.

In particolare i giudici calabresi hanno affermato che con la riforma dell’ordinamento forense è stato pienamente recepito il principio di matrice comunitaria secondo cui l’accesso ad un professione regolamentata, come quella forense deve avvenire in condizioni chiare ed inequivocabili e quindi di assoluta trasparenza.

Ma per raggiungere questo scopo è necessario che il candidato, che in sede d’esame deve dimostrare la sua preparazione teorico pratica, venga reso edotto delle ragioni per le quali il suo bagaglio tecnico professionale non è stato ritenuto congruo per consentirne l’accesso alla professione.

Del resto, proprio in quest’ottica, prosegue la pronuncia del TAR, si inserisce il disposto dell’art. 46 co. 5, L. n. 247/2012 che “evidentemente per non rendere troppo gravoso il lavoro di correzione, prevede un obbligo di motivazione attenuato, in quanto non esige un vero e proprio giudizio analitico, ma richiede che il voto trovi giustificazione nelle annotazioni a margine degli elaborati (correzione parlante). In altri termini, l’aspirante avvocato deve essere messo in grado di comprendere quali passaggi delle proprie argomentazioni siano stati ritenuti adeguati e quali invece criticati o giudicati erronei.

I Giudici calabresi, quindi, concludono disponendo l’obbligo “dell’amministrazione di provvedere, nel rispetto dell’anonimato, alla motivata ripetizione della valutazione degli elaborati di parte ricorrente non aventi giudizio positivo”.

D’altra parte che la motivazione costituisca orma un elemento essenziale dei giudizi espressi sulle prove degli aspiranti avvocati rappresenta circostanza acquisita, tanto che  alcune sottocommissioni proprio quest’anno hanno motivato le valutazioni compiute sugli elaborati, come peraltro accaduto anche nelle scorse tornate, dove, però, non esisteva una disposizione legislativa che imponeva un obbligo cosi preciso.

 Non si capisce pertanto come sia stato possibile che anche quest’anno varie sottocommissioni, la maggior parte a dire il vero, abbiano “deciso” autonomamente di “disapplicare” una norma di legge, nata con l’intento di rendere l’esame d’abilitazione assolutamente trasparente, consentendo così al candidato di comprendere realmente le ragioni dell’insufficienza e, allo stesso tempo, dandogli la possibilità di “lavorare” adeguatamente sulle sue lacune per raggiungere quel livello di preparazione necessario per svolgere la professione forense.

Per ragioni assolutamente oscure tutto questo non viene compreso e, dimenticando la delicatissima funzione sociale che la professione forense è tenuta a svolgere, si preferisce mantenere un esame d’abilitazione che non riesce a valutare adeguatamente la preparazione di ciascun candidato.

Come sovente accade in Italia devono essere i Giudici a “ricordare” all’amministrazione, variamente intesa, l’applicazione delle norme di legge, anche quando queste, come nel caso dell’art. 46, co. 5 L. n. 247/2012, non lasciano spazio a margini interpretativi.

Avv. Santi Delia 

Avv. Rosario Cannata

dott. Alberto Pappalardo

 

 

 

 

TAR LAZIO: ecco le ordinanze cautelari sull’ammissione a Medicina sulla violazione dell’anonimato

In tanti, in questi giorni, si manifestano stupiti circa i numerosi accoglimenti del T.A.R. Lazio già in fase cautelare. La notizia è apparsa sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani nazionali e Repubblica ha parlato di “uno schiaffo alle facoltà di Medicina di mezza Italia e al numero chiuso“.

Si è scritto, in particolare, che, per quanto ben motivate, si tratta di “mere” ordinanze cautelari che potrebbero essere ribaltate in sede di merito.

Ciò che non è noto ai più, tuttavia, è che nello stesso giorno (18 luglio 2014) e già qualche settimana prima (24 giugno 2014) della pronuncia delle ordinanze cautelari, il medesimo T.A.R. Lazio depositava, in fattispecie identica, una lunga, approfondita e dettagliata sentenza di merito con la quale, in accoglimento di uno dei ricorsi patrocinato dai medesimi legali, veniva decretata l’illegittimità del concorso dell’anno 2012/2013 per violazione dell’anonimato.


La sentenza. Così come chiarito in sentenza “a ciascuno dei candidati è stato assegnato un diverso e specifico codice a barre, riprodotto sulla scheda anagrafica e sul questionario somministrato a ciascuno di essi. Tale modus procedendi ha, a parere del Collegio, violato il principio dell’anonimato che deve presiedere allo svolgimento delle prove selettive, così come ai concorsi a pubblici impieghi. Essa, infatti, consentiva -anche in astratto- che dal codice a barre specifico e personale di ciascuno dei candidati, segnato sulla scheda anagrafica del medesimo, si potesse risalire al questionario del medesimo candidato, che riportava tale codice a barre.
Tanto basta a determinare l’illegittimità dei provvedimenti che predisponevano siffatta modalità di svolgimento delle prove, nonchè degli atti conseguenti, e ciò anche a prescindere dalla concreta dimostrazione che, in effetti, ciò abbia condotto alle possibili distorsioni segnalate in ricorso“.

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Avv. Santi Delia

Numero chiuso: il Consiglio di Stato decreta che l’ammissione con riserva diventa definitiva se si superano tutti gli esami del primo anno

indexIl precedente. Nel 2012, con una storica pronuncia del T.A.R. L’Aquila, si decretava la definitiva ammissione di uno studente ammesso grazie alla “sospensiva”. Secondo i giudici amministrativi abruzzesi, essere riusciti ad ottenere l’ammissione al secondo anno non può che significare che lo studente aveva dimostrato di possedere quelle attitudini e qualità che il test di ammissione avrebbe dovuto certificare.

Si discorreva, in tale frangente, di stabilizzazione degli effetti giuridici scaturenti dall’accoglimento della sospensiva, individuando un intrinseco ed innovativo raccordo fra la detta misura cautelare ed il disposto dell’art. 4, comma 2 bis del d.l. 30 giugno 2005, n. 115 introdotto dalla legge di conversione 14 agosto 2005, n. 168, a tenore del quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela“.

La sanatoria, in altre parole, traeva la sua ragion d’essere da una situazione di fatto incontestabile, ovvero il superamento delle prove d’esame del primo anno, anche laddove ciò fosse stato consentito da un provvedimento giurisdizionale cautelare che avesse determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.

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Corte Appello di Milano: agli specializzandi 70.000 euro di risarcimenti

medici4.jpgLa Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.

Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 – “bloccata” al valore del 1992 – senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

 

Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l’anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.

C. App. Milano, Sez. Lavoro 24 luglio 2013, n. 4832.

Obiettivo avvocato: parte il corso di preparazione per l’esame di abilitazione forense

images?q=tbn:ANd9GcQ6oR6BXhBGM-QET1FfG3tGUCIzqgquf1fY_JZc6pfslG9jjHLLIl Direttore Scientifico Avv. Santi Delia è lieto di comunicare a tutta l’utenza del Weblog di Informazione giuridica  l’imminente avvio dei corsi di preparazione per l’esame di abilitazione alla professione forense, che verranno tenuti presso le sedi di Messina e Taurianova.

La caratteristica principale del corso risiede nell’originalità del metodo didattico impiegato: gli iscritti, posti innanzi ad una fattispecie controversa tratta dalla prassi giudiziaria, saranno accompagnati nella ricostruzione personale del caso, attraverso la padronanza del quadro normativo di riferimento, l’elaborazione delle sue possibili interpretazioni, l’individuazione della soluzione più confacente alla vicenda esaminata, e la verifica delle argomentazioni a sostegno di essa.

Il contributo del docente, dunque, sarà essenzialmente rivolto a dotare i corsisti di un’autonoma capacità di analisi, valutazione e discernimento, che consenta loro di fronteggiare qualsiasi tematica giuridica, anche qualora non abbia formato oggetto di studio specifico da parte dell’iscritto al corso.

Accanto all’approccio individualizzante, non mancherà il consolidamento globale delle conoscenze più rilevanti nei settori del diritto civile e penale, oggetto delle tracce dei pareri motivati assegnati in sede d’esame.

Gli iscritti sapranno destreggiarsi fra gli istituti giuridici più ricorrenti nell’esperienza giurisprudenziale, per scoprirsi in possesso delle tecniche di argomentazione e di analisi critica essenziali al raggiungimento dello scopo prefissato.

La tre-giorni di prove scritte, pertanto, non desterà più alcuna preoccupazione, costituendo la sede naturale in cui fare applicazione spontanea delle acquisizioni teorico-pratiche e gli accorgimenti decisivi per una corretta impostazione dei pareri motivati e dell’atto giudiziario, richiesti all’aspirante avvocato per l’accesso alla professione.

Per informazioni:

nn. tel. 090/6412910 – 090/6406782

cell. 339/3714079

Mail info@obiettivoavvocato.it

Sarà possibile, inoltre, ricevere per appuntamento, presso le sedi di Messina e Taurianova, al fine di illustrare personalmente il metodo didattico che verrà seguito.

TAR LAZIO: INGROIA vada ad AOSTA…ma solo sino al 23 maggio 2013

rivcivile20131.jpgE’ solo un decreto presidenziale. Rigettato in punto di periculum. Nulla di più.

“Considerato che si va a fissare in tempi brevi l’udienza per l’esame collegiale della istanza cautelare. Considerato che gli effetti della esecuzione del provvedimento impugnato, concernente la destinazione a sede dove prestare servizio, sono neutralizzabili in tempi brevi in caso di esito favorevole della istanza cautelare, cosicché non è plausibilmente ipotizzabile un pregiudizio grave ed irreparabile derivante dalla stessa esecuzione.

Considerata, altresì, la necessità che l’Amministrazione della Giustizia si avvalga comunque, allo stato, della prestazione lavorativa del ricorrente.

Ritenuta pertanto, anche comparando le contrastanti esigenze, la insussistenza del presupposto della estrema gravità ed urgenza ai fini dell’adozione di misure cautelari monocratiche”.

Al di là dei titoloni sulla stampa nazionale, quindi, la “delibera del plenum del C.S.M. del 11.04.13 con cui è stato disposto il richiamo nel ruolo organico della magistratura del ricorrente, magistrato che ha conseguito la V valutazione di professionalità e la sua destinazione d’ufficio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Aosta con funzioni di sostituto procuratore” non è stato sospeso senza alcuna valutazione nel merito.

La prossima partita si gioca il 23 maggio innanzi alla Sezione I quater del T.A.R. Lazio.

T.A.R. Lazio, Sez. I quater, decreto presidenziale 26 aprile 2013, n. 1808

Avv. Santi Delia

Numero chiuso 2013/2014: è graduatoria unica. Cambia anche il test e c’è il bonus maturità

test_numero_chiuso-300x164.jpgIl MIUR brucia le tappe e prima dell’attesa pronuncia della Corte Costituzionale detta le nuove regole di accesso per l’ammissione ai corsi di laurea a numero programmato nazionale per l’anno accademico 2013/2014. Sarà graduatoria unica per tutti i corsi di laurea con test nazionale: Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Ecco tutte le novità.

Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.

Tale scelta avviene obbligatoriamente al momento dell’iscrizione alla prova di ammissione (tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013).

Per quanto riguarda la scelta della sede, il MIUR segue ancora una volta la via tracciata dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Dopo l’accoglimento di numerosi ricorsi riguardanti la tardiva scelta dell’opzione di sede, viene stabilito che la prima sede prescelta è quella dove si effettua il concorso.

Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.

Sempre all’atto dell’iscrizione al test, e quindi tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013, gli studenti dovranno indicare le “sedi per cui si intende concorrere”. L’attribuzione della sede avverrà nel medesimo senso dell’anno accademico precedente e cioè assegnando la sede prescelta sulla base del punteggio ottenuto e sino all’esaurimento dei posti in quel determinato Ateneo.

Ad esempio ove il candidato abbia partecipato al test presso la sede di Palermo (prima opzione automatica) ed abbia indicato come seconda scelta Messina, come terza Catania, poi Roma La Sapienza ed a seguire L’Aquila ed abbia totalizzato il punteggio di 70, otterrà l’ammissione nella sede (tra quelle prescelte) ove nessun altro candidato sia stato ammesso con tale punteggio.

E quindi ove a Palermo, Messina, Catania e Roma tutti gli ammessi abbiano almeno 71 di punteggio, il candidato otterrà l’ammissione a L’Aquila ove ipotizziamo che l’ultimo ammesso avrà totalizzato 68 punti.

Ove invece anche a Messina si dovesse ottenere l’ammissione con, ad esempio 69 punti, a L’Aquila verrà preferita la scelta su Messina indicata in via prioritaria.

Grazie a tale sistema di preferenza, ove il candidato abbia comunque indicato tutte le sedi disponibili dimostrando volontà a spostarsi rispetto alla propria prima scelta, in ipotesi di punteggio utile, otterrà l’ammissione.

Una volta ottenuta l’ammissione presso una delle opzioni potrà decidere se immatricolarsi o attendere che terminino gli scorrimenti presso le sedi indicate in via prioritaria. Ove si decida ad immatricolarsi (nel nostro esempio precedente a L’Aquila) le altre scelte anche se prioritarie verranno cancellate (in quel caso Messina).

Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.

Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.

Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.

Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.

Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.

I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità pari almeno a 80/100 “rapportato  alla distribuzione in percentili dei voti ottenuti dagli studenti che hanno conseguito la maturità nella stessa scuola nell’a.a. 2011/12”. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 31 maggio 2013.

L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha notevolmente diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.

E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.

Le disparità nella valutazione degli studenti nei diversi Istituti della Penisola potrebbe dare effetti aberranti. Sarebbe certamente da preferire una riforma che avesse agito in maniera strutturale  sulla programmazione degli accessi e non, esclusivamente, sul parametro della valutazione del diploma.

Nulla è previsto per i titoli di laurea vantati dai candidati e si prospetta, quindi, un pericoloso vuoto “regolamentare” sul punto che potrebbe essere foriero di contenzioso.

Il vademecum dei termini.

Dal 6 maggio al 7 giugno 2013 (ore 15.00): Iscrizione on line alla prova. Il perfezionamento dell’iscrizione avviene con il pagamento della tassa che ogni Ateneo stabilirà nei propri bandi.

All’atto dell’iscrizione on line è necessario inserire un valido indirizzo di posta elettronica e/o un numero di cellulare.

E’ questo il momento in cui indicare le sedi di preferenza per cui si intende concorrere. TALI PREFERENZE SONO IRREVOCABILI E LA PRIMA PREFERENZA E’ SEMPRE QUELLA IN CUI SI DECIDE DI SOSTENERE IL TEST.

Dal giorno successivo alla prova e per 6 giorni (ad esempio per Medicina e Odontoiatria dal 24 al 30 luglio) dovrà essere indicata nella propria area riservata il voto di maturità frattanto ottenuto. In mancanza di tale dato verrà attribuito il punteggio di ZERO.

Successivamente verrà percentualizzato il voto indicato sulla base di quanto chiarito in precedenza.

Dal 5 agosto in poi (prima Medicina e Odontoiatria ed in seguito gli altri Corsi di laurea) sarà possibile consultare il proprio voto nel test.

il 26 agosto verrà infine pubblicata la graduatoria nazionale di merito che tiene conto anche del voto di diploma.

Se il nominativo rientra tra i soggetti ASSEGNATI, grazie al proprio punteggio si è ottenuta l’ammissione nella PRIMA sede prescelta. Se, invece, il proprio nominativo è tra quelli PRENOTATI si può attendere prima di immatricolarsi o lo si può fare immediatamente perdendo però il diritto ad ottenere l’ammissione nelle altre sedi indicate in via prioritaria ma, al momento, sature.

D.M. 24 aprile 2013, n. 334

Avv. Santi Delia

 


Graduatoria unica e T.F.A.: in attesa della consulta tutti ammessi se i posti sono liberi

TFA.jpgEra stato proposto un caso-pilota presso un’università romana dove erano rimasti posti disponibili. Il ricorrente era rimasto escluso in un altro ateneo pur avendo ottenuto un punteggio idoneo a superare la c.d. soglia d’ingresso.

Il Tar del Lazio ha ritenuto che “i concorsi per l’ammissione al TFA devono considerarsi “a numero chiuso” e, pertanto, il ricorso non appare manifestamente infondato avuto riguardo alle censure di violazione degli artt. 3,34 e 97 Cost, che sono stati ritenuti inficianti le norme regolatrici dell’ammissione al numero chiuso nelle altre Facoltà dove ciò è previsto per mancata previsione di una graduatoria nazionale, che all’allegato pregiudizio grave ed irreparabile è possibile ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA, classe A037 presso l’Università Europea di Roma, in cui risultano posti disponibili>.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha quindi ritenuto di “ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA”. I principi della Sez. III sul numero chiuso universitario vengono, dunque, trasposti per il campo degli insegnanti.

Sulla base di tale princiopio, anche tutte le graduatorie del TFA sono illegittime poiché incostituzionali; non è possibile, ad esempio, che un ricorrente senese per la sola “sfortuna” di aver fatto il concorso in una sede non possa entrare, mentre altri che hanno scelto altre sedi, come quella di Roma, riescono ad entrare con un proprio punteggio.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 21 marzo 2013, n. 1301

Avv. Santi Delia

Violazione del principio dell’anonimato ed effetti sulla validità del procedimento di concorso

anonimato.jpgQuali gli effetti della conclamata violazione del principio dell’anonimato in una procedura concorsuale? Annullamento dell’intero concorso o ammissione dei ricorrenti?

E’ possibile chiedere ed ottenere il risarcimento del danno in forma specifica e quindi, l’ammissione al corso di laurea cui i ricorrenti aspirano?

Secondo il T.A.R. Cagliari “preso atto della domanda avanzata in via principale dal ricorrente volta ad ottenere l’ammissione al corso di laurea mediante l’annullamento del solo diniego di ammissione e/o risarcimento del danno in forma specifica e delle correlate censure avanzate in via principale dal ricorrente ai fini dell’annullamento del diniego di ammissione, ritiene il collegio che, ai fini dell’esame di tale domanda avanzata in via principale dal ricorrente, non sia necessario procedere all’integrazione del contraddittorio” giacchè deve decretarsi l’ammissione in soprannumero”.

 

 

Il T.A.R. CAGLIARI chiarisce che “quanto all’effetto del predetto accoglimento, il Collegio rileva (condividendo sul punto le considerazioni sviluppate da T.A.R. Campania Napoli, sez. IV – 28/10/2011 n. 5051 e T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012) che la conseguenza di ritenere irregolare la prova concorsuale implicherebbe potenzialmente l’annullamento delle graduatorie e porterebbe alla conseguenza di travolgere la posizione di soggetti utilmente collocati in graduatoria, con grave “vulnus” del principio di affidamento e di certezza degli atti dell’amministrazione.

Al contrario più ragionevole appare l’opzione di accogliere il gravame limitatamente alla posizione del ricorrente, con la sua iscrizione in soprannumero, senza alcun effetto sulla posizione degli altri candidati utilmente collocati in graduatoria (cfr. T.A.R Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1352 del 16 luglio 2012; Tar Campania, Napoli, sezione quarta n. 5051 del 28 ottobre 2011; T.A.R. Toscana, sez. I, n. 1105 del 27/6/2011; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, n. 457 del 28/2/2012; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008; T.A.R. Lombardia, Brescia, ordinanza cautelare n. 972 del 15 dicembre 2011).

Il ricorso va dunque accolto nei termini indicati, con conseguente annullamento degli atti impugnati nella sola parte d’interesse del ricorrente e cioè limitatamente alla parte in cui il ricorrente non è collocata in posizione utile per l’ammissione al corso di laurea di cui si controverte.

Va riconosciuto altresì il diritto del ricorrente all’ammissione ed all’iscrizione, anche in soprannumero, al corso di laurea, facendosi obbligo alle Amministrazioni resistenti di procedere in via definitiva all’ammissione, anche in soprannumero, del ricorrente al corso di laurea medesimo.

Ma come è stato acclarato in questo caso la violazione dell’anonimato?

“Illegittimamente e in palese violazione dei menzionati principi di segretezza della prova di concorso e di violazione della regola dell’anonimato nei pubblici concorsi, i candidati che hanno partecipato alla prova selettiva in questione sono stati invitati dalla commissione “a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.

Tale circostanza, oltre che risultare dalle denunce prodotte in giudizio dalla parte ricorrente, risulta ammessa dalla stessa Amministrazione resistente nella relazione dell’Università degli studi di Sassari del 4 dicembre 2012 protocollo n. 36578, depositata in giudizio dall’Amministrazione resistente, nella quale si dà espressamente atto che “Ciascun candidato è stato identificato…. omissis…. ed è stato invitato, secondo quanto disposto dalle linee guida ministeriali sopra richiamate, a deporre il proprio documento di identità in evidenza sul banco in modo che potesse essere consultato dai membri della Commissione in ogni momento”.

Risultano pertanto fondate le censure in proposito mosse dalla parte ricorrente secondo cui, per tutta la durata della prova, i commissari hanno potuto vedere l’abbinamento “nome candidato-codice segreto”, in quanto il nome del candidato era ricavabile dalla carta d’identità che i commissari hanno richiesto che fosse tenuta in vista accanto ai candidati e il numero segreto era leggibile sui fogli della prova di concorso su cui i candidati dovevano lavorare.

Ciò stante, ritiene il collegio che debbano trovare applicazione, anche nel caso di specie, i principi affermati in materia nella sentenza del T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 28 agosto 2008, secondo cui “le norme che assicurano l’anonimato ricevono un’applicazione oggettiva e non sono influenzate dagli stati d’animo e dalle intenzioni né dei candidati né della Commissione esaminatrice in quanto per la loro applicazione non è necessario un giudizio sull’elemento soggettivo (dolo o colpa) dei partecipanti o dei membri della Commissione, bastando allo scopo l’esame sulla

circostanza per cui l’anonimato assoluto delle prove scritte sia stato o meno assicurato, sicché, il giudizio non deve essere condotto sino al punto di accertare se il riconoscimento si sia effettivamente verificato, bastando all’uopo la verificazione della semplice potenzialità del suo avverarsi, trattandosi di una situazione che potrebbe essere assimilata a quella di “pericolo oggettivo”, in quanto non è assolutamente possibile accertare se il riconoscimento sia o meno avvenuto nella sfera soggettiva intima di uno qualsiasi dei membri della Commissione con l’ulteriore precisazione che è del tutto irrilevante che la violazione, anche potenziale, dell’anonimato sia o meno avvenuto ad opera del candidato, di un membro della Commissione, dell’Amministrazione stessa o di un terzo estraneo, poiché l’applicazione oggettiva delle norme, per il soddisfacimento dell’interesse primario già tratteggiato, fa si che la violazione della segretezza renda ex se illegittima la procedura (Consiglio di Stato, Sezione V, 2 marzo 2000 n. 1071)”.

T.A.R. Cagliari, Sez. I, 14 marzo 2013, n. 229

Avv. Santi Delia

Borse di studio agli studenti: la tassa regionale non può essere stornata per altre spese

194944241-e2810118-9ab1-426b-80a4-99fa89ff08a2.jpgIl T.A.R. Piemonte si pronuncia in tema di diritto allo studio affermando il principio secondo cui i fondi della tassa regionale non possono essere stornati per altre spese diverse dalle borse di studio.

Secondo il T.A.R. la tassa regionale per il diritto allo studio, è una “tassa di scopo, rigidamente vincolata al finanziamento delle borse di studio, per concorde disposizione normativa statale e regionale”.

“La Regione, pertanto, avendo confermato – in linea con la legge statale – il suddetto vincolo di scopo tramite un proprio atto legislativo, non dispone più di alcun margine di discrezionalità operativa in materia, ed eventuali suoi atti amministrativi che si ponessero in contrasto con tale vincolo legislativo, non potrebbero che risultare illegittimi per difformità dalla fonte normativa sopraordinata”.

“Proprio in violazione del vincolo normativo, la Regione Piemonte, con la D.G.R. n. 6/2115 del 31.05.2011 – pur stabilendo in linea generale che all’assegnazione delle borse di studio per l’a.a. 2011/12 si sarebbe fatto fronte anche “con le somme introitate direttamente dall’Edisu dal gettito derivante dal pagamento della tassa regionale dell’a.a. 2011/12” – ha autorizzato l’Edisu a stanziare fondi destinati alla copertura delle borse di studio ”nei limiti delle disponibilità del bilancio dell’ente”, avallando in tal modo il contenimento di tale voce di spesa entro un tetto massimo inferiore al gettito annuo della tassa regionale.

Ed infatti è riscontrabile per tabulas – oltre che per ammissione dello stesso ente erogatore – la differenza tra l’importo delle borse di studio erogate per il 2011/12 (pari a euro 10.920.455,00) e il maggior gettito della tassa regionale relativa all’anno accademico 2011 (pari ad euro 12.838.270,00)”.

I 2 milioni di euro vanno, quindi, nuovamente restituiti agli studenti aventi diritto.

In conclusione, vanno annullati gli atti impugnati, ed in particolare la DGR n. 6/2115 del 31.05.2011 e le determinazioni di approvazione della graduatoria definitiva degli studenti vincitori della borsa di studio a.a. 2011/12, nella parte in cui limitano l’impegno di spesa per l’erogazione delle borse di studio entro parametri inferiori a quelli corrispondenti alle effettive entrate, a ciò vincolate, derivanti dalla tassa regionale per il diritto allo studio dell’a.a. 2011/12. Al contempo, va disposto che le graduatorie vengano rideterminate in attuazione dei vincoli normativi sopra menzionati, ovvero implementando i fondi erogabili con il gettito della tassa regionale per il diritto allo studio dell’a.a. 2011/12“.

T.A.R. Piemonte, Sez. I, 7 febbraio 2013, n. 171

Avv. Santi Delia