Art. 38 e procuratori ad negotia: la soluzione della Plenaria

images?q=tbn:ANd9GcSs1Mm9yMSag6wSYoKakCR0hAof6mydccIiAreVl0JOmGKNVj3OeQE’ noto come l’art. 38 del codice degli appalti, “impone la presentazione della dichiarazione sostitutiva riguardante il possesso dei requisiti di moralità ai legali rappresentanti, direttori tecnici e amministratori muniti di poteri di rappresentanza, anche se cessati dalla carica nel triennio antecedente”.

La questione rilevante in questa sede è, in particolare, quella della verifica della sussistenza dei predetti obblighi dichiarativi anche in capo ai procuratori ad negotia.

Secondo la Plenaria “con la locuzione di “amministratori muniti del potere di rappresentanza” l’art. 38, comma 1, lett. c), ha inteso, quindi, riferirsi ad un’individuata cerchia di persone fisiche che, in base alla disciplina codicistica e dello statuto sociale, sono abilitate ad agire per l’attuazione degli scopi societari e che, proprio in tale veste, qualificano in via ordinaria, quanto ai requisiti di moralità e di affidabilità, l’intera compagine sociale”.

“In diverso modo si atteggia la posizione del procuratore ad negotia. Questa figura è eventuale e non necessaria nell’assetto istituzionale delle società di capitali. Elemento differenziale fra gli amministratori ed i procuratori ad negotia è che ai primi è, di norma, affidata l’attività gestoria dell’impresa con potere di rappresentanza generale, mentre i secondi, oltre a derivare il proprio potere dalla volontà (di regola) degli amministratori, operano di massima nell’interesse societario per oggetto limitato e soggiacciono al controllo di chi ha conferito la procura”.

Proprio in virtù di tale distinzione, l’esclusione potrà essere comminata solo in caso di espressa previsione della lex specialis e solo se, in caso di mancanza di tale previsione, il requisito sia effettivamente carente.

“Nella modulazione degli assetti societari la prassi mostra l’emersione, in talune ipotesi, di figure di procuratori muniti di poteri decisionali di particolare ampiezza e riferiti ad una pluralità di oggetti così che, per sommatoria, possano configurarsi omologhi, se non di spessore superiore, a quelli che lo statuto assegna agli amministratori. In questo caso, a differenza del procuratore ad negotia in senso stretto, si pone l’esigenza di evitare, nell’ottica garantista dell’art. 38, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 163/2006 che l’amministrazione contratti con persone giuridiche governate in sostanza, per scelte organizzative interne, da persone fisiche sprovviste dei necessari requisiti di onorabilità ed affidabilità morale e professionale, che si giovino dello schermo di chi per statuto riveste la qualifica formale di amministratore con potere di rappresentanza. In altre parole, in tali casi il procuratore speciale finisce col rientrare a pieno titolo nella figura degli “amministratori con poteri di rappresentanza” cui si richiama l’art. 38, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 163/2006, poiché – da un lato – si connota come amministratore di fatto ai sensi dell’art. 2639, comma 1, c.c. e, d’altro lato, in forza della procura rilasciatagli, assomma in sé anche il ruolo di rappresentante della società, sia pure eventualmente solo per una serie determinata di atti. Detta conclusione non è smentita dal menzionato art. 45 della direttiva 2004/18/CE, il quale anzi, facendo riferimento a “qualsiasi persona” che “eserciti il potere di rappresentanza, di decisione o di controllo” dell’impresa, sembra mirare, conformemente del resto all’orientamento generale del diritto dell’Unione, ad una interpretazione sostanzialista della figura.

 In aderenza a quanto affermato da questa medesima Adunanza plenaria con sentenza n. 10 del 2012 a proposito delle fattispecie relative alla cessione di azienda o di ramo di azienda, stante la non univocità della norma circa l’onere dichiarativo dell’impresa nelle ipotesi in esame (cui va aggiunta, per il passato, l’incertezza degli indirizzi giurisprudenziali) deve intendersi che, qualora la lex specialis non contenga al riguardo una specifica comminatoria di esclusione, quest’ultima potrà essere disposta non già per la mera omessa dichiarazione ex art. 38 del d.lgs. n. 163/2006, ma soltanto là dove sia effettivamente riscontrabile l’assenza del requisito in questione”.

Cons. Stato, Ad. Plen., 16 ottobre 2013, n. 23

Avv. Santi Delia

Violazione dell’anonimato nei test di ammissione a Medicina: il Consiglio di Stato conferma l’illegittima gestione dei concorsi gestiti dal CINECA

images?q=tbn:ANd9GcTBNSlZXj9S--Jr1s5Jaxgs70LpKFlOuph2MYF-iS9Qt0OAcGxoIl Consiglio di Stato in sede consultiva conferma l’orientamento di due anni fa e stigmatizza duramente la scelta del MIUR sulle modalità di gestione del concorso di ammissione a Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Le prove sono quelle gestite a livello nazionale dal CINECA ricorrenti avevano denunciato la violazione dell’anonimato, della segretezza della prova e, in generale, della lex specialis di concorso.

Appena qualche mese fa era stato il T.A.R. Molise a soffermarsi sulla scelta scellerata di Ministero e Cineca di continuare ad inserire in tutti i fogli risposta dei candidati il codice alfanumerico segreto impresso anche sul foglio anagrafica. Qualche giorno prima il T.A.R. Cagliari.

Il Ministero, tuttavia, continua anche quest’anno ad usare tale illegittime modalità di gestione della prova.

Ma perchè il concorso per l’ammissione a Medicina non garantisce l’anonimato?

Semplicissimo. Perchè il codice alfanumerico impresso in ogni foglio consegnato ai candidati è facilmente abbinabile al nome del candidato.

Il Consiglio di Stato, prima di decidere, ha chiesto di aver prova:

a) che sul modulo di risposta non fosse in qualche modo impresso l’username attribuito a ciascun candidato;

b) che il foglio consegnato a ciascun candidato, contenente il codice identificativo della prova, l’indirizzo del sito web del MIUR e le chiavi personali per accedere all’area riservata del sito (username e password), non recasse elementi o dati atti ad identificare la prova del candidato;

c) che tali elementi – ad eccezione del codice a barre – non fossero presenti nel modulo di risposta.

Occorreva, in altri termini, che il Ministero riferente provasse che quanto disposto dal d.m. 15 giugno 2011 non potesse consentire in alcun modo l’identificazione preventiva della prova svolta da ciascun candidato.

Dopo aver accertato che, invece, le modalità di espletamento del concorso provavano esattamente il contrario, il Consiglio di Stato stigmatizzava duramente la scelta del Ministero.

E’ possibile ricavare con certezza che ciascuna prova reca impresso non solo il codice a barre, ma anche il codice identificativo del singolo candidato, numero che è stato anche consegnato ad ogni candidato al termine della prova. Sicchè si può affermare che dalle singole prove era possibile senza particolare difficoltà risalire al nome del candidato, che l’aveva elaborate“.

Il T.A.R. Molise, appena 2 mesi prima della discussione di questo ricorso, aveva scritto:

La presenza di un codice a barre (con l’indicazione sottostante del numero di codice), riportato sia sulla scheda anagrafica di ciascun concorrente, sia sui modelli di questionario a ciascun concorrente consegnati, renda in astratto possibile l’identificabilità dell’autore della prova, anche dopo la conclusione della prova medesima, persino nel momento successivo delle operazioni di esame e valutazione dei questionari. Anche se l’attribuzione di punteggio alla prova è rigorosamente legata al numero di risposte esatte contenute nell’elaborato di ciascun candidato, l’anonimato dell’elaborato (cioè la non identificabilità dell’autore prima dell’attribuzione del punteggio) resta un valore tutelabile, soprattutto allo scopo di prevenire ed evitare eventuali manipolazioni dell’esito della prova. Tale valore è da ritenersi effettivamente tutelato dalle puntuali e minute prescrizioni contenute nelle vigenti disposizioni e norme di settore, che – quando sono integrate da disposizioni di auto-regolamento, come nel caso di specie – non consentono però, in via di principio, procedure tali da rendere possibile a un qualsivoglia addetto alla vigilanza o membro della commissione di seguire la traccia dell’elaborato, identificandone l’autore, come avviene quando la tracciabilità sia consentita dall’identificazione del candidato mediante i codici a barre e numerico, riportati sia sulla scheda recante i dati anagrafici del medesimo (esibita sul banco durante la prova, per consentire alla vigilanza il controllo costante dell’identità del candidato), sia sul modello di questionario consegnato a ciascun candidato. E’ appena il caso di aggiungere che la regola dell’anonimato dei concorrenti sia espressione di un più generale principio di garanzia dell’imparzialità amministrativa (cfr.: Cons. Stato II, 6.10.2011 n. 3672; T.a.r. Sardegna Cagliari I, 14.3.2012 n. 229; T.a.r. Sicilia I, 28.2.2012 n. 457; T.a.r. Toscana I, 27.6.2011 n. 1105). Pertanto, si può ritenere che le particolari modalità con le quali si è svolta, nel caso di specie, la selezione per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013, non abbiano fornito sufficienti garanzie per l’anonimato degli elaborati e dei candidati. Ciò costituisce, senza dubbio, vizio del procedimento e del provvedimento, che ne inficia la legittimità“.

Né vale obiettare, come fa l’Amministrazione, che l’identificazione del candidato, cui far risalire l’elaborazione della prova, presupporrebbe una collaborazione di quest’ultimo, in quanto unico possessore del codice identificativo.

Ogni violazione del principio dell’anonimato delle prove ed ogni aggiramento del principio stesso presuppone potenzialmente una collaborazione del candidato che intende avvantaggiarsi dall’identificabilità delle proprie prove di concorso“.

Si tratta dell’ennesimo durissimo colpo al Ministero ceh deve cambiare immediatamente le modalità di gestione di questa prova.

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 14 ottobre 2013, n. 4233

Consiglio di Stato, Sez. II, parere 6 ottobre 2011, n. 3672

T.A.R. Molise, 4 giugno 2013, n. 396

T.A.R. Cagliari, Sez. I, 14 marzo 2013, n. 229

Avv. Santi Delia

Congelati SSIS: il T.A.R. Lazio dichiara l’illegittimità del Decreto Ministeriale di aggiornamento delle G.A.E.

congelati-ssis.jpgCon il D.M. 572/13 di aggiornamento delle G.A.E., ancora una volta non si consente ai DEPENNATI ed ai CONGELATI SISSIS che avevano omesso di inserirsi in G.A.E. nel 2009 ma che ora hanno ottenuto l’abilitazione a mezzo del T.F.A. di poter inserirsi e/o reinserisi in G.A.E.

Secondo l’ex Ministro  Gelmini che aveva presentato un emendamento al Decreto del Fare i si tratta di docenti discriminati perché, pur avendo gli stessi titoli e gli stessi requisiti dei colleghi già presenti nelle Gae, sono esclusi per mancato aggiornamento d’iscrizione, dopo la chiusura delle graduatorie con la Legge 27 dicembre 2006 n.296 o per aver dimenticato di iscriversi nel 2009 quali congelati SISSIS.

Di fatto è impedito, a docenti in possesso di titoli e di merito, di avere l’opportunità di lavorare nella scuola per gli ostacoli burocratici frapposti dal MIUR.

Il T.A.R. Lazio ha eliminato questa disparità ed ha dichiarato l’illegittimità del Decreto Ministeriale “in particolare nella parte in cui omette di considerare per l’inserimento nelle GAE, la posizione di tutti quei soggetti che erano stati ammessi alla frequenza delle SSIS”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, ord. 4 ottobre 2013, n.3862

Avv. Santi Delia

Ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: caos bonus maturità…ecco cosa succederà

test_numero_chiuso-300x164.jpgSarebbe il terzo revirement in poco meno di 6 mesi. Due Ministri (Profumo e Carrozza), due Ministeri (con l’entourage dei rispettivi Ministri), il meglio della classe dirigente di destra e di sinistra. L’espressione tecnica di una politica delle larghe intese in un momento di congiuntura, anche economica, assai sfavorevole.

Cosa ha partorito quest’eccellenza? L’introduzione del bonus maturità per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso e l’entrata in vigore, immediata e senza appello, di una norma (contenuta nel c.d. Decreto Fioroni del 2008) che nessuno dei loro predecessori politici aveva mai avuto il coraggio di attuare.

Appuratone l’esito l’UDU ed i suoi legali (Santi Delia e Michele Bonetti) gridano allo scandalo: il sistema non funziona è profondamente iniquo e comprime in maniera ancora meno giustificata e giustificabile il diritto allo studio. Vogliamo, dicono gli studenti, un Consiglio dei Ministri immediato per la revisione del sistema.

Ma li, tra Viale Trastevere e Piazzale Kennedy, ci sono i Ministri ed il Ministero: quale migliore garanzia per la scelta del giusto sistema di selezione della futura classe dirigente italiana?

Il primo imbarazzante dietro front è del giugno 2013. Appena insediato il nuovo Ministro non ci vede chiaro rinvia il test, anche per l’accoglimento di un nostro ricorso al T.A.R. sulle modalità di presentazione della domanda, ed annuncia un correttivo e l’istituzione di una commissione di studio.

Il rimedio è peggiore del male. L’estate passa e i nostri ragazzi studiano con la consapevolezza che il bando di ammissione parla di un bonus che sarà decisivo ai fini dell’ammissione.

Poi a 48 ore dall’esame più importante della loro vita il Ministro va in piazza e dichiara che quei ragazzi avevano ragione. Il sistema non funziona.

 

 

“L’abbiamo guardato da tutte le parti, ho insediato una commissione tecnica apposta, abbiamo capito che è difficile introdurre un premio che garantisca giustizia. Sono giunta alla conclusione che sia impossibile.

Abbiamo provato a cambiare il bonus a giugno, a renderlo più equo, adesso è l’ora di fermarci. Per i test del 2014 il bonus maturità non ci sarà. La commissione ministeriale, in un secondo momento, ci dirà qual è il modo migliore per premiare gli studenti più efficaci delle scuole superiori”.

E’ la prova provata che il sistema bonus è l’ennesimo pasticcio all’italiana. Dopo 5 anni in cui la Legge che lo ha ideato (il c.d. Decreto Fioroni) viene rinviata nell’entrata in vigore di anno in anno, solo da aprile 2013 tutti gli studenti ne hanno appreso l’applicazione sin da settembre. I criteri previsti dal Legislatore, in appena qualche settimana di lavori frenetici, sono stati stravolti dal MIUR che ha confezionato la più barbara delle lotterie. I 10 punti verranno attribuiti non sulla base del merito ma solo con calcoli statistici (i c.d. percentili) per nulla capaci di fotografare e premiare il percorso di studi dei ragazzi. Qualche esempio? Uno studente modello del Maurolico che ha ottenuto 99 potrà ottenere zero punti di bonus. Lo stesso 99 ottenuto all’Istituto industriale o professionale della città o delle provincia valrà 9 punti. Tra il Nord e il Sud, inoltre, i valori di percentile sono enormemente differenti e saranno avvantaggiati proprio gli studenti del Nord con limiti di percentili più bassi che consentono a voti superiori all’80 di ottenere dei punti. 

Lunedi, alle ore 11,00, mentre migliaia di studenti con le loro famiglie ad assisterli saranno impegnati nella prova per l’ammissione a Medicina, il Consiglio dei Ministri deciderà la sorte di tutti loro.

Sembra una beffa, uno scherzo…ma è solo la pura e semplice verità. Una cronaca fedelissima.

Quest’anno, a meno di una sospensione per un anno del numero chiuso (TUTTI AMMESSI ALLA FREQUENZA DEL CORSO DI LAUREA CHE SI SCEGLIE) che ci auguriamo e che con l’UDU stiamo continuando a chiedere con forza, l’ammissione sarà regolata da questo criterio assurdo.

Non consentiremo che il diritto allo studio venga compromesso sulla base di una mera cabala perché non si può decidere il futuro di un ragazzo con questi criteri, saremo in migliaia a ricorrere (con il maxi ricorso UDU) contro questo sistema.

Convocazione Consiglio dei Ministri n. 23

Avv. Santi Delia

Corte Appello di Milano: agli specializzandi 70.000 euro di risarcimenti

medici4.jpgLa Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Milano ha accertato il diritto alla rideterminazione triennale della borsa di studio e condannato così la Presidenza del Consiglio dei Ministri a pagare i medici specializzandi nel periodo 1994-2006 ed oggi specialisti.

Ai medici che si sono specializzati nel periodo tra il 1993 e il 2007 non è stata garantita l’”adeguata remunerazione” sancita dalla Direttiva 93/16/CE. In tale periodo i medici specializzandi hanno ricevuto la borsa di studio di cui al D.lgs. 257/91 – “bloccata” al valore del 1992 – senza l’applicazione del meccanismo di adeguamento previsto dall’art. 6 del D.lgs. 257/91.

 

Il principio comunitario dell’”adeguata remunerazione” doveva essere garantito in Italia mediante un meccanismo di adeguamento delle borse di studio, comprendente la sua indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita nella misura del tasso programmato di inflazione e la sua rideterminazione triennale in funzione perequativa in funzione del miglioramento stipendiale tabellare minimo previsto dalla contrattazione collettiva relativa al personale medico neoassunto dipendente dal SSN. Tale meccanismo di adeguamento è stato utilizzato solo per l’anno 1992 e da allora l’emolumento è rimasto bloccato fino al 2006. La Corte milanese si è rifatta alla recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sez. Lav., 29/10/2012 n. 18562 la quale ha rilevato che la parte di meccanismo di adeguamento relativo alla rideterminazione triennale è rimasto pienamente in vigore nel periodo tra il 1994 e il 2007.  Il Legislatore ha sospeso dal 94 al 2006, con varie leggi giustificate della tutela del bilancio pubblico, il meccanismo di indicizzazione annuale per l’adeguamento al costo della vita. Incredibilmente però il Legislatore “si è dimenticato” di emettere qualsiasi provvedimento “sospensivo” sulla parte di meccanismo di adeguamento inerente la rideterminazione triennale.

In altre parole i medici specializzandi, nel periodo tra il 94 e il 2006, avrebbero dovuto ricevere una borsa di studio il cui valore doveva essere ogni tre anni riparametrata rispetto alla contrattazione collettiva del personale medico dipendente del SSN, così da agganciare la remunerazione degli specializzandi agli incrementi contrattuali conseguiti dal personale medico dipendente anche per evidenti ragioni di parità di trattamento rispetto ad analoghe mansioni svolte.

C. App. Milano, Sez. Lavoro 24 luglio 2013, n. 4832.

Il MIUR ci ripensa ecco il nuovo decreto su Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura

test_numero_chiuso-300x164.jpgIl caos percentili. Un bonus maturità che nessuno riesce neanche al calcolare ed un ricorso al T.A.R. Ecco cosa arriva sul tavolo del neo Ministro Carrozza ed ecco gli scenari del nuovo Decreto. Si cambiano le norme del predecessore Profumo….ma non troppo. Rimane il bonus di maturità, cambia il metodo di calcolo. Le sperequazioni sembrano persistere tutte ed il Ministero ne è consapevole. Si spostano le date e si torna a settembre. 

Le ragioni del reviremant di Viale Trastevere sono tante.

La prima, probabilmente la più forte, è la polemica sul bonus di maturità. Una sperequazione sotto gli occhi di tutti che aveva fatto gridare allo scandalo la CRUI, gli studenti, le loro famiglie e persino i quotidiani nazionali. Salvo Intravaia su Repubblica aveva fornito un quadro così tanto paradossale degli effetti del vecchi decreto da far impallidire  anche i più convinti sostenitori del bonus Profumo.

Non cambia granchè per la verità giacchè è proprio il comunicato stampa del Ministero a confessare che “il nuovo Decreto ministeriale punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità, ma non può intervenire in radice (ad esempio sul cosiddetto bonus maturità), in quanto vincolati dall’attuazione del decreto legislativo 14 gennaio 2008 n.21, i cui principi non possono essere modificati da un decreto ministeriale”.

“Per questo motivo”, continua il comunicato “iil Ministro Carrozza ha deciso di insediare contestualmente una commissione che, alla luce della prima esperienza applicativa, formuli delle proposte operative, anche con modifiche alla normativa primaria e secondaria, al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato e che sia in grado di valorizzare le potenzialità dei candidati”.

Tra questi saggi, tuttavia, non vi è nessun matematico ma spiccanoo ordinari di medicina, veterinaria, architettura e, una vera chicca, un associato di Malattie infettive degli animali domestici. Nessuno dubita sulle competenze nelle rispettive materie dei saggi ma non pare che queste competenze siano quelle giuste per risolvere le sperequazioni di un sistema che da oltre un decennio dimostra falle sempre più evidenti.

La seconda è un vero e proprio autogol del Ministero. Le domande inserite non potevano modificarsi neanche in caso di errore commesso prima della scadenza originaria (7 giugno alle ore 15). Chi sbagliava doveva tenersi la domanda così come inserita anche con una sola opzione di sede. Da qui parte un ricorso al T.A.R. Lazio e l’accoglimento del Presidente della Sezione III.

In punto di fumus, i dedotti motivi sembrano dotati di apprezzabile valutazione, apparendo illogica e non proporzionata la previsione del bando nella parte in cui esclude tale possibilità, quando ancora non sono scaduti, come nella specie, i termini perentori di presentazione delle domande“. Il rischio era il caos giacchè tutti coloro che avevano errato avrebbero avuto la possibilità di ricorrere in futuro in ipotesi di ammissione in una delle sedi non inserite.

Ed ecco che arriva il rinvio e la riapertura delle iscrizioni che accontenta anche gli studenti dell’anno di maturità ingiustamente penalizzati.

Il nuovo dcreto segue la linea del T.A.R. “le preferenze sono irrevocabili e non integrabili successivamente alle ore 15.00 del 18 luglio 2013. Farà in ogni caso fede l’ultima “conferma definitiva” espressa da l candidato entro tali termini”.

Ecco tutte le (ri)novità in pillole.

Graduatoria unica nazionale. Dopo che il Consiglio di Stato aveva rimesso la questione alla Corte Costituzionale ed il T.A.R. Lazio aveva bocciato la scelta del MIUR di sperimentare le graduatorie aggregate anzichè l’opzione per un’unica graduatoria nazionale, il MIUR corre ai ripari e sceglie la via indicata dal Giudice amministrativo. I concorrenti che ad esempio partecipano al concorso per l’ammissione ai corsi di laurea per l’accesso a Medicina e Odontoiatria possono scegliere di spendere il loro punteggio per entrambi i corsi di laurea indicando la preferenza in via prioritaria per l’uno o l’altro C.D.L.

Tale scelta avviene obbligatoriamente al momento dell’iscrizione alla prova di ammissione (tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013).

Per quanto riguarda la scelta della sede, il MIUR segue ancora una volta la via tracciata dalla giurisprudenza degli ultimi anni. Dopo l’accoglimento di numerosi ricorsi riguardanti la tardiva scelta dell’opzione di sede, viene stabilito che la prima sede prescelta è quella dove si effettua il concorso.

Nessun vincitore, quindi, potrà ritrovarsi escluso sol perchè ha dimenticato di indicare la propria sede preferita.

Sempre all’atto dell’iscrizione al test, e quindi tra il 6 maggio ed il 7 giugno 2013, gli studenti dovranno indicare le “sedi per cui si intende concorrere”. L’attribuzione della sede avverrà nel medesimo senso dell’anno accademico precedente e cioè assegnando la sede prescelta sulla base del punteggio ottenuto e sino all’esaurimento dei posti in quel determinato Ateneo.

Ad esempio ove il candidato abbia partecipato al test presso la sede di Palermo (prima opzione automatica) ed abbia indicato come seconda scelta Messina, come terza Catania, poi Roma La Sapienza ed a seguire L’Aquila ed abbia totalizzato il punteggio di 70, otterrà l’ammissione nella sede (tra quelle prescelte) ove nessun altro candidato sia stato ammesso con tale punteggio.

E quindi ove a Palermo, Messina, Catania e Roma tutti gli ammessi abbiano almeno 71 di punteggio, il candidato otterrà l’ammissione a L’Aquila ove ipotizziamo che l’ultimo ammesso avrà totalizzato 68 punti.

Ove invece anche a Messina si dovesse ottenere l’ammissione con, ad esempio 69 punti, a L’Aquila verrà preferita la scelta su Messina indicata in via prioritaria.

Grazie a tale sistema di preferenza, ove il candidato abbia comunque indicato tutte le sedi disponibili dimostrando volontà a spostarsi rispetto alla propria prima scelta, in ipotesi di punteggio utile, otterrà l’ammissione.

Una volta ottenuta l’ammissione presso una delle opzioni potrà decidere se immatricolarsi o attendere che terminino gli scorrimenti presso le sedi indicate in via prioritaria. Ove si decida ad immatricolarsi (nel nostro esempio precedente a L’Aquila) le altre scelte anche se prioritarie verranno cancellate (in quel caso Messina).

Il nuovo test. Non più 80 domande ma 60. Non più due ore ma solo 1 ora e mezzo di tempo.

Dopo 13 anni, sotto i colpi dei ricorsi, cambia il test. Quasi azzerata la cultura generale che da 40 domande su 80 passa a 5 su 60. 25 saranno le domande di logica, 14 di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Questo per quanto riguarda il test più gettonato: quello per l’accesso a Medicina e Odontoiatria.

 

Su 60, quindi, 25 saranno le domande di logica. L’unica tra le 5 materie oggetto del test che NON si studia a scuola. Riteniamo seriamente in dubbio che tale scelta sia compatibile con le previsioni legislative in vigore.

Attribuzione del punteggio. Al test sarà attribuito il punteggio massimo di 90 punti. 1,5 punti per ogni risposta esatta e 0,40 in meno per ognuna errata. Zero punti in caso di risposta non data.

Ulteriori 10 punti verranno attribuiti sulla base della pregressa carriera scolastica. In totale, quindi, si potranno ottenere al massimo 100 punti.

I 10 punti verranno attribuiti a chi ha ottenuto un voto di maturità in anni precedenti pari almeno a 80/100 “e non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13“. Tali percentili verranno rese note sul sito del MIUR entro il 30 agosto 2013.

Per chi si diploma quest’anno, invece,”il punteggio viene attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di stato almeno pari a 80/100 e il cui voto sia non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13 secondo la seguente tabella:

Voto dell’esame di stato  non inferiore all’80esimo percentile e pari a:

Punteggio

100 e lode

10 punti

99-100

9 punti

97-98

8 punti

95-96

7 punti

93-94

6 punti

91-92

5 punti

89-90

4 punti

86-87-88

3 punti

83-84-85

2 punti

80-81-82

1 punto

 L’aumento delle risposte esatte a 1.5 punti e la riduzione a 60 delle domande, ha solo in parte diminuito l’impatto del voto di diploma giacchè bastano solo 7 domande esatte per riuscire a colmare il gap.

E’ chiaro che tale punteggio sarà comunque decisivo nella stragrande maggioranza dei casi.

Le disparità nella valutazione degli studenti nelle diverse province della Penisola potrebbe dare effetti aberranti. Sarebbe certamente da preferire una riforma che avesse agito in maniera strutturale  sulla programmazione degli accessi e non, esclusivamente, sul parametro della valutazione del diploma.

Nulla è previsto per i titoli di laurea vantati dai candidati e si prospetta, quindi, un pericoloso vuoto “regolamentare” sul punto che potrebbe essere foriero di contenzioso.

Per il calcolo dei percentili consigliamo questa lettura.

Il vademecum dei termini.

Dal 25 giugno al 28 luglio 2013 (ore 15.00): Iscrizione on line alla prova. Il perfezionamento dell’iscrizione avviene con il pagamento della tassa che ogni Ateneo stabilirà nei propri bandi.

All’atto dell’iscrizione on line è necessario inserire un valido indirizzo di posta elettronica e/o un numero di cellulare.

E’ questo il momento in cui indicare le sedi di preferenza per cui si intende concorrere. TALI PREFERENZE SONO IRREVOCABILI E LA PRIMA PREFERENZA E’ SEMPRE QUELLA IN CUI SI DECIDE DI SOSTENERE IL TEST.

Dal giorno successivo alla prova e per 6 giorni (ad esempio per Medicina e Odontoiatria dal 10 al 16 settembre) dovrà essere indicata nella propria area riservata il voto di maturità frattanto ottenuto. In mancanza di tale dato verrà attribuito il punteggio di ZERO.

Successivamente verrà percentualizzato il voto indicato sulla base di quanto chiarito in precedenza.

Dal 17 settembre in poi (prima Veterinaria ed in seguito gli altri Corsi di laurea) sarà possibile consultare il proprio voto nel test.

il 30 settembre verrà infine pubblicata la graduatoria nazionale di merito che tiene conto anche del voto di diploma.

Se il nominativo rientra tra i soggetti ASSEGNATI, grazie al proprio punteggio si è ottenuta l’ammissione nella PRIMA sede prescelta. Se, invece, il proprio nominativo è tra quelli PRENOTATI si può attendere prima di immatricolarsi o lo si può fare immediatamente perdendo però il diritto ad ottenere l’ammissione nelle altre sedi indicate in via prioritaria ma, al momento, sature.

D.M. 12 giugno 2013

D.M. 24 aprile 2013, n. 334

Avv. Santi Delia

TAR LAZIO: Ingroia….continui a restare ad Aosta..

rivcivile20131.jpgCon l’ordinanza n. 2060/2013, i Giudici della Sezione Prima Quater del TAR del Lazio hanno respinto l’istanza cautelare presentata dal magistrato contro la delibera del Csm che ha disposto il suo ricollocamento in ruolo all’Ufficio giudiziario di Aosta con funzioni di pm.

Sotto il profilo del periculum in mora, paventato in ricorso, il Collegio ha infatti ritenuto che il pregiudizio derivante dall’esecuzione della delibera impugnata “…non appare connotato da gravità ed irreparabilità, ove riferito al trasferimento del magistrato in una sede che sarebbe stata in ogni caso diversa rispetto a quella di provenienza.”

Peraltro, i motivi di ricorso formulati da Ingroia avverso la delibera del plenum del C.S.M. del 11.04.13 e del conseguente decreto ministeriale del 16 aprile 2013, non sono apparsi ai Giudici, “…allo stato, tali da far ritenere sussistenti con certezza i profili afferenti al fumus boni iuris, i quali potranno essere più compiutamente esaminati nella successiva fase di merito.”

Pertanto, a meno che non venga proposto appello al Consiglio di Stato, il dott. Ingroia, il quale ha preso servizio ad Aosta il 15 maggio scorso, in qualità di sostituto procuratore della Repubblica, al termine del periodo di ferie, del quale godrà fino al 20 giugno, attenderà alle sue funzioni fino all’udienza di merito.

Avv. Gisella Fazzi

TAR LAZIO, Sez. I Quater, 23 maggio 2013, n. 2060

Giudizio elettorale: il T.A.R. Catania riammette tutte le liste escluse alle amministrative di Taormina

teatro-greco.jpgI vizi contestati dalla Commissione elettorale non sono insanabili e quest’ultima avrebbe dovuto concedere un termine perentorio alle liste entro il quale provvedere alla sanatoria.

Il T.A.R. Catania riammette tutte le liste escluse dalla competizione elettorale amministrativa di Taormina accedendo ad una interpretazione delle norme assai garantista.

La Commissione circondariale aveva escluso il candidato sindaco e la collegata lista di candidati a Consigliere Comunale portanti i contrassegno “Patto Democratico” sul presupposto che “la dichiarazione di collegamento della lista dei candidati a consigliere comunale alla candidatura di Sindaco sottoscritta dal delegato di lista è priva di autenticazione in violazione dell’art. 21 del DPR 28/12/2000 n. 445″.

Secondo il T.A.R. il vizio non comporta l’esclusione ma apre la strada alla regolarizzazione.

E’ fondata, quindi, “la censura prospettata in ricorso di violazione dell’art. 18 c.2 del D.P.Reg. Sic. n. 3/1960 (a tenore del quale “Qualora all’atto di verifica dei documenti e delle dichiarazioni relativi alla presentazione della lista dovessero riscontrarsi vizi formali ovvero dovessero mancare documenti o dichiarazioni così come prescritti, la commissione elettorale circondariale assegna al presentatore un termine di ventiquattro ore per produrre quanto richiesto;..”).Ciò in quanto la competente commissione elettorale ha disposto la contestata esclusione, omettendo di assegnare il ristretto termine per la regolarizzazione, in presenza di un presunto vizio formale di autenticazione della firma del delegato di lista in seno al modello 5ter sottoscritto dalla signora Raineri Antonia, autorizzata all’autenticazione, in calce alla relativa dichiarazione di autenticazione delle firme dei ricorrenti”.

“La contestata irregolarità della autenticazione effettuata senza il completo rispetto delle forme prescritte dal DPR n.445/2000, anche ove esistente, non costituirebbe ex se vizio insanabile della stessa, al quale ricollegare le conseguenze eliminatorie qui contestate; ciò anche nella considerazione che, ove si volesse ritenere la insussistenza della autenticazione (e non solo un vizio formale della stessa), in applicazione della norma portata dall’art. 18 c.2 del DPReg Sic. 3/1060 sopra richiamata, avrebbe potuto e dovuto essere disposta la integrazione documentale nel termine di ventiquattro ore, non rientrando la fattispecie nell’ipotesi dei vizi insanabili ed in quanto tali non emendabili perché riconducibili a difetto assoluto dei requisiti, di condizioni o di situazioni che quel documento avrebbe dovuto rappresentare (in termini Tar Sicilia Palermo sent. n. 173 del 12/2/1998)”.

“La circostanza che non si versi in ipotesi di vizio insanabile è del resto confermata dal tenore letterale dell’art. 18 c.1 più volte citato, che stabilisce tassativamente i casi in cui la Commissione elettorale deve escludere i candidati o le liste per i vizi ivi specificati, tra i quali non è inclusa la irregolare presentazione della dichiarazione di collegamento”.

Il T.A.R., inoltre, si occupa dell’annosa e spesso ricorrente questione dell’autentica delle firme dei presentatori di lista in fogli separati.

 

Nel caso in esame “sono stati presentati  n. 12 fogli singoli mancanti di segni di congiunzione (tra l’altro privi di numerazione progressiva e con spazi non compilati né sbarrati) con l’indicazione “firme dei sottoscrittori” e riportanti il simbolo “Giardina Sindaco” privi di autentica ad eccezione dell’ultimo foglio che riporta l’autenticazione effettuata a norma dell’art. 21, comma 2, del D.P.R. 28.12.2000, n. 445, presumibilmente ascrivibile ad un consigliere comunale”; nella fattispecie in esame non si è fatto ricorso né alla raccolta delle firme dei presentatori della lista “cumulativamente in un unico atto” né all’utilizzo di atti separati secondo il modello allegato di cui all’allegato n. 1 ter della pubblicazione n. 3/2013 dell’Assessorato delle Autonomie locali e della Funzione Pubblica, bensì sono stati utilizzati fogli separati privi di qualsivoglia autenticazione”.

Secondo il T.A.R. erra la Commissione giacchè “tutte le firme sono contenute in fogli sui quali è ben evidente il simbolo di lista e ciò a garanzia della consapevolezza di ogni singolo sottoscrittore del sostegno a quella determinata lista (cfr. TAR Sicilia – Catania, sez. IV, 3 aprile 2009, n. 656 ). Inoltre, contrariamente da quanto affermato dalla commissione, sussiste, di fatto, un inequivocabile elemento di congiunzione tra tutti i fogli, costituito dalla indicazione numerica di tutti i sottoscrittori in essi contenuti da parte del soggetto autenticatore che espressamente dichiara di autenticare n. 220 firme“.

T.A.R. Catania, Sez. III, 21 maggio 2013, n. 1472

T.A.R. Catania, Sez. III, 21 maggio 2013, n. 1475

Avv. Santi Delia

Alla Plenaria il c.d. soccorso istruttorio e la possibilità per l’Amministrazione di prevedere clausole di gara più stringenti

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Portata interpretativa del principio di tassatività delle cause di esclusione e fondamento dell’interesse a ricorrere. Spinte sostanzialistiche in tema di partecipazione alle gare d’appalto e nel rapporto tra ricorso principale e ricorso incidentale escludente.

 

I giudici di Palazzo Spada, chiamati a decidere il ricorso in appello proposto da un’impresa esclusa da una selezione indetta dall’Autorità portuale di Napoli per l’assentimento in concessione di uno specchio acqueo nel Porto, affrontano due rilevanti questioni in materia di appalti pubblici, la prima relativa limiti entro i quali è possibile prevedere, in sede di bando, cause di esclusione ulteriori rispetto a quelle oggetto di specifica previsione legislativa e la questione strettamente connessa relativa al campo di applicazione, nelle procedure di gara, del c.d. soccorso istruttorio, la seconda in merito alla sussistenza o meno della legittimazione del soggetto escluso dalla gara per atto dell’Amministrazione (ovvero nel corso del giudizio, a seguito dell’accoglimento del ricorso incidentale) ad impugnare l’aggiudicazione disposta a favore del solo concorrente rimasto in gara, al fine di dimostrare che anche questo doveva essere escluso dalla gara e soddisfare in tal modo l’interesse strumentale alla eventuale ripetizione della procedura.

La decisione su entrambe le questioni viene rimessa all’Adunanza Plenaria ai sensi dell’art. 99 comma 3 cpa.

Per quanto concerne il primo profilo di diritto, i Giudici della Sesta sezione, a fronte di un orientamento giurisprudenziale tradizionale, formatosi nel regime anteriore all’entrata in vigore dell’art. 46, comma 1–bis, d.lgs. n. 163 del 2006 (introdotto dall’art. 4, comma 2, lett. d) del d.l. 11 maggio 2011, n. 70 convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106), che nega l’esistenza di un principio di tassatività delle cause di esclusione in materia di procedure ad evidenza pubblica, riconoscendo, quindi, alle stazioni appaltanti la possibilità di inserire nella legge di gara disposizioni che prevedano a pena di esclusione adempimenti ulteriori rispetto a quelli imposti dalla legge o dal regolamento, orientamento corroborato anche dalla tendenza da parte di alcuni giudici a fornire una lettura piuttosto restrittiva del c.d. dovere di soccorso istruttorio, ritengono più condivisibile quello contrapposto tendente a privilegiare, proprio attraverso l’invito alla regolarizzazione, il dato sostanziale su quello meramente formale in tutti in casi in cui non sia in discussione la sussistenza dei requisiti di partecipazione e la capacità tecnica ed economica dell’impresa.

Così il Collegio: “…si è affermato che l’art. 46, comma 1, d.lgs. n. 163 del 2006 consenta solo di completare o chiarire dichiarazioni o documenti già presentati, ma non di introdurre documenti nuovi, né tantomeno che la norma possa essere utilizzata per supplire alla violazione di adempimenti procedimentali o all’omessa allegazione dei documenti richiesti a pena di esclusione, consentendo al concorrente negligente la possibilità di completare la domanda di partecipazione successivamente al termine finale stabilito dal bando

Tuttavia, così opinando, “viene definitivamente rimessa alla discrezionalità della stazione appaltante la (auto)regolamentazione del soccorso istruttorio, atteso che la scelta discrezionale dell’Amministrazione – di inserire nel bando la previsione che un determinato adempimento formale o documentale è richiesto a pena di esclusione – consente all’Amministrazione di prescindere dall’onere di una preventiva interlocuzione e di escludere pertanto il concorrente sulla base della riscontrata carenza documentale, a prescindere anche da ogni verifica sulla valenza “sostanziale” della forma documentale omessa o mancante”.

A giustificazione della preferenza per l’orientamento “sostanzialistico”, il Collegio richiama l’art. 4, comma 2, lett. d) del d.l. 11 maggio 2011, n. 70, convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106, il quale, nella rubrica dell’articolo 46 del d.lgs. n. 163 del 2006, ha aggiunto l’inciso “tassatività delle cause di esclusione” e nel corpo dello stesso ha inserito il comma 1-bis.

Secondo i Giudici della Sesta Sezione, “da una lettura combinata dei due commi dell’art. 46 si ricava, infatti, la conclusione che l’esclusione dalla gara può essere disposta dall’Amministrazione solo in presenza di una delle fattispecie descritte nel comma 1-bis (incertezza assoluta sul contenuto o sulla provenienza dell’offerta, difetto di sottoscrizione o di altri elementi essenziali, violazione del principio segretezza delle offerte) o, comunque, in caso di violazione di norme di divieto o di mancato adempimento di obblighi aventi una precisa fonte legislativa o regolamentare

Si esclude, in tal modo, il potere della stazione appaltante di ampliare discrezionalmente la gamma degli adempimenti richiesti a pena di esclusione e, di conseguenza, viene meno il potere di autolimitare il campo di applicazione del dovere di soccorso istruttorio.

Sotto il profilo dell’applicabilità ratione temporis di tale disposizione, i Giudici ne affermano la portata non innovativa, bensì interpretativa, alla stregua della quale il principio di tassatività delle cause di esclusione codificato dal comma 1-bis dell’art. 46, stante altresì la sicura cogenza del principio del soccorso istruttorio, devono ritenersi sicuramente illegittime le clausole che “…mediante la specifica previsione della automatica sanzione espulsiva in presenza di omissioni documentali o formali, consentano all’Amministrazione di prescindere da qualsiasi forma di preventiva interlocuzione e di preventiva collaborazione con il privato concorrente

L’ulteriore profilo di diritto rimesso all’esame dell’Adunanza Plenaria è quello relativo alla questione concernente, nelle gare con due soli partecipanti, i rapporti tra ricorso principale e ricorso incidentale c.d. escludente (volto cioè a far valere l’illegittimità dell’ammissione alla gara del ricorrente principale) o, più in generale, la questione relativa alla permanenza della legittimazione a ricorrere del ricorrente principale una volta che nel corso del giudizio sia accertato (in accoglimento del ricorso incidentale) che questi abbia partecipato illegittimamente alla gara dalla quale doveva essere escluso, oppure, a seconda dei casi concreti che possono verificarsi, che sia legittimo il provvedimento di esclusione adottato nei suoi confronti dalla stazione appaltante e che, quindi, siano infondati i motivi di ricorso dallo stesso proposti avverso tale atto di esclusione.

La questione si pone laddove, come nella fattispecie oggetto del giudizio in specie, il ricorso principale sia a sua volta escludente, sia cioè diretto a dimostrare che l’amministrazione avrebbe dovuto escludere dalla gara anche l’aggiudicatario.

Nella disamina di tale questione, i Giudici della Sesta Sezione si collocano in aperta critica con la sentenza dell’Adunanza Plenaria 7 aprile 2011 n°4, la quale, nel decidere un caso analogo, ha già affermato il principio della priorità logica delle questioni relative alla legittimità dell’ammissione alla gara del ricorrente principale sulle questioni relative alla legittimità della partecipazione alla gara dell’aggiudicatario e della conseguente improcedibilità del ricorso principale per il sopravvenuto difetto di legittimazione a ricorrere, ovvero della inammissibilità dei motivi di ricorso relativi alla mancata esclusione dell’aggiudicatario nell’ipotesi di infondatezza dei motivi avverso l’esclusione dalla gara.

In altri termini, secondo l’A.P., la legittimazione al ricorso non si acquisisce con la semplice domanda di partecipazione o con l’ammissione alla gara, ma con l’ammissione legittima, ragion per cui il concorrente ammesso illegittimamente perde la legittimazione nel momento in cui viene annullato l’atto infraprocedimentale di ammissione.

Il Collegio mostra condividere le perplessità suscitate dalle superiori affermazioni in ampia parte della giurisprudenza e della dottrina, (Corte di Cassazione Sezioni Unite sentenza 21 giugno 2012 n. 10294, TAR Piemonte Sez. II, ordinanza 9 febbraio 2012, Consiglio di Stato V Sez. ordinanza 15 aprile 2013, n. 5104) rilevando che far dipendere l’ammissibilità o la procedibilità del ricorso principale dalla circostanza che la partecipazione alla gara del ricorrente principale sia “legittima” rischia di limitare fortemente, fino ad escluderla del tutto, la possibilità di tutela in sede giurisdizionale del c.d. interesse strumentale, ovvero dell’interesse del ricorrente principale ad ottenere, mediante l’estromissione dell’aggiudicatario (in ipotesi anch’egli illegittimamente ammesso), la ripetizione della gara.

In tali fattispecie, a fronte di una perfetta identità sostanziale tra due posizioni perfettamente speculari, se pur “contra legem”, l’applicazione dei principi espressi dall’A. P. determina una differenzazione sul piano processuale perché si impedisce al ricorrente principale di far valere, a suo favore, l’illegittima ammissione dell’aggiudicatario, che, viceversa, di quella “speculare” illegittimità può beneficiare ai fini di “bloccare” l’esame nel merito del ricorso principale, in palese violazione del principio costituzionale di parità delle parti all’interno del processo.

Appare preferibile al Collegio che “nei casi in cui accade questo, laddove, cioè, a seconda del ricorso che si esamina per primo muta l’esito del giudizio, il principio di parità delle parti e di imparzialità del giudice impone una pronuncia su entrambi i ricorsi (principale e incidentale), e il loro contestuale accoglimento dovrebbe determinare l’esclusione di entrambe le imprese e la ripetizione della gara”.

Strettamente connessa è la questione della legittimazione al ricorso, la quale, secondo la prospettazione dell’A.P. verrebbe ad essere provvisoria e secundum eventum litis, potendo venire meno a seconda, appunto, dell’esito del giudizio.

Il Collegio, viceversa, ritiene che, alla luce del recepimento da parte della dottrina e giurisprudenza di una nozione più marcatamente sostanziale del concetto di legittimazione al ricorso, “condizionare la sopravvivenza della titolarità di posizione di interesse a ricorrere (e, quindi, della legittimazione al ricorso) alla fondatezza del ricorso principale verso l’atto di esclusione o all’infondatezza di quello incidentale avverso l’atto di ammissione, finisce per contraddire appunto la tradizionale affermazione che vede nell’interesse una situazione giuridica a ‘soddisfazione non garantita’, che esiste anche se chi ne è titolare ha torto”.

In quest’ottica deve essere letta anche l’assenza di specifiche disposizioni innovative sul ricorso incidentale, nel codice del processo amministrativo, la quale evidenzia l’assoluta ‘neutralità’ del conditor iuris (e dunque anche dell’art. 76, comma 4) in ordine alla soluzione della questione riguardante i rapporti intercorrenti tra l’esame del ricorso incidentale e quello del ricorso principale.

Non è altresì condivisibile, sempre secondo il Collegio, l’affermazione contenuta nella sentenza 4/2011 secondo cui l’interesse di chi partecipa alla gara diventa normativamente qualificato solo in seguito al “positivo esito del sindacato sulla ritualità dell’ammissione del soggetto ricorrente alla procedura selettiva”, in quanto un interesse sostanziale riceve, infatti, di regola, la sua qualificazione normativa direttamente dalla legge, non dal provvedimento.

Piuttosto il concorrente alla gara, per il fatto stesso della partecipazione, diviene titolare di un interesse a ricorrere, in cui la pretesa sostanziale sottostante ha ad oggetto un bene della vita che si traduce nell’aggiudicazione o nella possibilità di conseguirla (anche all’esito della ripetizione della gara). L’eventualità che tale pretesa sostanziale possa essere infondata attiene al merito della pretesa, ma non esclude la titolarità di una posizione di interesse a ricorrere.

Si afferma, pertanto il principio che “l’interesse al legittimo svolgimento della procedura di gara, al rispetto delle regole della concorrenza, sia già di per sé un interesse normativamente qualificato, che si “soggettivizza” in capo al soggetto che partecipa alla gara”.

A questo punto, “ai Giudici l’ardua sentenza…”.

Avv. Gisella Fazzi

Cons. Stato, Sez. VI, 17 maggio 2013, ord. n. 2681*

* Rimette all’Adunanza Plenaria del CdS varie questioni concernenti l’applicabilità o meno del principio della tassatività delle cause di esclusione introdotto dal D.L. n. 70 del 2011 anche alle gare indette prima di quest’ultimo decreto e la possibilità o meno, nel caso di gara con due soli partecipanti, di ammettere la legittimazione ad impugnare l’aggiudicazione da parte della ditta esclusa, al fine di ottenere la riedizione della gara.

 

Gare a invito: non viola la concorrenza il Comune che invita solo le imprese del territorio

copj170.asp?f=9788815236074Un’impresa del settore adiva il T.A.R. Catania lamentando di non essere stata invitata ad una gara riguardante il suo settore di interesse nonostante presso quell’ambito territoriale svolgesse la sua attività.

Secondo il T.A.R. Catania “la lettera d’invito che regola la procedura ben può essere indirizzata a soggetti aventi sede legale nell’ambito comunale provinciale o regionale, in cui deve essere erogato il servizio, nella considerazione che la scelta operata, anche alla luce di quanto previsto dqall’art. 15 comma 2 L.reg. n. 4/1996, non costituisce violazione di principi costituzionali che impongono la massima partecipazione alle procedure di scelta del contraente da parte della Pubblica Amministrazione”.

Nel caso di specie, il Comune aveva indirizzato l’invito esclusivamente a soggetti con sede legale in un determinato Distretto “in considerazione della particolare natura del servizio da erogare che, connotato da uno stretto rapporto personale tra l’utente e l’operatore, con maggiore proficuità può essere svolto da soggetti incardinati nello stesso ambito territoriale dell’utente con il quale si condividono abitudini e conoscenze personali”.

Secondo il T.A.R. “il criterio di territorialità, con riferimento ad un intero distretto territoriale, adottato a monte in sede di scelta dei soggetti da invitare alla selezione de qua, per gli argomenti prima esposti, non si presenta, né illogico, né violativo dei richiamati principi costituzionali, non costituendo criterio di qualificazione soggettiva, ma espressione di scelte logiche e coerenti oltre che con i principi generali che disciplinano le selezioni operate dalla Pubblica Amministrazione, anche con le peculiari esigenze dell’utenza, il soddisfacimento delle quali qualifica come pubblico e prevalente l’interesse alla scelta dell’operatore più idoneo al delicato compito di assistenza di soggetti deboli per età o per patologie“.

T.A.R. Catania, Sez. III, 16 maggio 2013, n. 1400

Avv. Santi Delia