TAR PALERMO DICHIARATI INAMMISSIBILI I RICORSI

Il T.A.R. Palermo ha dichiarato inammissibili diversi ricorsi proposti da numerosi aspiranti studenti in Medicina per tardività della proposizione del ricorso straordinario.

Nei mesi scorsi avevamo parlato dei centinaia di ricorsi che erano stati proposti dopo la nota sentenza del Tar Palermo del 14 gennaio 2014, n. 121, con cui lo stesso T.A.R. Palermo accertava che la procedura di concorso cui avevano partecipato i ragazzi era affetta dal cd. “vizio dell’anonimato”.

Tale decisione era stata originata da un ricorso vincente di chi scrive, che ha indotto molti Avvocati ad inoltrare un ricorso straordinario per poi trasporlo al T.A.R.

Stiamo parlando in particolare del meccanismo previsto dall’art. 10 del D.P.R. n. 1199/1971 il quale, con riguardo al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, prevede la possibilità per Amministrazione e controinteressati, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione del ricorso, di richiedere, con atto notificato al ricorrente e all’organo che ha emanato l’atto impugnato, che il ricorso sia deciso in sede giurisdizionale.

È noto tra gli addetti ai lavori che il ricorso straordinario sia spesso utilizzato come rimedio per far fronte alla scadenza del termine di 60 giorni ormai spirato. Ai sensi del combinato disposto degli artt. 8 e 9 del D.P.R. 1199/1971 questo rimedio è infatti ammissibile avverso gli atti amministrativi definitivi “nel termine di centoventi giorni dalla data della notificazione o della comunicazione dell’atto impugnato o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza”.

Nei giorni scorsi il T.A.R è nuovamente tornato sul tema dichiarando, questa volta, inammissibili i ricorsi straordinari originariamente proposti.

Secondo il T.A.R. Palermo il ricorso è inammissibile perché nel termine di 120 giorni il ricorso non è stato notificato e da questi ricevuto ad almento un controinteressato. “Nel caso di specie, il ricorso straordinario è stato inviato al M.I.UR., che è l’organo che ha emanato la graduatoria impugnata, in data 28 gennaio 2014, e, quindi entro il termine prescritto di 120 giorni rispetto alla data di pubblicazione della graduatoria impugnata (30.09.2013). Quest’adempimento, che equivale al deposito e vale ad escludere, ai sensi del citato comma 2, la necessità di procedere pure alla notificazione del gravame all’autorità che ha emesso l’atto impugnato, doveva però essere accompagnato dalla “prova dell’eseguita notificazione” ad almeno uno dei controinteressati, mentre la parte ha allegato solo la prova dell’invio della raccomandata per la notificazione, invio avvenuto sempre in data 28 gennaio 2014 e poi perfezionatosi (quanto al controinteressato odierno opponente) il 29 gennaio 2014 (dunque oltre il centoventesimo giorno dall’adozione dell’atto impugnato)”.

In virtù di tale principio, quindi, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e tutte le altre questioni su cui poteva dibattersi sono state dichiarate assorbite.

Un altro interessante profilo, su cui per tale ragione la sentenza in commento non da risposta, riguarda i concreti risultati di un atto di trasposizione innanzi al T.A.R. in ipotesi di richiesta risarcitoria spiegata in ricorso.

Ci chiediamo, in altre parole, se la “nuova” struttura del ricorso straordinario consenta di ottenere i medesimi risultati rispetto alla classica azione giurisdizionale innanzi al T.A.R. e se, ove così non fosse, la trasposizione risultasse, de facto, inutiliter data.

A parere di chi scrive, essendo noto che l’opzione risarcitoria è inammissibile in sede straordinaria, l’obiettivo della trasposizione risulterebbe impossibile da raggiungere. Della stessa idea è la dottrina maggioritaria e la stessa giurisprudenza.

“L’orientamento espresso dalla consolidata giurisprudenza delle Sezioni consultive del Consiglio di Stato ritiene inammissibile l’azione diretta a conseguire il risarcimento del danno da lesione di interessi legittimi, esercitata in sede di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Ciò a causa della struttura impugnatoria del rimedio giustiziale, desunta dall’art. 8 del d.P.R. n. 1199/1971, secondo cui il ricorso straordinario è ammesso “contro atti amministrativi definitivi” e per soli “motivi di legittimità”.

Un orientamento contrario è rimasto minoritario e isolato.

Ne consegue che l’azione di annullamento, esperibile in sede straordinaria, dovrà essere eventualmente seguita da un’azione risarcitoria per il danno cagionato dal medesimo provvedimento, da proporre innanzi al giudice amministrativo ai sensi dell’art. 30 del c.p.a.. Il che reintroduce, solo per questo tipo di gravame, il criterio del così detto “doppio binario” (prima annullamento in sede straordinaria e poi risarcimento in sede giurisdizionale), del tutto espunto dal legislatore (con la l. n. 205/2000) in omaggio alle invocate esigenze di concentrazione, speditezza e non contraddittorietà dei provvedimenti decisori”(C. Volpe, Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, www.giustizia-amministrativa.it).

Il ricorso trasposto, infatti, a pena di inammissibilità, non potrebbe avere un contenuto diverso rispetto all’originario e le scelte accelleratorie potrebbero, quindi, rivelarsi frustrate.

Innanzi al termine decadenziale già spirato, quindi, velleità di recuperare il tempo perso potrebbero portare a soluzioni peggiori dell’inerzia iniziale stessa.

Alle dette problematiche si aggiunge il noto problema della competenza territoriale; difatti a nostro avviso con una graduatoria nazionale (quella del test d’ingresso) si rischia di vedersi eccepita la competenza territoriale per l’impugnazione di un atto generale.

TAR PALERMO DICHIARATI INAMMISSIBILI I RICORSIultima modifica: 2014-07-15T07:36:18+02:00da avvsantidelia
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