Ricorso straordinario e inammissibilità della trasposizione

Assistiamo da qualche tempo ad un “fenomeno giurisdizionale” dai contorni piuttosto incerti e che rischia di compromettere istanze e sacrosanti diritti di schiere di giovani studenti già alle prese con le peculiarità di un contenzioso caratterizzato dall’ammissione con riserva e con il rischio, sempre alle porte, di subire un appello che potrebbe decidere la loro espulsione dopo anni di studi.

Il fenomeno concerne in modo particolare alcuni contenziosi ove gli studenti lamentano e deducono che la procedura di concorso cui hanno partecipato sarebbe affetta dal cd. “vizio dell’anonimato” e pongono a fondamento, per chiedere la propria ammissione, la nota sentenza del Tar Palermo del 14 gennaio 2014, n. 121.

 Tale decisione, originata da un ricorso patrocinato da chi scrive, è stata la prima riguardante il test per l’ammissione a Medicina dell’a.a. 2013/2014 a livello nazionale e nessun altro ricorso, proposto nel termine decadenziale di 60 giorni, risulta essere già stato deciso dal medesimo T.A.R. e con il medesimo esito. Risultano, però, alcune decisioni, naturalmente dello stesso segno, adottate a seguito di trasposizione di ricorsi straordinari innanzi al medesimo T.A.R.

Stiamo parlando in particolare del meccanismo previsto dall’art. 10 del D.P.R. n. 1199/1971 il quale, con riguardo al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, prevede la possibilità per Amministrazione e controinteressati, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione del ricorso, di richiedere, con atto notificato al ricorrente e all’organo che ha emanato l’atto impugnato, che il ricorso sia deciso in sede giurisdizionale.

 È noto tra gli addetti ai lavori che il ricorso straordinario sia spesso utilizzato come rimedio per far fronte alla scadenza del termine di 60 giorni ormai spirato. Ai sensi del combinato disposto degli artt. 8 e 9 del D.P.R. 1199/1971 questo rimedio è infatti ammissibile avverso gli atti amministrativi definitivi “nel termine di centoventi giorni dalla data della notificazione o della comunicazione dell’atto impugnato o da quando l’interessato ne abbia avuto piena conoscenza”.

 

Nonostante il venir meno delle competenze delle Sezioni consultive circa gli oneri di rassegnazione di diverse categorie di pareri e la diminuzione dei tempi medi di attesa per la decisione dei ricorsi straordinari da parte dei cittadini, difficilmente l’esito giunge prima dei 18-24 mesi.

 

In aggiunta al rilievo sulla lunghezza dei tempi va inoltre considerato che l’istituto della sospensiva è notoriamente non utilizzato in sede consultiva essendo prevalente la prassi seguita dalla Sezione di assorbire l’istanza e decidere l’affare in uno al merito.

 

Ecco perché sorge spesso l’accattivante idea di pungolare una trasposizione al T.A.R. dove la trattazione della cautelare sarebbe certamente più celere. Ma chi può essere il destinatario di tale sollecitazione?

 

E’ possibile, in altre parole, bypassare la scadenza del termine di 60 giorni con tanta leggerezza, scegliendo i destinatari dell’azione giurisdizionale?

 

Tra i destinatari da poter sollecitare, non vi è certamente l’Amministrazione resistente che, a meno di particolarissime situazioni, ha sempre interesse acchè i propri affari vengano trattati in maniera molto diluita nel tempo giacchè non ha necessità e voglia che l’attuale assetto, da essa stessa deciso con i provvedimenti impugnati, sia rivoltato. L’interesse dell’Amministrazione ad una decisione più celere innanzi al T.A.R., tuttavia, potrebbe essere appetibile solo laddove fosse noto l’orientamento giurisprudenziale del T.A.R. da indicare quale competente e ove, ovviamente, tale orientamento fosse favorevole alla stessa Amministrazione. In tal caso, “attratta” dalla facile vittoria, anche l’Amministrazione potrebbe optare per la trasposizione.

 

E’ accaduto proprio a chi scrive innanzi al T.A.R. Trento. In quel caso, tuttavia, l’Amministrazione ha dovuto assistere ad un inaspettato revirement ed all’accoglimento delle tesi del ricorrente in sede giurisdizionale[1].

 

Quando tali presupposti non vi siano e, più in particolare, quando la posizione del T.A.R. sembri schierata nettamente a favore delle tesi del ricorrente che, magari apprendendola, ha deciso di agire tardivamente in sede straordinaria, l’unico soggetto “da invitare ad agire” è il controinteressato che, e su questo ci concentreremo, è un soggetto che spesso può essere individuato dallo stesso ricorrente.

 

Si pensi, ad esempio, a procedure concorsuali con molteplici vincitori ove il ricorrente lamenti violazioni generali della procedura che mirano al travolgimento della stessa. In tal caso, il controinteressato, potrebbe essere il primo e l’ultimo tra i vincitori e/o, secondo taluna giurisprudenza, anche qualcuno tra gli idonei.

 

Ove, tuttavia, la scelta di tali soggetti fosse totalmente rimessa alle scelte del ricorrente, si offrirebbe il fianco ad una gestione dei termini decadenziali dell’azione (quella dei 60 giorni superata e che ha dato origine alla scelta obbligatoria di agire in sede straordinaria) che mai, in dottrina e giurisprudenza, a quanto ci risulta, è stata abbandonata alle strategie del ricorrente.

 

Ecco perché, a parere di chi scrive, non è affatto consentito che tale rimedio traspositorio sia consentito ad uno qualsiasi dei controinteressati individuati dal ricorrente ma, al contrario, solo a coloro che la stessa Amministrazione ha indicato con tali qualità.

 

Tornando al nostro esempio della procedura concorsuale con una moltitudine di vincitori, quindi, i “veri” controinteressati non saranno certo i primi della graduatoria ma saranno gli ultimi e, più in particolare, quanto meno quelli in numero sufficiente a rimpinguare i posti dei pretendenti in sede giurisdizionale. Stante l’impossibilità per il ricorrente, dalla sola visione della graduatoria, di ricavare le generalità utili alla notifica del ricorso (non essendo, spesso, neanche la data di nascita o la residenza), dovrà essere quindi l’Amministrazione a trasmettere tali dati individuando, con tale atto, il novero dei controinteressati.

 

In giurisprudenza, invero, ci sono dei precedenti in analoghe situazioni che hanno valorizzato tale ratio. Il caso era quello del termine per il deposito del ricorso decorrente, come è noto, dal perfezionamento dell’ultima notifica. Che accade se il ricorrente non provvede al deposito nei 30 giorni decorrenti dalle notifiche ritualmente e opportunamente eseguite e vi provvede, invece, entro il medesimo termine ma con riguardo ad una notifica eseguita ad abundantiam?

 

“E’ noto che la giurisprudenza ha affermato che – in linea di principio – il concetto di ultima notificazione si riferisce alle notifiche necessarie ai fini dell’integrità del contraddittorio e non a quelle meramente facoltative o fatte dal ricorrente ad abundantiam, perché diversamente sarebbe in potere della parte prolungare a proprio arbitrio il termine per il deposito del ricorso; pertanto, una notifica non prescritta dalla legge è inidonea ad impedire la scadenza del termine di trenta giorni per il deposito del ricorso, che decorre dall’ultima notifica utile (cfr. p.es. Consiglio di Stato, sez. V, 23 novembre 2010, n. 8154)”(T.A.R. Lazio, Sez. II bis, n. 7071/11).

 

Per tornare al quesito che ci siamo posti all’inizio della nostra analisi, quindi, il T.A.R. preso atto della trasposizione richiesta da un soggetto controinteressato individuato dal ricorrente e non indicato, come tale, dall’Amministrazione, perchè ultimo degli ammessi in graduatoria al momento della richiesta, dovrebbe dichiarare inammissibile l’opposizione, con le conseguenze devastanti per i ricorrenti che, pur di agguantare immediatamente il risultato, rischiano di vedere per sempre svanire il proprio sogno di vittoria.

 

Un altro interessante profilo riguarda i concreti risultati di un atto di trasposizione innanzi al T.A.R. che ha già, come abbiamo indicato, alcuni e non trascurabili elementi di possibile inammissibilità, in ipotesi di richiesta risarcitoria spiegata in ricorso.

 

Ci chiediamo, in altre parole, se la “nuova” struttura del ricorso straordinario consenta di ottenere i medesimi risultati rispetto alla classica azione giurisdizionale innanzi al T.A.R. e se, ove così non fosse, la trasposizione risultasse, de facto, inutiliter data.

 

A parere di chi scrive, essendo noto che l’opzione risarcitoria è inammissibile in sede straordinaria, l’obiettivo della trasposizione risulterebbe impossibile da raggiungere. Della stessa idea è la dottrina maggioritaria e la stessa giurisprudenza.

 

“L’orientamento espresso dalla consolidata giurisprudenza delle Sezioni consultive del Consiglio di Stato ritiene inammissibile l’azione diretta a conseguire il risarcimento del danno da lesione di interessi legittimi, esercitata in sede di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Ciò a causa della struttura impugnatoria del rimedio giustiziale, desunta dall’art. 8 del d.P.R. n. 1199/1971, secondo cui il ricorso straordinario è ammesso “contro atti amministrativi definitivi” e per soli “motivi di legittimità”.

 

Un orientamento contrario è rimasto minoritario e isolato.

 

Ne consegue che l’azione di annullamento, esperibile in sede straordinaria, dovrà essere eventualmente seguita da un’azione risarcitoria per il danno cagionato dal medesimo provvedimento, da proporre innanzi al giudice amministrativo ai sensi dell’art. 30 del c.p.a.. Il che reintroduce, solo per questo tipo di gravame, il criterio del così detto “doppio binario” (prima annullamento in sede straordinaria e poi risarcimento in sede giurisdizionale), del tutto espunto dal legislatore (con la l. n. 205/2000) in omaggio alle invocate esigenze di concentrazione, speditezza e non contraddittorietà dei provvedimenti decisori”(C. Volpe, Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, www.giustizia-amministrativa.it).

 

Il ricorso trasposto, infatti, a pena di inammissibilità, non potrebbe avere un contenuto diverso rispetto all’originario e le scelte accelleratorie potrebbero, quindi, rivelarsi frustrate.

 

Innanzi al termine decadenziale già spirato, quindi, velleità di recuperare il tempo perso potrebbero portare a soluzioni peggiori dell’inerzia iniziale stessa.

Ricorso straordinario e inammissibilità della trasposizioneultima modifica: 2014-04-27T22:10:32+02:00da avvsantidelia
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