Diritto allo studio anche per i fuori corso: illegittimi i Regolamenti di Ateneo se più restrittivi del R.D. del 1933

fuori_corso.jpgGli Atenei, nonostante il riconoscimento della loro autonomia, non possono adottare dei Regolamenti didattici contenenti norme più rigide rispetto al R.D. R.D. 31 agosto 1933, n. 1592 (“Approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore”).

L’art. 149 del R.D. onerano agli studenti fuori corso che “non sostengano esami per otto anni consecutivi”, a “rinnovare l’iscrizione ai corsi e ripetere le prove già superate”. L’Ateneo di Palermo, invece, con il proprio Regolamento, ha limitato tale periodo “sabbatico” a soli 5 anni.

Secondo il T.A.R. illegittimamente.

I giudici siciliani, in punto di ammissibilità, chiariscono che “vertendosi in tema di tutela del diritto soggettivo allo studio, in materia (il servizio pubblico dell’istruzione) soggetta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. c), cod. proc. amm. (impugnazione di un provvedimento adottato dalla pubblica amministrazione in un procedimento amministrativo), è ammissibile la domanda di disapplicazione della norma regolamentare in tesi illegittima (per contrasto con la citata norma primaria) sulla base della quale è stato adottato il provvedimento impugnato”.

Anche nel merito la censura di violazione del citato all’art. 149, comma 2, R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, è ritenuta fondata, in quanto “Se è pur vero, infatti, che la legge n. 341 del 1990 (recante la riforma degli ordinamenti didattici universitari) sancisce il principio di autonomia didattica di ciascun ateneo (art. 11) e affida l’ordinamento degli studi dei corsi e delle attività formative ad un regolamento degli ordinamenti didattici, denominato «regolamento didattico di ateneo», è altrettanto vero che detta autonomia non può esorbitare dai principi generali fissati nell’ambito del regolamento attuativo” (Consiglio di Stato, sentenza 2 febbraio 2012, n. 590, resa in fattispecie fortemente affine a quella dedotta nel presente giudizio, ove l’ulteriore precisazione secondo cui le previsioni regolamentari che pongono decadenze “appaiono esorbitare sul piano oggettuale dalla pur riconosciuta autonomia universitaria, limitata alla libera modulazione dei corsi di studio e della didattica, nonché alla organizzazione della carriera degli studenti, senza tuttavia la possibilità di incidere, con previsioni decadenziali, sulle situazioni pregresse degli studenti iscritti ai corsi di vecchio ordinamento”.

Le previsioni, nel regolamento delle singole università, di ipotesi decadenziali ulteriori, maggiormente compressive del diritto allo studio, rispetto a quelle oggetto della normativa primaria statale, appaiono sfornite di adeguata base giuridica, ed anzi in contrasto con il principio di gerarchia delle fonti“.

T.A.R. Palermo, Sez. I 12 luglio 2012, n. 1527

Avv. Santi Delia


Diritto allo studio anche per i fuori corso: illegittimi i Regolamenti di Ateneo se più restrittivi del R.D. del 1933ultima modifica: 2012-07-13T13:57:15+02:00da avvsantidelia
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