Processo amministrativo: la ridicola favola dell’efficienza del processo e la sinteticità degli atti difensivi.

Il processo amministrativo è lento, macchinoso, poco efficiente e non risponde all’effettive esigenze di tutela di uno stato moderno? E’ tutta colpa degli avvocati, dei loro scritti difensivi e della loro incapacità di sintetizzare.

E’ questo, in estrema sintesi, che sembra emergere dalla legge di conversione del D.L. 90/2014 di riforma della pubblica amministrazione.

Qui si legge che “al fine di consentire lo spedito svolgimento del giudizio in coerenza con il principio di sinteticità di cui all’articolo 3, comma 2, le parti contengono le dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi nei termini stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, sentiti il Consiglio nazionale forense e l’Avvocato generale dello Stato, nonché le associazioni di categoria riconosciute degli avvocati amministrativisti. Con il medesimo decreto sono stabiliti i casi per i quali, per specifiche ragioni, può essere consentito superare i relativi limiti. Il medesimo decreto, nella fissazione dei limiti dimensionali del ricorso e degli atti difensivi, tiene conto del valore effettivo della controversia, della sua natura tecnica e del valore dei diversi interessi sostanzialmente perseguiti dalle parti. Dai suddetti limiti sono escluse le intestazioni e le altre indicazioni formali dell’atto. Il giudice è tenuto a esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei suddetti limiti; il mancato esame delle suddette questioni costituisce motivo di appello avverso la sentenza di primo grado e di revocazione della sentenza di appello”.

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TAR LAZIO: ecco le ordinanze cautelari sull’ammissione a Medicina sulla violazione dell’anonimato

In tanti, in questi giorni, si manifestano stupiti circa i numerosi accoglimenti del T.A.R. Lazio già in fase cautelare. La notizia è apparsa sulle prime pagine di tutti i maggiori quotidiani nazionali e Repubblica ha parlato di “uno schiaffo alle facoltà di Medicina di mezza Italia e al numero chiuso“.

Si è scritto, in particolare, che, per quanto ben motivate, si tratta di “mere” ordinanze cautelari che potrebbero essere ribaltate in sede di merito.

Ciò che non è noto ai più, tuttavia, è che nello stesso giorno (18 luglio 2014) e già qualche settimana prima (24 giugno 2014) della pronuncia delle ordinanze cautelari, il medesimo T.A.R. Lazio depositava, in fattispecie identica, una lunga, approfondita e dettagliata sentenza di merito con la quale, in accoglimento di uno dei ricorsi patrocinato dai medesimi legali, veniva decretata l’illegittimità del concorso dell’anno 2012/2013 per violazione dell’anonimato.


La sentenza. Così come chiarito in sentenza “a ciascuno dei candidati è stato assegnato un diverso e specifico codice a barre, riprodotto sulla scheda anagrafica e sul questionario somministrato a ciascuno di essi. Tale modus procedendi ha, a parere del Collegio, violato il principio dell’anonimato che deve presiedere allo svolgimento delle prove selettive, così come ai concorsi a pubblici impieghi. Essa, infatti, consentiva -anche in astratto- che dal codice a barre specifico e personale di ciascuno dei candidati, segnato sulla scheda anagrafica del medesimo, si potesse risalire al questionario del medesimo candidato, che riportava tale codice a barre.
Tanto basta a determinare l’illegittimità dei provvedimenti che predisponevano siffatta modalità di svolgimento delle prove, nonchè degli atti conseguenti, e ciò anche a prescindere dalla concreta dimostrazione che, in effetti, ciò abbia condotto alle possibili distorsioni segnalate in ricorso“.

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Avv. Santi Delia

TAR PALERMO DICHIARATI INAMMISSIBILI I RICORSI

Il T.A.R. Palermo ha dichiarato inammissibili diversi ricorsi proposti da numerosi aspiranti studenti in Medicina per tardività della proposizione del ricorso straordinario.

Nei mesi scorsi avevamo parlato dei centinaia di ricorsi che erano stati proposti dopo la nota sentenza del Tar Palermo del 14 gennaio 2014, n. 121, con cui lo stesso T.A.R. Palermo accertava che la procedura di concorso cui avevano partecipato i ragazzi era affetta dal cd. “vizio dell’anonimato”.

Tale decisione era stata originata da un ricorso vincente di chi scrive, che ha indotto molti Avvocati ad inoltrare un ricorso straordinario per poi trasporlo al T.A.R.

Stiamo parlando in particolare del meccanismo previsto dall’art. 10 del D.P.R. n. 1199/1971 il quale, con riguardo al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, prevede la possibilità per Amministrazione e controinteressati, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione del ricorso, di richiedere, con atto notificato al ricorrente e all’organo che ha emanato l’atto impugnato, che il ricorso sia deciso in sede giurisdizionale.

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Sospensione del concorso in magistratura: ecco cosa succederà.

Con l’ordinanza n. 2563 del 6 giugno 2014, emessa dalla sez. I° quater del T.A.R. Lazio, è stata disposta “la sospensione del decreto impugnato nella parte in cui fissa lo svolgimento delle prove scritte del concorso in tre giorni consecutivi, ordinando all’amministrazione resistente l’individuazione di una diversa articolazione temporale delle prove secondo le esigenze rappresentate dal ricorrente”.

Il provvedimento impugnato è il c.d. concorso in magistratura per oltre 20.000 partecipanti pronti a contendersi 365 scranni.

I fatti. Un aspirante magistrato della Repubblica affetto da disturbi fisici che richiedono delle cure particolari, contesta l’articolazione dello svolgimento delle prove scritte per il concorso in tre giorni consecutivi. Lamentando quindi la modulazione prevista nel bando di concorso ed adducendo a sostegno della sua tesi, oltre le ben note normative poste a tutela delle garanzie dei soggetti disabili o comunque affetti da particolari patologie, anche la mancanza di elementi di carattere normativo che impedirebbe il rigetto della pretesa avanzata, chiede al T.A.R. la sospensione del concorso.

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Numero chiuso: il Consiglio di Stato decreta che l’ammissione con riserva diventa definitiva se si superano tutti gli esami del primo anno

indexIl precedente. Nel 2012, con una storica pronuncia del T.A.R. L’Aquila, si decretava la definitiva ammissione di uno studente ammesso grazie alla “sospensiva”. Secondo i giudici amministrativi abruzzesi, essere riusciti ad ottenere l’ammissione al secondo anno non può che significare che lo studente aveva dimostrato di possedere quelle attitudini e qualità che il test di ammissione avrebbe dovuto certificare.

Si discorreva, in tale frangente, di stabilizzazione degli effetti giuridici scaturenti dall’accoglimento della sospensiva, individuando un intrinseco ed innovativo raccordo fra la detta misura cautelare ed il disposto dell’art. 4, comma 2 bis del d.l. 30 giugno 2005, n. 115 introdotto dalla legge di conversione 14 agosto 2005, n. 168, a tenore del quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela“.

La sanatoria, in altre parole, traeva la sua ragion d’essere da una situazione di fatto incontestabile, ovvero il superamento delle prove d’esame del primo anno, anche laddove ciò fosse stato consentito da un provvedimento giurisdizionale cautelare che avesse determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.

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Ricorso straordinario e inammissibilità della trasposizione

Assistiamo da qualche tempo ad un “fenomeno giurisdizionale” dai contorni piuttosto incerti e che rischia di compromettere istanze e sacrosanti diritti di schiere di giovani studenti già alle prese con le peculiarità di un contenzioso caratterizzato dall’ammissione con riserva e con il rischio, sempre alle porte, di subire un appello che potrebbe decidere la loro espulsione dopo anni di studi.

Il fenomeno concerne in modo particolare alcuni contenziosi ove gli studenti lamentano e deducono che la procedura di concorso cui hanno partecipato sarebbe affetta dal cd. “vizio dell’anonimato” e pongono a fondamento, per chiedere la propria ammissione, la nota sentenza del Tar Palermo del 14 gennaio 2014, n. 121.

 Tale decisione, originata da un ricorso patrocinato da chi scrive, è stata la prima riguardante il test per l’ammissione a Medicina dell’a.a. 2013/2014 a livello nazionale e nessun altro ricorso, proposto nel termine decadenziale di 60 giorni, risulta essere già stato deciso dal medesimo T.A.R. e con il medesimo esito. Risultano, però, alcune decisioni, naturalmente dello stesso segno, adottate a seguito di trasposizione di ricorsi straordinari innanzi al medesimo T.A.R.

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Medici ex condotti: illegittimo il licenziamento. Il Consiglio di Stato reintegra il lavoratore dopo 20 anni

Nel 1994 un medico ex condotto era stato dichiarato decaduto dal servizio dall’allora Azienda sanitaria locale per asserita incompatibilità a seguito della sopravvenienza normativa dell’articolo 4, comma 7, della legge n. 412/1991.

Il medico, a suo tempo, impugnava il provvedimento di decadenza dal rapporto di impiego ma il T.A.R. rigettava prima la domanda di sospensione e poi, anche nel merito, il ricorso.

Il Consiglio di Stato ribalta la decisione dei giudici di Via Flaminia e dichiara illegittimo il licenziamento a suo tempo comminato dall’Ente pubblico chiarendo che dalla mancata prestazione dell’opzione di scelta tra il regime a tempo definito e quello a tempo pieno non poteva derivare alcun definitivo mutamento dello status dei medici condotti che tali erano e tali dovevano permanere.

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Recruitment in corso

images?q=tbn:ANd9GcQY4fEeWkYqpNEBMC_JyexFQrfWTPUAvxUQJZZBPFnHRa11nXtnwQGli Avvocati Santi Delia, Rosario Cannata, Bernardo Campo e Luisa Costantino hanno avviato le selezioni di giovani praticanti per la sola sede di Messina.

La nostra idea della professione forense ci porta a voler curare con particolare attenzione la selezione e la valorizzazione di nuovi talenti.

I neolaureati effettueranno il periodo di pratica sotto la supervisione di diversi avvocati con specializzazioni in diritto amministrativo, civile e societario, del lavoro, penale e penale commerciale.

Il nostro profilo ideale è giovane, dinamico, continuamente aggiornato, pronto al sacrificio ed ai “turni di notte” con in mano una tazza di caffè alla ricerca di una nuova idea.

Particolare attenzione verrà riservata ai candidati che hanno maturato un’ottima carriera universitaria ed un’eventuale esperienza all’estero.

Chi fosse interessato a entrare nel nostro team può inviare il proprio CV all’indirizzo segreteria@avvocatosantidelia.it entro il 15 aprile 2014

Ammissione al T.F.A.: illegittimo il D.M. 249/10 nella parte in cui esclude i laureati prima del 1998

Il T.A.R. Lazio ha dichiarato la manifesta irragionevolezza del D.M. 249/10, del Bando di Ateneo di ammissione al T.F.A. e del presupposto DM n. 39/98, per contrasto all’art.11 delle disposizioni sulla legge in generale, nei confronti dei soggetti laureatisi precedentemente all’entrata in vigore del D.M. 39/98.

Il ricorrente, in possesso di Laurea in Scienze Statistiche conseguita nell’a.a.1995/96, subiva l’esclusione dalla procedura concorsuale per l’accesso al corso di T.F.A. per la classe A039 Geografia per mancanza di uno dei titoli abilitativi previsti dal DM 39/98 (laurea in geografia, economia e commercio e lettere o, in via transitoria, di qualsiasi laurea purchè conseguita entro l’a.a.1993/94 e nel piano di studi fossero compresi 2 corsi annuali o uno biennale di geografia).

Secondo il T.A.R. Lazio la censura dei legali “appare fondata, in quanto il DM n.39/98, nell’individuare i titoli di studio validi per l’ammissione ai concorsi a cattedre e i titoli di studio validi ai medesimi fini (solo) se conseguiti entro un determinato periodo, appare pregiudicare la posizione di chi si fosse laureato precedentemente, senza che a ciò corrisponda una reale esigenza di interesse pubblico, con riferimento alle classi di concorso (tra cui quella di geografia) per cui non è stato previsto un regime transitorio.

Tanto più che, nel caso specifico,il ricorrente – come richiesto dalla normativa vigente al momento in cui aveva intrapreso il proprio corso di studi- aveva inserito nel proprio piano di studi due corsi annuali di geografia, al fine di accedere alla classe di concorso A29 per l’insegnamento di geografia nelle scuole secondarie di secondo grado e, in virtù di ciò, dopo la laurea veniva inserito nell’elenco dei soggetti idonei allo svolgimento delle supplenze (c.d.terza fascia).

Pertanto, il ricorso merita accoglimento e, per l’effetto, vanno annullati, in parte qua, il DM 39/98, il D.R dell’Università di Firenze del 3 maggio 2012 n.30888 (art.2, “requisiti di ammissione”) e il conseguente decreto di esclusione del ricorrente dalla procedura di cui trattasi”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 19 dicembre 2012, n. 11077

T.A.R. Lazio: il superamento di tutte le prove di concorso sana l’ammissione con riserva

I ricorrenti erano stati esclusi all’esito della prova preselettiva a quiz ed avevano ricorso innanzi al T.A.R.

Il T.A.R. li aveva dapprima ammessi a sostenere la prova scritta dalla quale erano stati esclusi consentendogli così di sostenere anche l’esame orale.
Preso atto del superamento delle restanti prove i legali sostenevano la cessata materia del contendere giacchè il ricorrenti avevano dimostrato di possedere le capacità per l’ottenimento del titolo.

Il T.A.R. ha accolto proprio tale innovativa tesi.

“Ciò premesso in punto di fatto, come chiarito dalla sezione in altre analoghe occasioni “è immanente nell’ordinamento il principio generale, ispirato alla tutela dell’affidamento, della sanatoria legale dei casi di ammissione con riserva a procedure di tipo idoneativo, desumibile dall’art. 4, comma 2 bis del D.L. n. 115 del 2005, convertito alla legge n. 168/2005 (e da altre svariate leggi similari) secondo il quale ” Conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela” (cfr Tar Lazio Sezione III, 27 agosto 2013, n. 7963).

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