10/09/2011

Zone bianche e silenzio della P.A.: l'impercettibile discrimen tra vincoli conformativi ed espropriativi nella giurisprudenza del T.A.R. Catania

images?q=tbn:ANd9GcSVjzvQorcPZeS-G1WORp2qeYohWlt15ZVjHDYuICSlZYHESbfoN2gxWn8nLa ricorrente è proprietaria di un immobile che il PRG approvato nel 1969 destinava in parte a “sede stradale” ed in parte a “verde pubblico”. Ritenendo decaduti per decorso del termine i predetti vincoli a contenuto espropriativo, la ricorrente ha formulato al Comune istanza per ottenere una nuova destinazione urbanistica, suggerendo la classificazione come zona B in analogia con le circostanti aree.

Poiché tale domanda non è stata riscontrata dal Comune, la ricorrente ha proposto il ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. per ottenere: a) la declaratoria di illegittimità del silenzio/inadempimento; b) la condanna del Comune ad esitare l’istanza con provvedimento formale; c) l’accoglimento della proposta di zonizzazione concretamente formulata; d) la nomina di un Commissario ad acta per il caso di perdurante inerzia; e) la condanna del Comune a risarcire i danni da ritardata conclusione del procedimento, ex art. 2 bis L. 241/90.

Il T.A.R. esamina approfonditamente tutte le domande giungendo a conclusioni assai interessanti.

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22/07/2011

Il silenzio può essere attivato solo in ipotesi di sussistenza della Giurisdizione del G.A.

La fattispecie è assai peculiare.

Un cittadino, nonostante avesse subito l'esproprio del proprio terreno da parte di un Comune, si vedeva costretto a pagare ogni onere di legge derivante dalla (non più attuale) proprietà di tale cespite, stante il fatto che l'Ente espropriante non aveva ancora provveduto a curare "gli adempimenti di legge idonei ad attestare e garantire l’avvenuto acquisto alla proprietà comunale dell’area [oggetto di causa], fra cui le necessarie trascrizioni presso le Conservatorie dei Registri immobiliari ai fini della formalizzazione dell’avvenuto trasferimento della proprietà".

images?q=tbn:ANd9GcT3LPMR8oegM-Mwol_S8L-Jc977N-RY6QdWGAAMv1teGv59KVFmo0rW5Oz5vQA seguito dell'esproprio, peraltro, la parte del fondo non espropriata era rimasta interclusa senza che il Comune avesse provveduto "ad istituire un accesso pedonale e carrabile all’area residua di loro proprietà, risultata interclusa a seguito della attività del Comune, e all’istituzione del relativo diritto in capo ai ricorrenti" ed al fine di evitare eventuali responsabilità civili, penali ed amministrative, il ricorrente aveva dovuto provvedere al frazionamento per le cui spese chiedeva il rimborso.

Con quale rimedio può essere ordinato al Comune di provvedere ad ogni azione idonea ad eliminare l'empasse?

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11/07/2011

Melior de cinere surgo: ritorna l'art. 43

images?q=tbn:ANd9GcQxcoOIZQVipE88UznhftoG9Z9aIUzq9XkPMz1U7XjBwtx6snLtBgCom' è noto a tutti, la Corte costituzionale, con sentenza 8 ottobre 2010, n. 293, aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 43, D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327.

Con l'art. 34 della nuova manovra finanziaria (D.L. 6 luglio 2011, n. 98), ritorna l'art. 43 del T.U. delle Espropriazioni (per l'occasione ribattezzato art. 42 bis).

 

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07/07/2011

Il vuoto lasciato dall’art. 43 D.P.R n. 380/2001 viene colmato con l’utilizzo dell’istituto della specificazione

images?q=tbn:ANd9GcQxcoOIZQVipE88UznhftoG9Z9aIUzq9XkPMz1U7XjBwtx6snLtBgLa declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 43 D.P.R. n. 327/01, che aveva introdotto nel nostro ordinamento l’istituto dell’acquisizione sanante, ha fatto riemergere tutti i problemi legati all’individuazione del titolo attraverso il quale la p.a. acquista il bene oggetto dell’illegittima procedura ablatoria qualora esso sia stato irreversibilmente trasformato.

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12/06/2011

Incostituzionale il valore agricolo medio per gli espropri dei suoli non edificabili

images?q=tbn:ANd9GcRV6E5j-j199Q2Wo9zFmcyczwJDudBtOhe5I6t5cH5OVVkaemtHNel caso sottoposto alla Consulta, il terreno oggetto di esproprio non era edificabile.

Una volta accertata la non edificabilità del suolo, "il C.T.U. aveva applicato i criteri di liquidazione delle indennità stabiliti dagli artt. 16 e 20 della legge n. 865 del 1971, cui rinvia l’art. 5-bis, comma 4, del d.l. n. 333 del 1992 e, rilevato che il Comune ricadeva nella regione agraria n. 8 della Provincia X e che, nel 1985, in tale regione il valore agricolo medio di un terreno seminativo arborato era di lire 1.200 a mq., aveva determinato l’indennità di espropriazione spettante all’attrice" in poco più di un milione e 200 mila della vecchie lire.

La Corte d'appello di Napoli, chiamata a decidere unicamente della misura delle indennità di espropriazione e di occupazione spettanti, dubita della legittimità costituzionale dell’art. 5-bis «che, secondo il diritto vivente, sono tuttora in vigore esclusivamente con riguardo alle aree non aventi destinazione edilizia». Ad avviso della rimettente tali disposizioni, non suscettibili di un’interpretazione diversa da quella letterale, stabiliscono un criterio di determinazione dei suoli agricoli e dei suoli non edificabili del tutto disancorato dal loro effettivo valore di mercato.

In fattispecie analoga anche la Corte di appello di Lecce, ha sollevato questione di legittimità costituzionale del citato art. 5-bis, commi 3 e 4, del d.l. n. 333 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359 del 1992, nonché dell’art. 40, commi 1 e 2, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità – Testo A), in riferimento agli artt. 3 e 117 Cost.

La Corte si è occupata dello scrutinio di legittimità costituzionale riguardante la disciplina espropriativa dei suoli agricoli e di quelli non edificabili, ritenendo fondate le questioni sottoposte.

Dopo le sentenze nn. 348 e 349 del 2007 un'altra rivoluzione copernicana investe la materia espropriativa ed inimmaginabili nelle proporzioni saranno le ricadute sulle casse della P.A.

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05/06/2011

Sull'occupazione appropriativa la domanda è del G.A. solo se introdotta dopo la L.n. 205/00

 

images?q=tbn:ANd9GcQxcoOIZQVipE88UznhftoG9Z9aIUzq9XkPMz1U7XjBwtx6snLtBgLe Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato il loro consolidato orientamento chiarendo che, per effetto della intervenuta dichiarazione d'incostituzionalità del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 34, tutte le domande di risarcimento del danno da occupazione appropriativa proposte prima della entrata in vigore della legge n. 205/2000, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario (C. cass. 8204 del 2005, 13432 del 2006, 3042 del 2007 e 9321 del 2007).

Cass., Ss. Uu., 18 maggio 2011, n. 10871

Avv. Santi Delia

17/05/2011

Espropriazione per infrastrutture energetiche e partecipazione degli interessati: modalità di comunicazione del procedimento e conoscenza legale

Metanodotto.jpgIl caso sottoposto al Collegio milanese riguarda una procedura d’esproprio per la costruzione di una infrastruttura lineare energetica ai sensi dell’art. 52 bis D.P.R. n. 327/2001, che ha coinvolto circa 71 proprietari. Il ricorrente, con uno dei motivi di ricorso, ha dedotto l’illegittimità derivata del provvedimento definitivo per un vizio inerente la procedura di comunicazione del provvedimento con cui è stata dichiarata la p.u. dell’opera. La società resistente ha, invece, eccepito l’inammissibilità del ricorso per tardiva impugnazione della dichiarazione di pubblica utilità.

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31/03/2011

Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche - giurisdizione in materia di espropriazione per opere di pubblica utilità

In presenza di provvedimenti ablatori funzionali alla realizzazione  di un canale di smaltimento di acque provenienti da opere ferroviarie, la controversia appartiene alla giurisdizione del Tribunale delle acque pubbliche, ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. a) e b), r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775. A nulla vale, in contrario, che il canale di smaltimento in questione non possa qualificarsi come rientrante nella categoria delle “acque pubbliche”, perché privo della relativa classificazione formale, in quanto è la natura dell’opera oggetto dei provvedimenti impugnati ad attrarre la giurisdizione.

 T.A.R. Sicilia-Palermo, Sez. I, 31 marzo 2011, n. 592

Avv. Nazareno Pergolizzi

17/08/2010

Provvedimento di acquisizione sanante ex art. 43 T.U. Espropriazioni e silenzio.

E' possibile agire con il rimedio del silenzio ex art. 21 bis L. T.A.R. anche nel caso in cui la P.A. non provveda a determinarsi circa una richiesta dell'espropriato per l'emissione dell'atto di acquisizione e liquidazione del risarcimento dei danni (C.G.A., 25 gennaio 2010, n. 73 conferma T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. II, 17 ottobre 2008, n. 1871).

Clicca qui per scaricare la sentenza del  T.A.R. e del C.G.A.