Esami d’avvocato 2013: i giudizi delle sottocommissioni devono essere motivati

Esame-avvocato-2012Ennesima pronuncia dei giudici amministrativi sull’obbligo di motivazione nei giudizi espressi sugli elaborati redatti per l’esame d’abilitazione forense. In questo caso è il TAR Calabria, dopo un’identica pronuncia del TAR Brescia, a ribadire l’obbligo di motivazione in base a quanto stabilito nella recente riforma dell’ordinamento forense.

In particolare i giudici calabresi hanno affermato che con la riforma dell’ordinamento forense è stato pienamente recepito il principio di matrice comunitaria secondo cui l’accesso ad un professione regolamentata, come quella forense deve avvenire in condizioni chiare ed inequivocabili e quindi di assoluta trasparenza.

Ma per raggiungere questo scopo è necessario che il candidato, che in sede d’esame deve dimostrare la sua preparazione teorico pratica, venga reso edotto delle ragioni per le quali il suo bagaglio tecnico professionale non è stato ritenuto congruo per consentirne l’accesso alla professione.

Del resto, proprio in quest’ottica, prosegue la pronuncia del TAR, si inserisce il disposto dell’art. 46 co. 5, L. n. 247/2012 che “evidentemente per non rendere troppo gravoso il lavoro di correzione, prevede un obbligo di motivazione attenuato, in quanto non esige un vero e proprio giudizio analitico, ma richiede che il voto trovi giustificazione nelle annotazioni a margine degli elaborati (correzione parlante). In altri termini, l’aspirante avvocato deve essere messo in grado di comprendere quali passaggi delle proprie argomentazioni siano stati ritenuti adeguati e quali invece criticati o giudicati erronei.

I Giudici calabresi, quindi, concludono disponendo l’obbligo “dell’amministrazione di provvedere, nel rispetto dell’anonimato, alla motivata ripetizione della valutazione degli elaborati di parte ricorrente non aventi giudizio positivo”.

D’altra parte che la motivazione costituisca orma un elemento essenziale dei giudizi espressi sulle prove degli aspiranti avvocati rappresenta circostanza acquisita, tanto che  alcune sottocommissioni proprio quest’anno hanno motivato le valutazioni compiute sugli elaborati, come peraltro accaduto anche nelle scorse tornate, dove, però, non esisteva una disposizione legislativa che imponeva un obbligo cosi preciso.

 Non si capisce pertanto come sia stato possibile che anche quest’anno varie sottocommissioni, la maggior parte a dire il vero, abbiano “deciso” autonomamente di “disapplicare” una norma di legge, nata con l’intento di rendere l’esame d’abilitazione assolutamente trasparente, consentendo così al candidato di comprendere realmente le ragioni dell’insufficienza e, allo stesso tempo, dandogli la possibilità di “lavorare” adeguatamente sulle sue lacune per raggiungere quel livello di preparazione necessario per svolgere la professione forense.

Per ragioni assolutamente oscure tutto questo non viene compreso e, dimenticando la delicatissima funzione sociale che la professione forense è tenuta a svolgere, si preferisce mantenere un esame d’abilitazione che non riesce a valutare adeguatamente la preparazione di ciascun candidato.

Come sovente accade in Italia devono essere i Giudici a “ricordare” all’amministrazione, variamente intesa, l’applicazione delle norme di legge, anche quando queste, come nel caso dell’art. 46, co. 5 L. n. 247/2012, non lasciano spazio a margini interpretativi.

Avv. Santi Delia 

Avv. Rosario Cannata

dott. Alberto Pappalardo

 

 

 

 

Numero chiuso: il Consiglio di Stato decreta che l’ammissione con riserva diventa definitiva se si superano tutti gli esami del primo anno

indexIl precedente. Nel 2012, con una storica pronuncia del T.A.R. L’Aquila, si decretava la definitiva ammissione di uno studente ammesso grazie alla “sospensiva”. Secondo i giudici amministrativi abruzzesi, essere riusciti ad ottenere l’ammissione al secondo anno non può che significare che lo studente aveva dimostrato di possedere quelle attitudini e qualità che il test di ammissione avrebbe dovuto certificare.

Si discorreva, in tale frangente, di stabilizzazione degli effetti giuridici scaturenti dall’accoglimento della sospensiva, individuando un intrinseco ed innovativo raccordo fra la detta misura cautelare ed il disposto dell’art. 4, comma 2 bis del d.l. 30 giugno 2005, n. 115 introdotto dalla legge di conversione 14 agosto 2005, n. 168, a tenore del quale “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela“.

La sanatoria, in altre parole, traeva la sua ragion d’essere da una situazione di fatto incontestabile, ovvero il superamento delle prove d’esame del primo anno, anche laddove ciò fosse stato consentito da un provvedimento giurisdizionale cautelare che avesse determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.

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Causa di servizio dei militari: innovativa posizione del TAR Catania

Il T.A.R. Catania rompe il muro eretto dal Comitato di Verifica per le cause di servizio. Accolto il ricorso dell’Avvocato Delia.In maniera assai innovativa e coraggiosa il T.A.R. Catania afferma la sindacabilità del parere del Comitato di verifica per le cause di servizio dei militari ove sussista un difetto istruttorio che la parte sia riuscita a dimostrare in giudizio.

Secondo la III Sezione del TAR Catania le risultanze del Comitato non sono sindacabili a mezzo C.T.U.

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