Pubblicità degli Avvocati: ennesimo scontro tra CNF e AGCM. Sanzione (quasi) milionaria al CNF.

13 agosto 2012. Entro tale data gli Ordini dovevano adeguarsi ai nuovi principi di legge.

L’anno prima, così tuonava la C.G.E. “l’art. 24, n. 1, della direttiva 2006/123 deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale la quale vieti totalmente agli esercenti una professione regolamentata di effettuare atti di promozione commerciale diretta e ad personam dei propri servizi”.

Ci eravamo chiesti cosa cambierà, a questo punto, nel nostro sistema?

Agli occhi di un comune cittadino è, in effetti, cambiato poco. Nessun manifesto gigantesco nelle strade ad annunciare divorzi facili e, invero, poche proposte di sconti sul mercato legale.

Forse anche per questo, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato adottato un provvedimento col quale ha condannato il Consiglio Nazionale Forense al pagamento di una maxi sanzione amministrativa di 912.536,40 € per aver violato l’art. 101 TFUE. Secondo l’AGCM, il CNF avrebbe violato in più riprese la normativa comunitaria in materia di concorrenza attraverso l’adozione  di due decisioni volte a limitare l’autonomia dei professionisti in merito alla determinazione dei compensi: si tratta, in particolare, della circolare n. 22-C/2006 con la quale – surrettiziamente – veniva reintrodotta la vincolatività dei “minimi tariffari” sull’attività professionale degli avvocati, liberalizzata dall’art. 2 del decreto-legge n. 233/2006 (c.d. Decreto Bersani), e del parere n. 48/2012, volto a limitare l’impiego di un canale di diffusione delle informazioni con cui offrire le proprie prestazioni a potenziali clienti. I suddetti atti – a parere dell’ACGM – mal s’inseriscono in un contesto normativo volto ad una liberalizzazione dei servizi professionali di forte matrice europeista.

Il nodo della questione rimane, però, quello di capire se un avvocato può pubblicizzare le attività del proprio studio attraverso siti web terzi (nella specie il circuito in rete coisiddetto Amica card). Il legislatore, sin dalla c.d. “riforma Bersani”, ha autorizzato la pubblicità di servizi professionali con ogni mezzo, prevedendo espressamente la libertà di pubblicizzare l’attività professionale “pubblicamente con ogni mezzo informatico”. Di diverso avviso era – fino a qualche giorno fa (proprio con le nuove norme del codice deontologico) – il Consiglio, secondo il quale tale condotta era in contrasto con la normativa deontologica, giacché il ricorso a siti internet di terzi violava la mera attività pubblicitaria, poiché “il messaggio diffuso non si esaurisce nel fine promozionale, ma protende concretamente all’acquisizione del cliente”. In altre parole, se l’avvocato avesse pubblicizzato la propria attività non già attraverso un sito internet “proprio” (ipotesi astrattamente valutata come legittima dallo stesso Consiglio), bensì impiegando tale strumento per pubblicizzare i propri servizi professionali attraverso siti terzi, avrebbe commesso una violazione delle norme deontologiche sanzionabili dai competenti organi disciplinari. Il CNG ha, infatti, affermato che l’art 19 – integrato dall’art 60 del CDF – va interpretato nel senso che il divieto riguarda anche i tentativi di “raggiungere in via specificamente generalizzata il consumatore (cliente solo potenziale) tramite i suoi strumenti di accesso alla rete internet”.

Anche la recente riforma del codice deontologico (art. 35), conferma l’indirizzo disponendo che “l’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso”.Altro che “AMICACARD”, l’avvocato italiano non può utilizzare neanche facebook e twitter.

Chiamato a dare chiarimenti sulla questione, il CNF aveva affermato che  il parere non era vincolante e non mirava ad impedire la diffusione delle informazioni professionali, ma a censurare i contenuti e le modalità con cui vengono veicolate: “ciò che semplicemente rimane precluso è il ricorso ad intermediari remunerati per il procacciamento di clientela, anche se tale intermediazione avviene tramite piattaforme telematiche. La condotta antigiuridica consisterebbe nella spersonalizzazione del rapporto professionale, in quanto, il primo contatto non avverrebbe direttamente e personalmente, bensì attraverso l’intermediazione di un procacciatore o un terzo, il quale ne ricava un’utilità economica”.Il fine ultimo era quindi quello di  evitare, in primo luogo, che  la relazione fiduciaria tra professionista e cliente fosse turbata; in secondo luogo, che venisse stimolato “un fabbisogno di assistenza legale che potrebbe non  corrispondere alle reali necessità del cliente (si pensi, ad es., al caso del professionista che paghi un terzo per distribuire informazioni circa la propria attività di consulenza legale in un pronto soccorso).

Nella sostanza, però, il parere ha introdotto una restrizione della concorrenza tra i professionisti sottoposti alla vigilanza del CNF: secondo l’AGCM, infatti, appare chiaro che il CNF, essendo un organo chiamato a pronunciarsi disciplinarmente sulle condotte degli avvocati, ha l’effetto di inibire le iniziative dei professionisti i quali hanno un incentivo a non discostarsi dalle indicazioni deontologiche fornite dal CNF stesso. Pertanto, a detta dell’AGCM, il parere ha comportato una limitazione dell’impiego – da parte degli avvocati – di un importante canale messo a disposizione dalle nuove tecnologie per la diffusione dell’informazione circa la natura e la convenienza dei servizi professionali, offerta potenzialmente in grado di raggiungere un ampio numero di consumatori del territorio nazionale, in palese contrasto con quanto previsto dallo stesso legislatore.

Nelle more dell’annunciata impugnativa della sanzione da parte del CNF, sembra scongiurato il divieto per gli avvocati di usare il web, e in particolare i social network (siti web, per antonomasia, di terzi), per promuovere la propria attività professionale.

Dott. Giovanni Valenti

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Pubblicità degli Avvocati: ennesimo scontro tra CNF e AGCM. Sanzione (quasi) milionaria al CNF.ultima modifica: 2014-11-18T00:04:28+00:00da avvsantidelia
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